Yemen: due soldati sauditi uccisi al confine

Pubblicato il 29 maggio 2018 alle 6:30 in Arabia Saudita Yemen

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Due soldati sauditi sono stati uccisi in uno scontro con i ribelli Houthi dello Yemen, avvenuto a seguito di un attacco con droni su un aeroporto nel sud dell’Arabia Saudita.

I soldati sauditi sono state uccisi “durante la loro attività al confine meridionale” sabato 26 maggio, secondo quanto ha riferito l’agenzia di stampa ufficiale Saudi Press Agency, che non ha fornito ulteriori dettagli.

In tale data, le difese aeree saudite hanno intercettato e distrutto un drone dei ribelli sciiti Houthi diretto contro l’aeroporto internazionale di Abha, nel sud dell’Arabia Saudita. La notizia è stata annunciata dal colonnello Turki Al-Maleki, il portavoce della coalizione saudita. I sauditi hanno effettuato un esame dei detriti del drone che risulterebbe fabbricato in Iran, secondo quanto affermato dal colonello Al-Maleki. Riad accusa il suo rivale regionale Teheran di fornire missili balistici ai ribelli yemeniti, un’accusa che l’Iran nega.

Lo Yemen è dilaniato dalla guerra civile dal 19 marzo 2015. Nel conflitto si contrappongono le due fazioni che rivendicano la legittimità del potere. Da un lato, gli Houthi, un gruppo sciita, dall’altro le forze del governo del presidente Rabbo Mansour Hadi, deposto con un colpo di stato il 22 gennaio 2015, ma tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale.

La situazione del Paese è resa ancora più complessa dall’intervento delle forze straniere. La coalizione araba, guidata dall’Arabia Saudita, che comprende Emirati Arabi Uniti, Egitto, Kuwait, Sudan e Bahrein, è intervenuta nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, a sostegno del presidente Hadi. Da parte sua, l’Iran sostiene gli Houthi, inviando segretamente armi al gruppo. Sia la coalizione araba, sia l’Iran, mirano a stabilire il proprio controllo nel Paese e temono che la fazione avversa stabilisca la propria presenza nel territorio, determinando così l’influenza sciita o sunnita nella regione.

In questo contesto, il 7 maggio, infatti, la coalizione araba aveva bombardato il quartiere Al-Tahrir, nel quale si trovano il Ministero dell’Interno, il Ministero della Difesa e le sedi dei leader del Supremo consiglio politico degli Houthi, causando la morte di 6 civili e il ferimento di altre 30 persone. Il giorno precedente, il 6 maggio, le forze della Difesa saudita avevano intercettato due missili balistici, lanciati dai ribelli yemeniti sempre contro la città di Najran.

L’episodio più grave per l’Arabia Saudita si era verificato nella notte tra il 24 e il 25 marzo, quando i ribelli yemeniti avevano lanciato 7 razzi contro il Regno, causando la morte di una persona. Il 28 aprile, Riad aveva intercettato 4 missili balistici, sparati dal territorio dello Yemen contro la città di Jizan. L’attacco era stato condotto poche ore dopo che un raid della coalizione aveva colpito la città yemenita di Sana’a, causando la morte di almeno 40 ribelli.

Il clima sembrava essersi disteso in seguito all’inizio del Ramadan. Nella serata del 16 maggio, mentre tutti i musulmani del mondo festeggiavano l’arrivo del mese sacro, il governo dello Yemen aveva proposto ai ribelli Houthi uno scambio di prigionieri. Tuttavia, gli attacchi da parte degli Houti, in territorio saudita e nello Yemen stesso, non accennano a fermarsi.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.