Marocco: stabilito l’acquisto di 12 nuovi F-16 Fighting Falcons

Pubblicato il 25 maggio 2018 alle 17:50 in Africa Marocco

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Il Marocco ha progettato di acquistare 12 nuovi F-16 Fighting Falcons, che si andrebbero ad aggiungere ai 15 F-16C Block 52 e agli 8 F-16 Block 52s già in possesso del governo marocchino. Secondo la rivista olandese di database militari e aviazione Scramble, i 24 FAR F-16C/Ds, detenuti attualmente dal Marocco, sono stati consegnati nel 2011 e nel 2012 e, al momento, si trovano nella base aerea di Ben Guèrir, a nord-ovest del Paese, nella regione di Marrakech-Safi. Gli aerei usati dall’esercito marocchino sarebbero tutti realizzati negli Stati Uniti, mentre, secondo quanto riporta Scramble, l’altra potenza militare dell’area, l’Algeria, riceverebbe il suo pesante equipaggiamento dalla Russia.

Il sito Defense World aveva già pubblicato l’8 maggio un articolo nel quale specificava che il Dipartimento della Difesa americano aveva assegnato al gigante della tecnologia aerospaziale Northrop Grumman un fondo militare per fornire ai carri armati M1A2S del Marocco un nuovo sistema laser sicuro per gli occhi. Il Paese africano ha anche acquistato 220 carri armati del modello Abrams che sono stati appositamente rinnovati dagli Stati Uniti attraverso il programma di Articoli sull’eccesso di materiale militare (EDA). Questo piano prevede di trasferire l’equipaggiamento americano inutilizzato ai governi stranieri e alle organizzazioni internazionali per favorire l’ammodernamento militare delle forze alleate. Solo nel settembre 2017, il Pentagono aveva approvato l’erogazione di 115 milioni di dollari per attrezzature militari.

Un report del 2018, rilasciato dall’Istituto di ricerca di Stoccolma per la Pace Internazionale (SIPRI), ha rivelato che il Marocco è il secondo maggior Paese importatore di armi in Africa, costituendo da solo il 12% degli importi militari totali del continente nel periodo 2013-2017. Al primo posto resta l’Algeria, che, nonostante la riduzione del 5.2% tra 2016 e 2017, è ancora il più grande importatore di equipaggiamento militare in Africa con una spesa di 10 miliardi di dollari l’anno. La stessa fonte ha anche dichiarato che gli Stati Uniti rappresentano il principale fornitore di armi in Marocco, con una quota pari al 52% degli importi militari del Paese.

Rabat e Washington intrattengono relazioni amichevoli dal 1905. Dal 1956, anno in cui gli USA riconobbero l’indipendenza del Paese nordafricano dalla Francia, Marocco e Stati Uniti hanno collaborato a stretto contatto per contrastare il terrorismo. In particolare, il governo americano assiste quello marocchino nel promuovere la sicurezza del Paese, prevenire atti di terrorismo e contrastare la diffusione dell’estremismo violento. Grazie a tale assistenza, come si legge nel Country report on Terrorism del 2016, il Marocco ha adottato una strategia molto complessa, che prevede misure di controllo, cooperazione regionale e interregionale, e politiche anti-radicalizzazione.

Il governo di Rabat ha dato la massima priorità alle politiche antiterrorismo a partire dal 2003, anno in cui si verificò una serie di attentati suicidi, tra cui quello del 16 maggio, in cui morirono 45 persone, inclusi 12 terroristi. Tali politiche, nel corso degli anni, sono state rafforzate, soprattutto in seguito ad altri tre attacchi minori nel marzo e nell’aprile 2007, e a un altro attentato avvenuto a Marrakech, il 28 aprile 2011, in cui l’esplosione di una bomba nascosta in una borsa causò la morte di 17 persone. Nel 2015, la legislazione è stata ampliata per affrontare la minaccia crescente dei foreign fighters, in modo da prevenire attacchi terroristici e contrastare le attività di reclutamento, in linea con la Risoluzione 2178 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, la quale chiedeva agli Stati di rafforzare le proprie legislazioni in materia di terrorismo. Le unità di polizia marocchine hanno compiuto raid mirati e ripetuti per smantellare cellule terroristiche all’interno del Paese, basandosi principalmente su fonti di intelligence, ricerche e collaborazioni con partner regionali e internazionali. Il punto di forza dell’approccio delle autorità di Rabat, come da loro specificato più volte, è la prevenzione della radicalizzazione e non una mera concentrazione sulle operazioni di sicurezza.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Chiara Gentili

di Redazione

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