Libia: Macron programma vertice con fazioni libiche

Pubblicato il 25 maggio 2018 alle 10:16 in Francia Libia

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Il presidente francese, Emmanuel Macron, vuole organizzare un vertice internazionale sulla Libia nella settimana dal 28 maggio al primo giugno, per discutere sulle elezioni presidenziali previste nel Paese entro al fine di quest’anno e per assicurarsi che i principali attori politici libici non cercheranno di ostacolare il processo democratico. Gli inviti formali al summit organizzato da Macron non sono ancora stati inviati o confermati da Parigi, ma le ambasciate straniere sono state informate in merito al vertice francese.

Alcune fonti hanno riferito al Guardian che un emissario di Macron ha mandato alcuni inviti per il vertice al generale Khalifa Haftar, uomo forte del governo di Tobruk, a Fayez al-Sarraj, premier del governo di Tripoli e a Khalid Al-Meshri, il presidente del consiglio consultivo statale tripolino. Lo scopo del vertice sarebbe quello di riunire le fazioni in conflitto per convincerle ad accettare di riaprire la registrazione per le liste elettorali per altri 30 giorni, ad appoggiare un referendum su una nuova Costituzione prima o dopo le elezioni presidenziali, ad unificare la Banca Centrale libica e ad assicurare che le parti accettino di essere soggette a sanzioni internazionali se cercheranno di interrompere un processo elettorale patrocinato dall’Onu. Il quotidiano inglese informa che le diverse fazioni sarebbero d’accordo a tenere una conferenza nazionale all’interno o all’esterno della Libia, nel tentativo di favorire la riconciliazione dopo le condizioni caotiche in cui versa il Paese dal rovesciamento di Muammar Gheddafi, dall’ottobre 2011.

La Francia è frustrata dal lento progresso politico della situazione nello Stato nordafricano, per questo motivo, Macron vorrebbe ottenere velocemente un accordo sui termini per lo svolgimento delle elezioni parlamentari e presidenziali previste per quest’anno. La mossa francese arriva in un momento in cui l’Italia, attore finora dominante nella sfera della diplomazia libica, sta affrontando la difficoltosa formazione di un governo di coalizione dopo le elezioni del 4 marzo.

Tuttavia, il tentativo di Macron di supervisionare e sostenere il processo elettorale in Libia non gode di un sostegno generale. L’ex leader del Consiglio nazionale di transizione libico, Mahmoud Jibril, ritiene che elezioni democratiche prematuramente potrebbero portare ad un’ulteriore divisione del Paese. Jibril ha altresì dichiarato che l’obiettivo fissato dall’Onu di tenere le votazioni nazionali entro la fine dell’anno non è realistico, in quanto il Paese non è ancora pronto e necessita di un maggiore consenso. Allo stesso modo, la Russia ha sollecitato alle Nazioni Unite, questa settimana, prudenza nella gestione delle elezioni libiche, ricordando che il Paese nordafricano non ha una Costituzione, il che significa che non vi sarebbe alcuna base legale per il lavoro delle autorità nazionali dopo le votazioni. “Se le parti non concordano in anticipo sulle loro modalità, allora l’intero sistema di amministrazione statale in Libia potrebbe essere impossibilitato ad operare”, ha avvertito la delegazione russa.

A causa delle obiezioni di Mosca, l’Onu non è stata in grado di imporre le sanzioni Onu a 6 cittadini libici ritenuti coinvolti nel traffico di migranti. L’ambasciatore degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, Nikki Haley, ha affermato che le prove contro i sospettati erano incontrovertibili e che le sanzioni si sarebbero dovute imporre.

Sempre durante la una sessione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di questa settimana, l’inviato speciale dell’Onu per la Libia, Ghassan Salamé, ha ammesso di non essere stato in grado di stringere un accordo politico tra le varie fazioni in Libia, ma ha affermato che le elezioni dovrebbero tenersi ugualmente.

Salamé ha dichiarato che la Libia ha dovuto affrontare traffici migratori e di merci presso i propri confini, nonché difficoltà dovute al “grave squilibrio tra il tasso di cambio ufficiale e quello del mercato nero”. Secondo Salamé, tali problemi costituiscono opportunità per coloro che si avvantaggiano dello stallo politico libico, saccheggiando le casse della nazione e resistendo a qualsiasi azione che possa contrastare la loro economia predatoria. “Se il processo di democratizzazione intende progredire in modo significativo, questo modello economico perverso che va eliminato”, ha concluso Salamé.

In seguito al rovesciamento di Gheddafi, la Libia non è mai riuscita a compiere una transizione democratica. Il potere politico, ancora oggi, è diviso in due governi rivali: il primo, stanziato a Tripoli, è sostenuto dall’Onu e dall’Italia; il secondo, stanziato a Tobruk, è appoggiato dall’Egitto e dalla Russia. L’assenza di un’unità politica capace di controllare efficacemente tutto il territorio nazionale ha fatto si che i trafficanti di esseri umani e i gruppi armati portassero avanti indisturbati le loro attività, a discapito sia dei cittadini sia dei rifugiati.   

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

di Redazione

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