Libia: incontro a Parigi per risolvere le dispute nel Paese a favore delle elezioni

Pubblicato il 27 maggio 2018 alle 10:32 in Francia Libia

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Le fazioni della Libia si incontreranno a Parigi, martedì 29 maggio, per accordarsi su un piano d’azione volto a risolvere le dispute e le problematiche nel Paese, con l’obiettivo di aprire la strada alle elezioni che si terranno quest’anno, supervisionate dalle Nazioni Unite.

Il summit incoraggerà le parti ad avviare il più velocemente possibile i preparativi per le elezioni. All’incontro sono stati invitati il primo ministro del governo di Tripoli, Fayez al-Sarraj, il comandante della Libyan National Army (LNA) e uomo forte del governo di Tobruk, Khalifa Haftar, il presidente della Camera dei Rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh e Khaled Al-Mishri, il presidente dell’Alto Consiglio di Stato. Alla conferenza di Parigi parteciperanno altresì i rappresentanti di 4 organizzazioni internazionali e 19 Paesi, tra i quali quelli che hanno influenza sul territorio libico, quali Egitto, Italia, Qatar, Turchia e gli Emirati Arabi Uniti.

Reuters ha dichiarato di aver visionato una bozza di piano d’azione politico non vincolante che include 13 punti, tra i quali la richiesta di unificazione immediata della banca centrale e di supporto per la creazione di un esercito nazionale. Inoltre, nel documento viene anche stabilita l’organizzazione di una conferenza politica inclusiva a livello nazionale ogni 3 mesi. La bozza di piano d’azione minaccia altresì l’imposizione di sanzioni internazionali su chiunque impedisca l’accordo o metta in discussione il risultato delle elezioni. I precedenti tentativi di arrivare a un trattato di pace in Libia sono stati spesso mandati in fumo dalle divisioni interne fra i gruppi armati in competizione del Paese e da alcuni Paesi esteri, che sostenevano diversi attori locali.

Grazie all’aiuto del presidente francese, Emmanuel Macron, la Francia sta cercando di ottenere un ruolo importante nel persuadere le diverse fazioni della Libia a porre fine ai disordini nel Paese, che hanno permesso ai militanti islamisti di diffondersi nell’area e ai trafficanti di migranti di prosperare. È stata Parigi a proporre un’iniziativa che unisca le varie parti libiche e che porti il Paese alle elezioni entro la fine del 2018, allo scopo di porre fine alla crisi politica del Paese.

Anche le Nazioni Unite si stanno impegnando affinché la Libia si rechi alle urne. Il rappresentante speciale dell’Onu, Ghassan Salame, ha guidato gli ultimi sforzi per unificare e stabilizzare la Libia, sette anni dopo le rivolte che hanno portato alla deposizione e all’uccisione di Muammar Gheddafi. Il 21 maggio, Salame aveva spiegato al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di aver rinunciato ai tentativi di modificare il trattato di pace del 2015, da tempo in stallo, e di essersi invece concentrato sulle elezioni del 2018. Un consigliere presidenziale francese ha spiegato ai giornalisti, durante un briefing, che una volta ottenuto il piano d’azione, il prossimo passo sarà delineare l’impegno di tutte le parti nel processo e i termini della missione di Salame saranno più chiari.

La Libia versa, attualmente, in uno stato di forte instabilità. In seguito al rovesciamento di Gheddafi, avvenuto in seguito all’intervento della NATO, a ottobre del 2011, il Paese non è mai riuscito ad effettuare una transizione democratica. Attualmente in Libia sono presenti due governi: il primo, che è stato creato dall’Onu con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015 ed è appoggiato dall’Italia, si è insediato a Tripoli il 30 marzo 2016, con a capo il premier Fayez Serraj. Il secondo, con sede a Tobruk, è sostenuto da Russia ed Egitto.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione di Chiara Romano

di Redazione

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