Libano: nuova legge siriana sulle proprietà potrebbe ostacolare ritorno rifugiati

Pubblicato il 27 maggio 2018 alle 6:00 in Libano Siria

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Il Libano ha manifestato alla Siria le sue preoccupazioni in merito a una nuova legge sulle proprietà, volta a consentire un rilancio delle aree devastate dalla guerra civile, affermando che l’iniziativa rischia di ostacolare il ritorno in patria di molti rifugiati siriani.

Il ministro degli Esteri libanese, Gebran Bassil, ha inviato una lettera al suo omologo siriano, Walid al-Moualem, comunicandogli che i termini della Legge 10-2018 potrebbero rendere difficoltoso per i rifugiati il processo di riconoscimento dei loro possedimenti e proprietà, e in questo modo l’applicazione di tale norma scoraggerebbe alcuni di loro dal fare ritorno in patria.

La normativa è entrata ufficialmente in vigore nel mese di aprile, quando l’esercito era in procinto di sconfiggere i ribelli presso l’ultima enclave principale nei dintorni della capitale Damasco, e dunque di consolidare il potere del presidente siriano, Bashar al-Assad, su quasi la totalità del territorio occidentale del Paese. La Legge 10-2018, originariamente un decreto approvato nel 2012, consente al governo siriano di demolire gli insediamenti informali a Damasco e nelle aree circostanti, per trasformarli in zone di sviluppo urbano con quartieri residenziali, mercati e spazi pubblici. Una volta individuata una zona di sviluppo, le autorità sono tenute a notificarlo pubblicamente ai proprietari della terra e delle case, i quali hanno poi massimo 30 giorni di tempo per raccogliere la documentazione necessaria a reclamarne la proprietà. I gruppi e le organizzazioni a scopo umanitario hanno criticato tale legge, affermando che nel caos della guerra civile, scoppiata nel Paese dal 15 marzo 2011 e attualmente in corso, la maggior parte dei rifugiati non riusciranno a reclamare le proprie proprietà in un lasso di tempo così breve.

Anche Bassil, il cui Paese, il Libano, ospita oltre un milione di rifugiati siriani, ha dato voce alle preoccupazioni diffuse circa il poco preavviso e la breve finestra temporale concessa agli sfollati per reclamare la proprietà delle loro abitazioni. “L’incapacità, da parte dei rifugiati, di addurre prove a livello pratico circa il possesso delle loro proprietà entro il limite di tempo fissato potrebbe fare in modo che essi perdano le proprie proprietà, così come il loro senso di identità nazionale”, ha scritto Bassil nella lettera inviata al ministro degli Esteri siriano, secondo quanto reso noto dal Ministero degli Esteri libanese. “Ciò sottrarrebbe ai rifugiati uno dei principali incentivi al loro ritorno in Siria”, ha aggiunto il ministro, facendo eco alle dichiarazioni rilasciate pochi giorni prima dal primo ministro del suo Paese, Saad al-Hariri, il quale aveva affermato che la legge in questione, in maniera indiretta, intima alle migliaia di famiglie siriane al momento situate in Libano di “restare dove si trovano”, tramite una minaccia indiretta di confisca delle loro proprietà e dei loro beni. Bassil ha inviato una seconda lettera, dal contenuto simile, anche ad Antonio Guterres, il segretario generale delle Nazioni Unite, esortandolo a prendere misure concrete per proteggere il diritto dei rifugiati siriani a mantenere il possesso delle proprie abitazioni in patria.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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