Libia: 14 gruppi di militanti si rifiutano di partecipare all’incontro di Parigi

Pubblicato il 28 maggio 2018 alle 15:45 in Africa Libia

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14 tra i più potenti gruppi di militanti attivi nella Libia occidentale hanno dichiarato, domenica 27 maggio, che non parteciperanno all’incontro di Parigi, in programma per il 29 maggio, specificando che l’iniziativa della Francia è da considerarsi un’interferenza negli affari nazionali libici. In una lettera destinata al Consiglio presidenziale, all’Alto Consiglio di Stato e alla Camera dei Rappresentanti, i 14 gruppi di miliziani, tra cui Fratelli Musulmani e alcune alee di al-Qaeda, hanno affermato che il governo di Parigi non li rappresenta e hanno esortato a intraprendere un dialogo esclusivamente interno tra le diverse fazioni che si fronteggiano nel Paese. “Rigettare le ingerenze straniere è l’unico modo per realizzare le vere aspirazioni della Libia e proteggere la sua sovranità e unità”, si legge nel comunicato scritto dalle milizie. La lettera condanna tutte le iniziative volte a ripristinare il regime militare in Libia e, incoraggiando la costituzione di uno Stato civile e democratico e una transizione pacifica del potere, afferma che la fine degli scontri deve essere la priorità del Paese.

L’incontro di Parigi è stato organizzato per permettere alle diverse fazioni libiche di accordarsi su un piano d’azione volto a risolvere le dispute e le problematiche del Paese prima delle elezioni che si terranno quest’anno, in data ancora da precisare, con la supervisione delle Nazioni Unite. All’incontro sono stati invitati il primo ministro del governo di Tripoli, Fayez al-Sarraj, il comandante della Libyan National Army (LNA) e uomo forte del governo di Tobruk, Khalifa Haftar, il presidente della Camera dei Rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh e infine il presidente dell’Alto Consiglio di Stato, Khaled Al-Mishri. Alla conferenza di Parigi parteciperanno anche rappresentanti di alcune organizzazioni internazionali e 19 Paesi stranieri, tra cui quelli che hanno grande influenza sul territorio libico, quali Egitto, Italia, Qatar, Turchia e gli Emirati Arabi Uniti.

L’Alto Consiglio di Stato libico ha accolto favorevolmente l’invito della Francia, ma, allo stesso tempo, ha espresso grande disappunto per la convocazione di figure rappresentanti di categorie militari, riferendosi in tal senso al comandante della LNA, Haftar, uno dei quattro maggiori esponenti libici invitati al meeting. Il presidente dell’Alto Consiglio, Khaled al-Mishri, ha dichiarato, domenica 27 maggio, che le fazioni militari non sono partiti politici e ha aggiunto che solo altre due persone oltre a lui sono legittimate a partecipare all’incontro in rappresentanza della Libia, ovvero Fayez al-Sarraj e Aguila Saleh. La lettera dei 14 gruppi di militanti ribelli è arrivata poco dopo le dichiarazioni di al-Mishri, chiarendo che è loro stessa intenzione rigettare la conferenza di Parigi.        

Il summit incoraggerà le parti ad avviare il più velocemente possibile i preparativi per le elezioni. La bozza di piano d’azione politico che sarà discussa durante l’incontro minaccia l’imposizione di sanzioni internazionali su chiunque impedisca l’accordo o metta in discussione il risultato delle elezioni. I precedenti tentativi di arrivare a un trattato di pace in Libia sono stati spesso mandati in fumo dalle divisioni interne fra i gruppi armati in competizione nel Paese e da alcuni Stati stranieri, che sostenevano diversi attori locali. Grazie all’aiuto del presidente francese, Emmanuel Macron, la Francia sta cercando di ottenere un ruolo importante nel persuadere le diverse fazioni della Libia a porre fine ai disordini, che hanno permesso ai militanti islamisti di diffondersi nell’area e ai trafficanti di migranti di prosperare.

La Libia versa, attualmente, in uno stato di forte instabilità. In seguito al rovesciamento di Gheddafi, avvenuto in seguito all’intervento della NATO, a ottobre del 2011, il Paese non è mai riuscito ad effettuare una transizione democratica. Attualmente in Libia sono presenti due governi: il primo, che è stato creato dall’Onu con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015 ed è appoggiato dall’Italia, si è insediato a Tripoli il 30 marzo 2016, con a capo il premier Fayez Serraj. Il secondo, con sede a Tobruk e con a capo il generale Khalifa Haftar, è sostenuto da Russia ed Egitto.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Chiara Gentili

di Redazione

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