Turchia: condanna raduno di partito pro-curdi in Germania

Pubblicato il 27 maggio 2018 alle 12:22 in Germania Turchia

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Il ministero degli Esteri turco ha tacciato la Germania di usare due pesi e due misure, condannando la decisione tedesca di permettere un raduno del partito di opposizione turco favorevole ai curdi, il Partito Democratico dei Popoli (HDP), a Colonia, dopo aver precedentemente proibito che vi si tenessero raduni e campagne politiche.

Nella giornata di sabato 26 maggio, il ministero degli Esteri della Turchia si è scagliato contro la decisione presa dalla Germania a favore del Partito Democratico dei Popoli (HDP), e ha rilasciato una dichiarazione in cui si legge: “Questo approccio imparo, che condanniamo fermamente, non può essere conciliato con la democrazia, né con la lotta al terrorismo, né con le aspettative inerenti alla normalizzazione delle relazioni bilaterali turco-tedesche”.

Tuttavia, nella medesima giornata, la polizia locale di Colonia ha vietato a due politici turchi del partito di opposizione di prendere la parola presso una manifestazione cittadina pro-curdi, nel timore che suddetti politici potessero sfruttare l’occasione per fare propaganda politica in vista delle elezioni presidenziali e parlamentari turche, le quali sono state fissate per il prossimo 24 giugno. La notizia è stata divulgata dal quotidiano tedesco Rheinische Post; nell’articolo in questione si legge che Ahmet Yildirim e Tugba Hezer, entrambi membri del Partito Democratico dei Popoli (HDP), speravano di poter intervenire durante il raduno tenutosi dai curdi presenti nella città tedesca. Stando a quanto i due oratori hanno riferito ai media, la loro intenzione non sarebbe stata orientata verso la propaganda politica in vista delle elezioni, al contrario, i due politici intendevano protestare contro il coinvolgimento della Turchia nel conflitto siriano.

La Germania, che ospita sul suo territorio circa 3 milioni di cittadini di origini turche, aveva vietato che si tenessero raduni o orazioni di politici stranieri in vista delle elezioni ad Ankara, per motivi di neutralità.

Migliaia di cittadini espatriati dalla Turchia in Germania, Austria, nei Paesi Bassi e nei Balcani si sono recati a un raduno politico del presidente turco, Tayyip Erdogan – l’unico effettuato al di fuori dei confini turchi – che si è tenuto a Sarajevo, in Bosnia, domenica 20 maggio. A margine di tale comizio, Erdogan ha criticato i Paesi europei che hanno rifiutato di ospitarlo sul loro territorio nel contesto della sua campagna politica in vista delle elezioni turche.

Nel mese di aprile, il cancelliere austriaco, Sebastian Kurz – il quale è a capo di una coalizione di destra apertamente opposta al desiderio della Turchia di entrare a far parte dell’Unione Europea – aveva affermato che avrebbe impedito a Erdogan di “sfruttare” politicamente le comunità turche europee.

Erdogan, il quale è alla guida della Turchia da 15 anni, rappresenta il leader più popolare e al contempo più controverso nella storia recente del Paese. È stato dapprima premier per tre mandati consecutivi, dal 2003 al 2014, e successivamente si è insediato come capo di Stato, il 28 agosto 2014. Sotto il suo governo, Ankara ha assistito a una rapida crescita economica. Tuttavia, il capo di Stato ha effettuato un giro di vite rigoroso e ferreo contro i membri dell’opposizione politica, scatenando la reazione allarmata delle organizzazioni umanitarie e dei Paesi occidentali in seno alla NATO, i quali hanno manifestato preoccupazione in materia di mancato rispetto dei diritti civili da parte del presidente turco, insieme al suo crescente autoritarismo.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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