L’esercito siriano è pronto all’offensiva nella Siria sud-occidentale

Pubblicato il 29 maggio 2018 alle 17:00 in Medio Oriente Siria

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L’esercito siriano fedele al presidente Bashar Al-Assad ha completato i preparativi per un’imminente offensiva contro i ribelli nella Siria sud-occidentale, secondo quanto ha dichiarato, il 29 maggio, un comandante della coalizione militare che sostiene il governo di Al-Assad. L’agenzia di stampa Reuters ha specificato che il comandante in questione, il quale non è di nazionalità siriana, ha preferito rimanere anonimo.  

Da parte sua, l’Osservatorio siriano per i diritti umani ha riferito che i ribelli nell’area di Deraa, nel sud-ovest della Siria, stanno rinforzando le loro posizioni in attesa dell’esercito siriano. Tali movimenti, secondo Reuters, indicherebbero l’esistenza di un piano governativo per colpire l’area vicina ai confini con Giordania e Israele. “L’esercito siriano dichiarerà battaglia ora che è diventato forte e capace”, ha dichiarato il comandante della coalizione. A tale proposito, il 26 maggio gli Stati Uniti hanno invitato le forze attive in Siria a evitare qualsiasi violazione del cessate il fuoco stabilito con la Russia nella zona.

Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha dichiarato il 28 maggio che solo le truppe del governo siriano dovrebbero essere presenti sul confine meridionale della Siria, al confine con Giordania e Israele. Lo stesso giorno, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha annunciato che incontrerà i leader tedeschi e francesi la prossima settimana per chiedere un sostegno contro la presenza dell’Iran in Siria.  La presenza di eserciti stranieri in questi territori si è rivelata estremamente problematica nelle ultime settimane. In tale area, infatti, nella notte tra il 9 e il 10 maggio, l’esercito israeliano ha colpito contemporaneamente più di 50 obiettivi iraniani in Siria, causando la morte di 23 persone, di cui 5 soldati governativi, fedeli al governo siriano, in risposta a un attacco lanciato da Teheran contro le alture del Golan occupato. Si è trattato di una delle più grandi operazioni israeliane da decenni, secondo quanto riferito dalle Forze di Difesa israeliane. 

Nell’area intorno a Damasco, invece, l’esercito governativo ha espulso il 20 maggio gli ultimi combattenti dell’ISIS dal distretto di al-Hajar al-Aswad, a sud della città. Tuttavia, alcune porzioni di territorio al confine con l’Iraq, la Turchia e la Giordania restano ancora al di fuori del controllo statale.

Gli scontri in Siria sudoccidentale sono stati contenuti dall’accordo del 10 settembre 2017, tra Russia, Stati Uniti e Giordania che ha determinato la creazione di una “zona di distensione”. A tale proposito, i tre Paesi firmatari hanno concordato di incontrarsi in quell’area, secondo quanto riferito dal vice ministro degli Esteri russo, Mikhail Bogdanov.

Le forze governative siriane e i loro alleati si stavano battendo per recuperare l’enclave a sud di Damasco sin dalla liberazione del territorio del Ghouta orientale, avvenuta il 12 aprile. L’assedio delle aree di Hajar Al-Aswad, Qadam e del campo profughi di Yarmuk, era iniziato il 17 aprile. Secondo Assad, nelle aree a sud di Damasco si sarebbero trovati sia i soldati dell’opposizione siriana sia i militanti di alcuni gruppi terroristici, tra i quali in primis lo Stato Islamico.  

La situazione in Siria rimane complessa e l’intervento di forze straniere è estremamente rilevante. Le forze governative siriane fanno affidamento sul sostegno del gruppo militante libanese Hezbollah e sulle milizie regionali organizzate dall’Iran, per condurre la guerra ai ribelli e ai militanti dello Stato islamico.

Dall’altra parte, l’esercito americano occupa una porzione della regione orientale e nord-orientale, controllata da gruppi curdi che sperano nell’autonomia dal governo di Damasco. L’amministrazione Trump ha annunciato il 18 maggio che ritirerà truppe e assistenza dalla Siria nord-occidentale, dominata da fazioni islamiste, e concentrerà i propri sforzi sulla ripresa e ricostruzione della regione nord-orientale, nelle aree dove le forze a guida statunitense hanno strappato territori allo Stato Islamico.

In questo territorio, specificamente nella provincia orientale della Siria, Deir Az Zor, nella giornata del 27 maggio, 4 militari russi e dozzine di combattenti ribelli sono stati uccisi durante una battaglia. I combattimenti sono scoppiati dopo che diversi gruppi armati hanno attaccato una postazione appartenente alle forze del governo siriano, secondo quanto riferito da agenzie di stampa russe, che citavano una dichiarazione del ministero della Difesa. Secondo la dichiarazione del Ministero della Difesa, citata dall’agenzia di stampa AFP, 92 soldati russi sono stati uccisi in Siria da quando la Russia è intervenuta nel conflitto siriano, il 30 settembre 2015.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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