Afghanistan: 50 leader talebani uccisi da un raid aereo

Pubblicato il 30 maggio 2018 alle 16:10 in Afghanistan USA e Canada

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Sono almeno 50 i leader talebani uccisi da un raid aereo nella provincia meridionale di Halmand, in Afghanistan, il 24 maggio, secondo quanto riportato da alcuni ufficiali militari statunitensi.

L’attacco è avvenuto durante un incontro di alcuni comandanti talebani nel distretto di Musa Qala, dove si trova una delle più importanti basi dei militanti usata per pianificare attacchi contro le forze di sicurezza afghane.

Martin O’Donnell, il portavoce della coalizione statunitense in Afghanistan, ha dichiarato che il sistema missilistico usato è conosciuto come High Mobility Artillery Rocket System (HIMARS). Tale sistema permette di lanciare missili guidati da un sistema GPS per distruggere posizioni di comando e controllo.

I talebani hanno smentito la dichiarazione statunitense, descrivendola come propagandistica, e hanno affermato che l’attacco avrebbe colpito due case civili a Musa Qala, uccidendo 5 civili e ferendone 3. Il portavoce dei talebani, Qari Yousaf Ahmadi, ha dichiarato che la zona colpita è un’area residenziale priva di connessioni con i talebani. Un ulteriore numero non specificato di talebani sono stati uccisi da incursioni aeree americane negli ultimi 10 giorni.

Lo scopo del raid aereo, secondo O’Donnell, era quello di contrastare le operazioni dei militanti afghani le quali, tuttavia, non sono ancora state interrotte definitivamente. Ad avviso del portavoce statunitense, dato l’alto numero di leader uccisi, l’impatto dell’offensiva avrà conseguenze anche al di fuori dalla provincia di Helmand. Il portavoce ha poi definito il raid “un esempio di come i militari statunitensi stanno assumendo un ruolo più attivo nel Paese”, grazie all’autorità acquisita grazie alla nuova strategia regionale ideata dall’amministrazione Trump, inaugurata lo scorso 21 agosto. Ulteriori dettagli sull’operazione del 24 maggio stanno continuando ad emergere mentre i disordini persistono in altre parti del Paese, dove i talebani, il 25 aprile, hanno lanciato l’annuale offensiva di primavera.

Negli ultimi mesi, gli Stati Uniti hanno cercato di portare talebani ai negoziati di pace aumentando la pressione militare. Tuttavia, un gruppo appartenente alla sorveglianza governativa statunitense sostiene che la nuova strategia non stia portando progressi contro i militanti, ma continua a fomentare la situazione di forte instabilità che va avanti da 17 anni.

Un rapporto consegnato al Congresso da alcuni ispettori generali del Pentagono, dal Dipartimento di Stato e dall’Agenzia Statunitense per lo Sviluppo Internazionale (USAID), solleva dubbi riguardo alla strategia dell’amministrazione Trump. Secondo quest’ultimo, mandare nuovi consiglieri militari per collaborare con le forze afghane in prima linea aumenterà il rischio di vittime civili, attacchi interni, vittime statunitensi e violenza in generale.

Gli Stati Uniti hanno attualmente 15.000 truppe di supporto in Afghanistan che forniscono diverse forme di assistenza, per lo più militare. Negli ultimi 16 anni, gli USA hanno perso più di 2000 uomini e hanno speso più di 120 miliardi di dollari per rimettere in piedi il Paese. In questo arco di tempo, il regime dei talebani è stato smantellato e sostituito da un governo eletto. Mentre gli ufficiali militari rimangono ottimisti riguardo all’esito degli scontri, il governo afghano si confronta con numerose critiche sull’inabilità di combattere la corruzione, mantenere ordine e sicurezza, alleviare le crescenti tensioni etniche e stimolare lo sviluppo economico.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

di Redazione

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