Afghanistan: Italia donerà 1 milione di euro all’IOM per assistere il rimpatrio dei migranti

Pubblicato il 30 maggio 2018 alle 9:50 in Afghanistan Immigrazione

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Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale donerà 1 milione di euro all’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), per supportare l’assistenza umanitaria nelle province afghane di Herat e Nimroz, al confine con l’Iran.

Secondo le stime dell’IOM, nel corso dei cinque mesi passati, più di 285.000 migranti afghani senza documenti sono rientrati dall’Iran. Si tratta di una cifra molto superiore rispetto ai 150.000 rimpatri effettuati nello stesso periodo del 2017. Nei mesi di aprile e maggio, in particolare, è stata registrata l’affluenza più alta, con circa 20.000 rimpatri ogni settimana. Ad avviso dell’IOM, ciò sta accadendo soprattutto per la crisi economica che sta investendo l’Iran, contornata da proteste popolare, scoppiate dal 28 dicembre scorso. I motivi che hanno spinto i cittadini a manifestare sono la disoccupazione, che per i giovani è al 40%, l’inflazione e il saccheggio della ricchezza nazionale.

Accanto alla crisi economica in Iran, il numero di sfollati afghani sta aumentando per via della continua instabilità regionale. Nel 2017, circa 600.000 persone sono rientrate in territorio afghano dal Pakistan e altre 360.000 sono state costrette ad abbandonare le proprie case per fuggire dalle offensive die gruppi di militanti. Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Dopo essere stati abbattuti dagli americani, in seguito all’invasione del 2001 e all’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere un gruppo insurrezionale che compie numerose offensive per destabilizzare il Paese e riprendere il controllo del governo. Quasi 17 anni di invasione e più di 100 miliardi di dollari spesi non sono stati sufficienti a porre fine all’instabilità del Paese, che continua a subire la furia dei talebani e degli altri gruppi attivi nel Paese. Dal 2015, l’Afghanistan è minacciato anche dalle attività della Khorasan Province, la branca dell’ISIS attiva nell’area, che compie attacchi sistematici contro le comunità locali sciite. Secondo il Country Report on Terrorism del governo americano, nel 2016, l’Afghanistan è stato il secondo Paese del mondo per numero di attentati terroristici, con un totale di 1.340 attacchi che hanno causato la morte di 4.561 persone. 

Un report rilasciato dallo Special Inspector General for Afghanistan Reconstruction (SIGAR) riferisce che lo sforzo compiuto dalle forze americane per stabilizzare le aree devastate del Paese dalla guerra è per lo più fallito. In particolare, il documento sostiene che la maggior parte dei 4.7 miliardi di dollari investiti dal governo americano per stabilizzare le aree afghane liberate dai gruppi di militanti è stata sprecata, in quanto una parte dei soldi è stata dirottata dai funzionari corrotti, mentre un’altra parte è stata investita in progetti che non si sono rivelati all’altezza del costo pagato per realizzarli. Quanto affermato dallo SIGAR conferma ciò che era emerso dall’ultimo report del Pentagono relativo alla situazione in Afghanistan, secondo cui le forze americane avrebbero compiuto pochi progressi nel garantire la sicurezza dei cittadini afghani. Inoltre, politiche sbagliate e una pessima strategia nel Paese avrebbero comportato lo spreco di miliardi di dollari e la morte di più di 2.200 soldati americani. Occorre ricordare che, il 21 agosto 2017, il presidente Donald Trump ha annunciato la nuova strategia statunitense nella regione, volta ad eliminare definitivamente la minaccia terroristica dall’Afghanistan, al fine di stabilizzare il Paese. A tal fine, il 31 agosto 2017, il segretario della Difesa americano, James Mattis, ha ordinato l’invio di 4.000 ulteriori soldati statunitensi nel Paese asiatico, portando il numero delle truppe USA in Afghanistan a 15.000. Tale mossa è stata seguita dalla NATO che, tra l’8 e il 9 novembre 2017 a Bruxelles, la ha annunciato l’aumento delle proprie truppe nel Paese asiatico da 13.000 a 16.000. 

L’Italia partecipa alla missione della NATO in Afghanistan Resolute Support, iniziata dal primo gennaio 2015, in seguito alla conclusione della precedente missione ISAF, il 31 dicembre 2014. Per il 2018, secondo quanto approvato dalla Camera dei Deputati lo scorso 17 gennaio, le truppe italiane continueranno a essere presenti nel Paese asiatico con 900 militari, 148 mezzi terrestri e 8 mezzi aerei, per effettuare attività di formazione, consulenza e assistenza alle forze di difesa e di sicurezza afghane e alle istituzioni governative. I soldati sono suddivisi tra personale con sede a Kabul, e contingente militare italiano dislocato ad Herat presso il TAAC-W. Oltre a offrire supporto militare, l’Italia è attiva in Afghanistan anche sul piano dell’assistenza umanitaria. Il 21 luglio 2017, il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, ha reso noto che l’Italia avrebbe destinato alle autorità di Kabul un finanziamento dal valore di 2 milioni di euro per garantire la fornitura di generi umanitari a famiglie vulnerabili nel nord del Paese, e attività di medicina ostetrica di urgenza in favore delle donne rifugiate e sfollate.

L’ambasciatore italiano in Afghanistan, Roberto Cantone, ha spiegato che “molti migranti che rientrano nel Paese dall’Iran sono estremamente poveri e necessitano protezione, assistenza umanitaria e supporto per essere reintegrarti”. Alcune ricerche finanziate dall’European Civil Protection and Humanitarian Aid Operations (ECHO) rivelano che sia gli sfollati sia i rimpatriati vanno incontro a grandi difficoltà, non riuscendo a procurarsi le risorse necessarie al sostentamento delle proprie famiglie.

L’IOM è presente in Afghanistan, in prossimità dei confini con l’Iran, dal 2007 e opera in diversi centri di transito per effettuare i processi di screening e identificazione. Fornisce inoltre assistenza umanitaria agli individui più vulnerabili, tra cui donne e bambini non accompagnati, gestendo anche i casi medici di emergenza. L’organizzazione ha stimato che almeno il 30% dei rimpatriati necessitano supporto ma, a causa dei fondi limitati, solo il 7% di loro sta ricevendo aiuto. Al fine di migliorare la gestione della situazione, l’IOM utilizzerà la donazione italiana per costruire un nuovo centro di transito nel sud-est della provincia di Nimroz, dove il suo personale sta collaborando con l’Afghan Directorate for Refugees and Reparation, ed altri partner come la UN Refugee Agency (UNHCR) e l’UNICEF. I fondi italiano serviranno altresì a creare un servizio di supporto psicologico ad Herat per assistere almeno 200 migranti.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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