Israele-Gaza: ancora proteste e violenze, accordato un cessate il fuoco

Pubblicato il 30 maggio 2018 alle 14:00 in Israele Palestina

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I gruppi armati di Gaza hanno concordato un cessate il fuoco con Israele, mercoledì 30 maggio, dopo che durante la notte, raid aerei avevano colpito diverse postazioni di Hamas e della Jihad islamica nella Striscia di Gaza. La notizia è stata resa nota dai militanti di Hamas e, secondo quanto riportato da Al-Jazeera English, al momento non si sono verificati ulteriori scontri.

Il governo israeliano non ha ancora rilasciato commenti sulla tregua, ma il vice capo di Hamas a Gaza, Khalil al-Hayya, ha dichiarato che, se Israele non attaccherà, non lo faranno neanche i gruppi armati palestinesi. “Numerosi mediatori sono intervenuti nelle ultime ore ed è stato raggiunto un accordo per ripristinare al cessate il fuoco a Gaza”, ha affermato Hayya. La notizia è stata confermata da un account Twitter affiliato ad Hamas, che ha annunciato l’accettazione dell’accordo sul cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, fintanto che “la potenza occupante” farà lo stesso.

Il corrispondente di Al-Jazeera da Gaza, Bernard Smith, ha riferito che alcuni funzionari della sicurezza egiziana hanno supportato le negoziazioni con Israele, a seguito che questo aveva annunciato “misure di rappresaglia più severe” contro la leadership dei gruppi armati palestinesi a Gaza. “La tregua è cominciata dopo che Israele ha trasmesso un messaggio agli egiziani, avvertendo che se i palestinesi non si fossero fermati, Israele avrebbe reagito in modo più forte e più duro contro la leadership di quei gruppi”, ha riferito Smith.

Il ministro israeliano dell’Intelligence, Israel Katz, ha eluso le domande sul fatto che Israele abbia acconsentito a un cessate il fuoco, ma ha dichiarato di non essere interessato a un’escalation, secondo quanto riporta l’emittente qatarina.

La tregua è arrivata a seguito di una serie di scontri tra l’esercito israeliano e i gruppi armati di Gaza, in un momento di alta tensione nella Striscia. In Israele, sabato 26 maggio, l’esercito nazionale aveva annunciato la morte di un soldato che, giovedì 24 maggio, era rimasto ferito durante un raid nei territori palestinesi della Cisgiordania. In tale occasione, i palestinesi avevano fatto cadere una lastra di pietra sulla sua testa da un palazzo. Centinaia di cittadini israeliani hanno presenziato al funerale del soldato, che si è tenuto a Gerusalemme domenica 27 maggio. Lo stesso giorno, l’esercito israeliano aveva inoltre confermato di aver attaccato un avamposto di osservazione con un carro armato, uccidendo 3 membri del movimento militante palestinese per il Jihad Islamico nella Striscia di Gaza. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Reuters, il gruppo palestinese aveva promesso di vendicarsi.

Inoltre, martedì 29 maggio, alcuni militanti palestinesi hanno sparato più di 25 colpi di mortaio dalla Striscia di Gaza verso Israele. L’attacco ha creato il panico nelle città e nei villaggi israeliani al confine con Gaza, dove le sirene d’allarme hanno cominciato a suonare dal mattino, spingendo i residenti verso i rifugi. Tuttavia, non ci sono state vittime. A seguito di tale attacco, l’esercito israeliano ha dichiarato di aver lanciato 70 razzi e bombe di mortai contro alcuni obiettivi appartenenti a gruppi di resistenza palestinesi.

Sempre il 29 maggio, alcuni manifestanti palestinesi di Gaza hanno annunciato che avrebbero lanciato nuove manifestazioni. Infatti, nella stessa mattinata, una piccola flotta di palestinesi ha tentato di salpare da Gaza, per dirigersi verso Cipro, tentando di infrengere il blocco marittimo israeliano sulla Striscia, in segno di protesta contro l’isolamento vissuto nella Striscia di Gaza. La marina israeliana ha intercettato, fermato e sequestrato le imbarcazioni palestinesi, secondo quanto hanno dichiarato gli organizzatori. “Le forze israeliane ci hanno intercettato e circondato”, ha detto Salah Abdul Atti all’Agency France Press, che ha poi aggiunto che, durante tali operazioni, le comunicazioni con le imbarcazioni si sono interrotte per più di 30 minuti.

Gli scontri e le ostilità lungo la Striscia di Gaza hanno cominciato ad aggravarsi il 30 marzo, quando sono state annunciate le manifestazioni di massa palestinesi, note col nome di Marcia del Ritorno. Secondo Israele, tali proteste sarebbero mirate a violare apertamente il confine con il proprio territorio. Finora, nelle manifestazioni sono stati uccisi almeno 113 palestinesi a seguito di scontri a fuoco dell’esercito israeliano, mentre il numero totale dei feriti palestinesi di queste settimane ha superato i 10mila, con circa il 50% che richiede il ricovero in ospedale, secondo quanto riportato da The New Arab. Il picco delle violenze è stato raggiunto nella giornata del 14 maggio , data anche dell’apertura dell’ambasciata americana a Gerusalemme, quando l’utilizzo di armi da fuoco sui manifestanti ha provocato più di 60 vittime palestinesi al confine tra Gaza e Israele. 

Per quanto riguarda la fazione israeliana, fatto salvo per il soldato morto il 26 maggio in Cisgiordania, non sono state registrate vittime, tuttavia il governo ha lamentato severi danni alle fattorie presenti sulla sua parte del confine, causati da aquiloni trasportatori di ordigni esplosivi fatti volare sopra Gaza.

A seguito di tali eventi, Israele è stato accusato di utilizzo ingiustificato della forza letale dal rappresentante Onu per il Medio Oriente, Nikolai Mladenov, in una sessione straordinaria del Consiglio di Sicurezza sugli accadimenti di Gaza, tenutasi il 15 maggio. Durante tale incontro, numerosi membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu avevano richiesto un’indagine indipendente sulle violenze.

Tuttavia, l’ambasciatrice americana presso le Nazioni Unite, Nikki Haley, aveva addossato le responsabilità delle violenze del 14 maggio agli estremisti di Hamas e aveva smentito qualsiasi connessione tra le violenze a Gaza e l’inaugurazione dell’ambasciata americana a Gerusalemme. Dal canto suo, Israele ha affermato che i propri soldati stavano difendendo i confini e ha accusato a sua volta i militanti di Hamas di aver tentato un attacco contro Israele, mascherandolo dietro le proteste.

Occorre ricordare che in seguito alla vittoria di Hamas nella Striscia di Gaza, dal giugno 2007, Israele ha imposto un blocco terrestre, navale e aereo su tale territorio. Più di 2 milioni di palestinesi vivono all’interno del territorio, in una situazione che si è fatta sempre più problematica a causa degli ultimi scontri. L’enorme quantità di feriti ha messo in difficolta le strutture ospedaliere nella Striscia di Gaza, secondo quanto riporta The New Arab. È necessario menzionare che, anche prima degli eventi del 14 maggio, il sistema sanitario di Gaza, basato su 13 ospedali pubblici e 14 cliniche gestite da ONG, era debole e viveva una persistente carenza di farmaci e forniture chirurgiche legate al blocco imposto sulla Striscia di Gaza da Israele. Inoltre, a Gaza l’elettricità è assicurata per un numero limitato di ore al giorno e le riserve di carburante sono estremamente ristrette.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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