Algeria: censurato il quotidiano francese Jeune Afrique

Pubblicato il 29 maggio 2018 alle 6:30 in Africa Algeria

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Le autorità algerine hanno vietato, con una decisione unilaterale, la pubblicazione della testata francese Jeune Afrique, dopo aver iniziato a ritirare il giornale dalle edicole del Paese già dal 23 aprile. Non è la prima volta che il quotidiano viene attaccato, avendo dovuto subire in passato diverse restrizioni ad alcuni dei suoi articoli. A dare notizia del blocco alle vendite è stata la stessa rivista che, con un comunicato sul suo sito, ha accusato il governo algerino di essersi reso responsabile di un grave attacco alla libertà di stampa nel Paese nord-africano. “L’assenza del giornale dalle edicole non è una nostra scelta, ma una decisione che ci è stata imposta dalle autorità di Algeri senza consultazione”, si legge sul sito di Jeune Afrique.

Il motivo della misura restrittiva risiederebbe, secondo la testimonianza di un consigliere del Ministero della Comunicazione rimasto anonimo, nell’intenzione di risparmiare in valuta estera e limitare le importazioni. “Non esiste alcuna censura contro Jeune Afrique. Il governo ha solo deciso di interrompere temporaneamente le importazioni della rivista francese, in seguito alla politica di austerità che è costretto a portare avanti a causa della crisi. Nessun settore può essere risparmiato. Si tratta di una misura temporanea che sarà revocata al momento opportuno”, ha rivelato la fonte.

Secondo quanto ha riportato The New Arab domenica 27 maggio, il Ministero delle Comunicazioni algerino aveva notificato al distributore della rivista in loco di interrompere l’importazione di Jeune Afrique già alla fine di marzo. Solo una quota di 350 copie, destinata a varie istituzioni, sarebbe ancora autorizzata per l’importazione.

In risposta alle ragioni del provvedimento, il giornale francese ha chiarito: “Non è privando gli algerini di quotidiani stranieri che il governo farà risparmi in valuta estera e ridurrà il suo deficit. È aberrante, obsoleto e soprattutto in contrasto con gli accordi che l’Algeria ha firmato con l’UE. Il diritto al libero flusso di informazioni deve essere garantito e protetto. Limitare, se non vietare, l’accesso all’informazione e alla cultura per problemi economici la dice lunga sulla gravità della situazione in termini di rispetto dei diritti umani fondamentali.”

Nel 2018, l’ONG Reporters Without Borders ha classificato l’Algeria al 136esimo posto su 180 in termini di libertà di stampa. Questa settimana, un blogger algerino è stato condannato a 10 anni di prigione dopo essere stato accusato di “fornire informazioni ad agenti di potenze straniere”.

Il 13 maggio, la rivista francese aveva pubblicato un’intervista molto discussa al ministro degli Esteri marocchino, Nasser Bourita. L’uomo aveva accusato l’Algeria di essere direttamente coinvolta nel supporto operativo all’Iran, ritenuto responsabile di fornire sostegno al Fronte Polisario, un movimento indipendentista attivo nel territorio conteso del Sahara Occidentale. Bourita aveva sostenuto che l’Algeria avesse offerto più volte le sedi fisiche necessarie agli incontri tra i membri del Fronte Polisario e del gruppo libanese Hezbollah, che, secondo Rabat, viene usato dall’Iran nel suo sostegno al movimento indipendentista. L’Algeria aveva allora convocato l’ambasciatore del re marocchino per rispondere delle accuse che la vedevano coinvolta nel presunto sostegno prestato da Teheran al movimento ribelle. Da parte loro, l’Iran ed Hezbollah hanno sempre smentito ogni sospetto di collaborazione con il Fronte Polisario.

Gli analisti ritengono che il sostegno dell’Algeria ai ribelli secessionisti del Sahara Occidentale, ex colonia spagnola fino al 1975, sarebbe il risultato di cattive relazioni intercorse tra i due Paesi nord-africani fin dalla conquista dell’indipendenza dalla Francia colonialista, avvenuta nel 1956 per il Marocco e nel 1962 per l’Algeria.

La disputa riguardo il Sahara Occidentale sarebbe anch’essa iniziata nel 1976, quando il Fronte Polisario dichiarò la nascita della Sahara Arab Democratic Republic (SADR), instaurando un governo in esilio in Algeria. In seguito intraprese una guerriglia per l’indipendenza fin quando, il 6 settembre 1991, venne dichiarato un cessate il fuoco, controllato dalla Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO). Attualmente, il Regno del Marocco sostiene che l’area del Sahara Occidentale, ricca di riserve di fosfato, faccia parte del proprio territorio. Il Fronte Polisario, invece, continua a battersi affinché venga indetto un referendum in cui i saharawi del Sahara Occidentale vengano chiamati a scegliere fra l’integrazione col Marocco e l’indipendenza. Al momento, il territorio conteso è diviso in diverse zone, alcune autonome, altre occupate dalle truppe marocchine.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Chiara Gentili

di Redazione

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