Etiopia: premier incontra rappresentanti partito di opposizione

Pubblicato il 25 maggio 2018 alle 6:00 in Africa Etiopia

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Il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, ha incontrato i rappresentanti dell’Oromo Democratic Front (ODF), il partito di opposizione in esilio, dopo che quest’ultimo ha accettato di partecipare a un dialogo pacifico con il governo di Addis Abeba. I leader dell’ODF, guidati da Lencho Leta, presidente del Fronte, sono arrivati nella capitale nella giornata di mercoledì 23 maggio.  

Dopo l’arrivo al Bole International Airport, Leta ha dichiarato ad alcuni giornalisti che, in base all’esito dei colloqui, l’ODF deciderà se partecipare o meno alla politica dell’Etiopia, in qualità di partito unico o formando alleanze con altri partiti politici.

L’emittente televisiva etiope, Fana BC, ha riferito che entrambe le parti hanno concordato di lavorare insieme per favorire l’unità nazionale dell’Etiopia e approfondire il processo democratico. Leta ha aggiunto che il suo partito ha accettato di tornare a casa dopo essere stato incoraggiato dalle continue riforme democratiche.

Il governo dell’Etiopia aveva avviato colloqui formali con i vertici dell’ODF lo scorso 11 maggio. Per due giorni, funzionari di entrambe le parti avevano tenuto discussioni fruttuose sul tema delle riforme politiche in corso in Etiopia. Nel corso di una dichiarazione rilasciata il 13 maggio, i leader dell’ODF avevano infine confermato di aver raggiunto un accordo con il governo etiope, finalizzato al ritorno nel Paese per partecipare al processo democratico. Il governo etiope aveva altresì affermato di essere pronto a “coinvolgere tutti coloro che abbracciano mezzi di lotta nonviolenta”. Tuttavia, secondo quanto dichiarato dall’ODF, entrambe le parti hanno sottolineato che, sebbene la mossa costituisca un passo positivo, si tratta dell’inizio di un impegno più ampio.

L’Oromia è la regione da cui, nel novembre 2015, sono partite le manifestazioni e le proteste politiche nei confronti del governo etiope per via del Master Plan, un piano che mirava a espandere il territorio della capitale a discapito degli abitanti delle aree circostanti. Anche in seguito alla cancellazione del progetto, nel gennaio 2016, le proteste sono continuate, diffondendosi nel resto del Paese. In seguito alle dimissioni dell’ex premier, Hailemariam Desalegn, presentate il 15 febbraio, è stato imposto uno stato di emergenza della durata di 6 mesi, che prevede una serie di restrizioni alla popolazione volte a mantenere l’ordine pubblico e garantire la sicurezza, tra cui il divieto di sciopero, di manifestare e di organizzare o partecipare a riunioni non autorizzate. Le tensioni sono aumentate, aggravando la già precaria situazione di sicurezza nel Paese, quando, lo scorso 10 marzo, 9 civili sono stati uccisi per errore dai soldati etiopi nel corso di un raid antiterrorismo a Moyale, nella regione Oromia, volto a colpire alcuni combattenti dell’Oromo Liberation Front, gruppo secessionista considerato un’organizzazione terroristica dal governo etiope.

Il 27 marzo, il 42enne Abiy Ahmed, originario di Oromia e parte dell’Oromo Peoples Democratic Organization (OPDO), uno dei quattro partiti della coalizione governativa, è stato nominato premier, inaugurando il proprio mandato il 2 aprile. Il nuovo leader ha giurato di voler attuare riforme democratiche per porre fine alle proteste, senza tuttavia fare alcun riferimento alla fine dello stato di emergenza.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Federica Patanè

di Redazione

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