Libia: migranti africani fuggono da trafficanti di esseri umani

Pubblicato il 26 maggio 2018 alle 8:00 in Immigrazione Libia

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Circa 140 migranti provenienti dall’Africa orientale sono fuggiti da un centro dove venivano tenuti prigionieri clandestinamente, non lontano dalla cittadina libica di Bani Walid.

Nel mese di maggio, circa 140 migranti – di nazionalità prevalentemente eritrea, etiope e somala – sono stati tenuti in ostaggio dal “noto trafficante di esseri umani Mousa Diab”, secondo quanto è stato riferito da un comunicato delle agenzie per l’immigrazione e per i rifugiati in seno alle Nazioni Unite. La maggior parte dei migranti fuggiti hanno cercato rifugio in una moschea locale libica, mentre oltre una ventina di loro, secondo quanto riportato da entrambe le agenzie dell’Onu, sono stati trasportati presso l’ospedale più vicino, nella cittadina di Bani Walid, a causa di gravi lesioni, derivate sia dalle torture subite durante il periodo di costrizione in ostaggio, sia dagli sforzi compiuti dai migranti per evadere dal centro di prigionia dei trafficanti, sia dai tentativi di questi ultimi di ricatturarli. Una fonte libica locale, la quale ha preferito rimanere anonima per timore di ripercussioni, ha chiarito la dinamica, spiegando che i trafficanti di esseri umani direttamente coinvolti nella presa d’ostaggi hanno aperto il fuoco sui migranti per tentare di arrestare la loro fuga. Circa 10 di loro sono stati feriti in questo scontro a fuoco. In base a quanto comunicato dalle Nazioni Unite, circa un centinaio di altri migranti sarebbero ancora tenuti in ostaggio dai trafficanti della zona.

Bani Walid, cittadina situata 145 km a sud di Tripoli, è diventata il principale centro per gli scafisti impegnati nel traffico di migranti provenienti dai Paesi dell’Africa subsahariana che tentano di raggiungere le coste mediterranee della Libia, alla volta del continente europeo. Una volta raggiunto lo sbocco libico sul mar Mediterraneo, molti di loro si imbarcano in direzione della penisola italiana tramite gommoni e barconi, nonostante l’attraversamento di tale tratta da parte dei flussi migratori sia stato nettamente ridotto a partire dal luglio 2017.

Numerosi rappresentanti delle comunità di migranti hanno affermato che le operazioni illecite quali il traffico di esseri umani si concentrano adesso nella regione più interna e continentale del territorio africano, specialmente nei pressi di Bani Walid; inoltre, alcuni di loro hanno riferito che i migranti vengono spesso torturati o stuprati, dietro ricatto di denaro, estorto a loro in prima persona o alle loro famiglie; in altre occasioni, se i migranti non cedono al ricatto, i trafficanti minacciano di trattenere in ostaggio le famiglie più a lungo del previsto.

Dall’inizio del 2017, l’Italia, sostenuta dall’Unione Europea, ha concluso accordi con la Libia, con l’obiettivo di gestire la crisi migratoria e contrastare il traffico di esseri umani. La collaborazione tra le autorità italiane e quelle di Tripoli ha portato a una diminuzione degli sbarchi nel nostro Paese già dai mesi estivi. Anche la Guardia Costiera libica, dietro l’addestramento e il sostegno dell’Unione Europea, ha iniziato a intercettare e fermare un maggior numero di migranti che cercano di imbarcarsi dalle coste del Paese.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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