Libano: primo ministro designato Hariri in visita in Arabia Saudita

Pubblicato il 30 maggio 2018 alle 16:50 in Arabia Saudita Libano

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Il politico sunnita libanese, Saad Al-Hariri, si è recato in Arabia Saudita a seguito della propria nomina come primo ministro designato del Paese. La visita è la seconda nel Regno dopo gli eventi dello scorso anno che avevano scatenato le preoccupazioni che il politico fosse detenuto contro la propria volontà.

Il 4 novembre 2017, Hariri, allora primo ministro, aveva annunciato le proprie dimissioni mentre si trovava in Arabia Saudita. In tale occasione aveva criticato l’Iran e l’alleanza del partito libanese Hezbollah con Teheran affermando, in diretta su un’emittente televisiva di Riad, di sospettare che ci fosse in atto una congiura per ucciderlo. Le autorità libanesi avevano accusato l’Arabia Saudita di tenere in ostaggio Hariri e di aver allontanato da Riad l’entourage politico del primo ministro libanese. Da parte loro, sia Hariri sia l’Arabia Saudita avevano negato che egli fosse trattenuto contro la propria volontà o che fosse stato costretto a dimettersi. Hariri aveva affermato che sarebbe tornato in Libano per presentare formalmente le sue dimissioni. Tuttavia, a seguito della mediazione francese, il premier aveva ritirato le dimissioni ed era rientrato nel proprio Paese. 

Dopo le elezioni libanesi del 6 maggio 2018, Hariri è stato nominato premier per un terzo mandato, durante la prima sessione della nuova legislatura, tenutasi il 24 maggio. A meno di una settimana dalla nomina, Hariri è partito verso Riad. “Hariri si è recato in Arabia Saudita per una visita che dovrebbe durare alcuni giorni”, ha annunciato il suo ufficio  il 29 maggio in una dichiarazione. Secondo quanto riportato dal The Middle East Eye, alcuni critici hanno sottolineato che tale visita arriva in un momento inusuale per un primo ministro designato.

Lunedì 28 maggio, il presidente francese Emmanuel Macron aveva confermato che, negli eventi dello scorso anno, Parigi era intervenuta per liberare Hariri e per aver scongiurato una crisi che, a duo avviso, avrebbe portato a una guerra civile in Libano. Il giorno seguente, il Ministero degli Esteri saudita ha definito i commenti di Macron “non veritieri”, aggiungendo che “tutte le prove confermano che a spingere il Libano e tutta la regione verso l’instabilità sia l’Iran e i suoi strumenti, come il gruppo armato terrorista di Hezbollah”.

Le relazioni del primo ministro libanese con Riad si sono inasprite a seguito della sospensione da parte dell’Arabia Saudita di un pacchetto di aiuti da 3 miliardi di dollari all’esercito libanese, il 19 febbraio 2016. Nel mese di ottobre dello stesso anno, Hariri aveva quindi stretto un accordo politico con Hezbollah, gruppo armato sciita vicino all’Iran. L’alleato di Hezbollah, Michel Aoun, è diventato presidente lo stesso anno e l’accordo tra la milizia sciita e Hariri ha favorito un suo ritorno alla premiership.

Il Movimento del Futuro, di cui Hariri è leader, ha perso più di un terzo dei voti, nelle ultime elezioni libanesi, ma rimane il più grande partito sunnita con 20 seggi. Secondo la condivisione confessionale del potere sancita dalla Costituzione libanese, il presidente del Parlamento deve essere un musulmano sciita, il presidente della Repubblica un cristiano maronita, il primo ministro un musulmano sunnita. Il premier Hariri dovrà quindi dialogare con Hezbollah, che insieme ai suoi alleati ha conquistato almeno 70 dei 128 seggi parlamentari nelle elezioni del 6 maggio. 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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