Stati Uniti: severe misure contro violazioni del cessate-il-fuoco in Siria

Pubblicato il 26 maggio 2018 alle 12:24 in Siria USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno lanciato un avvertimento alla Siria, minacciando di intraprendere misure “severe e appropriate” in risposta alle eventuali violazioni del cessate-il-fuoco, dicendosi preoccupati circa la notizia di un’imminente operazione militare in una zona di de-escalation nella regione sud-occidentale del Paese.

Nella serata di venerdì 25 maggio, Heather Nauert, la portavoce del Dipartimento di Stato americano, ha rilasciato una dichiarazione in cui rende noto che “Gli Stati Uniti, in quanto garanti del processo di de-escalation nella zona, insieme alla Russia e alla Giordania, prenderanno contromisure severe e appropriate in risposta alle violazioni del regime di Assad”. Washington ha inoltre intimato prudenza al presidente siriano, Bashar al-Assad, in quanto c’è il pericolo che le sue prossime azioni militari possano allargare ulteriormente il conflitto nella regione, coinvolgendo i Paesi vicini.

Mercoledì 23 maggio, l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, monitor con base a Londra, ha divulgato che le forze governative siriane, in seguito alla recente vittoria contro lo Stato Islamico a sud di Damasco, stanno avanzando ulteriormente, spostandosi adesso verso la provincia meridionale di Deraa. I media statali siriani hanno reso noto che l’aviazione governativa ha lanciato volantini sulle aree ancora in mano ai ribelli nei pressi di Deraa, intimandoli al disarmo immediato e alla resa.

L’avvertimento degli Stati Uniti, a monte della potenziale operazione militare siriana in una zona sud-occidentale del Paese, fa eco a un attacco già avvenuto, recentemente, in un’area di de-escalation nella regione nord-orientale della Siria, controllata dalle Syrian Democratic Forces (SDF), le quali godono del sostegno nordamericano. Nella parte nord-orientale del Paese, in mano alle forze statunitensi, l’esercito americano, in coordinazione con l’aviazione USA, ha respinto un attacco durato oltre 4 ore, uccidendo all’incirca 300 membri di milizie favorevoli ad Assad; molti di loro erano mercenari russi.

Godendo del sostegno militare dei caccia russi, le forze di terra iraniane e delle milizie alleate, tra cui in primis il movimento libanese Hezbollah, hanno aiutato Assad a scacciare i ribelli dalle principali città siriane, difendendo il governo del presidente e proteggendone la legittimità nella lotta contro i numerosi dissidenti. Nel corso delle ultime settimane, le forze alleate ad Assad hanno inoltre aiutato le truppe governative a riconquistare tutte le principali aree in mano ai ribelli nelle vicinanze della capitale, Damasco, tra cui anche il popoloso territorio del Ghouta orientale, e una grande enclave nella Siria centrale. Il regime di Assad si trova ora all’apice del suo potere, come non avveniva dai primi mesi della guerra civile, scoppiata il 15 marzo 2011. Tuttavia, il progetto dichiarato dal presidente, ossia sconfiggere definitivamente i ribelli “da ogni lembo di terra siriana rimasto”, è ancora lungi dall’essere realizzato. I dissidenti controllano ancora due larghe aree contigue del Paese nella regione occidentale, una a nord, e l’altra a sud. Le milizie curde, alleate ad alcune forze arabe e appoggiate dagli Stati Uniti, detengono il controllo di una porzione di territori nella Siria a est del fiume Eufrate. Le conquiste governative hanno raggiunto un punto in cui, se Assad deciderà di avviare nuove campagne militari, correrà il rischio di entrare in contatto e scontrarsi con le forze straniere e internazionali situate nella regione.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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