La Russia auspica un ritiro delle forze straniere nel sud della Siria

Pubblicato il 28 maggio 2018 alle 17:10 in Russia Siria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha dichiarato il 28 maggio che solo le truppe del governo siriano dovrebbero essere presenti sul confine meridionale della Siria, al confine con Giordania e Israele.

“Certo, il ritiro di tutte le forze non-siriane deve essere effettuato su base reciproca” ha specificato Lavrov in una conferenza stampa congiunta a Mosca con Jose Condungua Pacheco, ministro degli Esteri del Mozambico.

La Russia auspica di arrivare presto ad una “situazione in cui i rappresentanti dell’esercito della Repubblica araba siriana siano i soli al confine tra la Siria e Israele”.

L’Osservatorio siriano per i diritti umani ha riportato che nel sud del Paese ci sono stati movimenti dell’esercito siriano, fedele al presidente Bashar Al-Assad. Inoltre alcuni media statali siriani hanno riferito che, nelle zone rimaste in mano alle forze d’opposizione al regime siriano, sono stati distribuiti una serie di volantini che esortano i ribelli ad accettare il governo di Al-Assad. Secondo quanto riportato da Al-Arabiya English, questi eventi potrebbero essere il preludio di un attacco da parte dell’esercito di Al-Assad.

La dichiarazione del ministro degli Esteri russo riporta l’attenzione sulla zona meridionale della Siria, dove i ribelli detengono ancora una porzione di terre al confine con Israele e con la Giordania. La presenza di eserciti stranieri in questi territori si è rivelata estremamente problematica nelle ultime settimane. In tale area, infatti, nella notte tra il 9 e il 10 maggio, l’esercito israeliano ha colpito contemporaneamente più di 50 obiettivi iraniani in Siria, causando la morte di 23 persone, di cui 5 soldati governativi, fedeli al governo siriano, in risposta a un attacco lanciato da Teheran contro le alture del Golan occupato. Si è trattato di una delle più grandi operazioni israeliane da decenni, secondo quanto riferito dalle Forze di Difesa israeliane.

La situazione in Siria rimane complessa e l’intervento di forze straniere è estremamente rilevante. Le forze governative siriane fanno affidamento sul sostegno del gruppo militante libanese Hezbollah e sulle milizie regionali organizzate dall’Iran, per condurre la guerra ai ribelli e ai militanti dello Stato islamico.

Dall’altra parte, l’esercito americano occupa una porzione della regione orientale e nord-orientale, controllata da gruppi curdi che sperano nell’autonomia dal governo di Damasco. L’amministrazione Trump ha annunciato il 18 maggio che ritirerà truppe e assistenza dalla Siria nord-occidentale, dominata da fazioni islamiste, e concentrerà i propri sforzi sulla ripresa e ricostruzione della regione nord-orientale, nelle aree dove le forze a guida statunitense hanno strappato territori allo Stato Islamico.

In questo territorio, specificamente nella provincia orientale della Siria, Deir Az Zor, nella giornata del 27 maggio, 4 militari russi e dozzine di combattenti ribelli sono stati uccisi durante una battaglia. I combattimenti sono scoppiati dopo che diversi gruppi armati hanno attaccato una postazione appartenente alle forze del governo siriano, secondo quanto riferito da agenzie di stampa russe, che citavano una dichiarazione del ministero della Difesa. Secondo la dichiarazione del Ministero della Difesa, citata dall’agenzia di stampa AFP, 92 soldati russi sono stati uccisi in Siria da quando la Russia è intervenuta nel conflitto siriano, il 30 settembre 2015.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.