Tunisia: fallisce il dialogo della coalizione di governo sulla riforma economica

Pubblicato il 30 maggio 2018 alle 7:00 in Africa Tunisia

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La coalizione di governo tunisina non è riuscita a trovare un accordo su un nuovo piano di riforma economica, mandando a monte anche la discussione sul rimpasto di governo e sull’allontanamento del primo ministro Youssef Chahed, in carica dal 27 agosto 2016. Il mancato raggiungimento dell’intesa tra i partiti governativi sopraggiunge nel momento in cui il Fondo Monetario Internazionale si accinge a rivedere la prossima tranche di prestiti per la Tunisia, prevista per giugno 2018.

A partire dalla scorsa settimana, funzionari dei due maggiori partiti del Paese, Ennahdha e Nidaa Tounes, avevano concordato, insieme ad alcuni sindacati e datori di lavoro, di avviare un nuovo programma economico. Tuttavia, i colloqui si sono interrotti lunedì 28 maggio, senza che le parti riuscissero a elaborare un piano comune. Membri dell’Ennahdha hanno rifiutato la proposta, avanzata dai deputati del Nidaa Tounes, di destituire il primo ministro Chahed e procedere a un rimpasto generale del governo. “Non possiamo permettere che gli attuali ministri vengano sostituiti in un momento così delicato”, ha affermato il leader dell’Ennahda, Rachid Ghannoushi. “Il nostro partito è famoso per aver fatto diverse concessioni in passato, ma questa volta non possiamo farlo per l’interesse del Paese che ha bisogno di stabilità”, ha poi chiarito Ghannoushi.

Questo significa che Chahed resta ancora al potere, ma è dubbio quanto potere continuerà a esercitare dal momento che le parti non sono riuscite ad accordarsi su un modo per risolvere la crisi economica in Tunisia. Kamel Morjan, capo di un partito di governo minore, il Moubadara, ha dichiarato a tal proposito: “Si tratta di un grave fallimento per il Paese. Il governo ne uscirà indebolito e la scena politica si dividerà ulteriormente”.

Anche i precedenti primi ministri avevano tentato di risolvere la situazione economica in Tunisia, precipitata dal 2011. I disordini e gli attacchi dei gruppi armati hanno scoraggiato investitori e i turisti, aggravando le condizioni della popolazione e creando un elevato tasso di disoccupazione. L’inflazione annuale ha toccato il livello record del 7.7% ad aprile 2018, con la moneta tunisina caduta a picco e le importazioni alimentari sempre più costose. Chahed spinge per rinnovare le imprese statali in perdita, ma è ostacolato dal potente sindacato UGTT, che non condivide la sua politica. “Non siamo giunti a nessun accordo in merito al programma economico e non ci siamo impegnati a prendere nessuna decisione futura”, ha detto il leader dell’UGTT, Noureddine Taboubi, declinando ulteriori commenti.

Il Paese nordafricano è stato acclamato come l’unico successo democratico della Primavera Araba in quanto il regime autocratico dell’ex presidente Ben Ali è stato rovesciato, nel gennaio 2011, senza che si verificassero violenze o si instaurasse un ulteriore governo autoritario. Tuttavia, da quel momento non si sono ancora risolti i gravi problemi strutturali della Tunisia, tra cui l’alta inflazione e la disoccupazione, e i finanziatori internazionali come il Fondo Monetario Internazionale, che ha tenuto a galla il Paese, stanno diventando sempre più impazienti. Si prevede che nuove elezioni legislative e presidenziali si terranno nel 2019.

La Primavera Araba fu innescata dal gesto di un fruttivendolo tunisino, Mohamed Bouazizi, che il 17 dicembre 2010 si diede fuoco, in segno di protesta, dopo che la polizia aveva sequestrato la sua merce. Dieci giorni dopo, le proteste si diffusero anche nella capitale, Tunisi, dove alcuni giovani scesero per le strade della città per manifestare contro la disoccupazione, e vennero duramente respinti dalla polizia. In seguito al protrarsi dei disordini, nella sera del 13 gennaio venne imposto lo stato di emergenza, e successivamente venne dato l’annuncio che Ben Ali, dopo essere stato per 24 anni alla presidenza della Tunisia, aveva lasciato il Paese. Dopo la cacciata dell’ex leader si insediò un governo provvisorio, contro il quale continuarono le proteste. Infine, nel dicembre 2011, venne eletto presidente Moncef Marzouki.  L’attuale leader tunisino, Caid Essebsi, è stato eletto il 21 dicembre 2014.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Chiara Gentili

di Redazione

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