Accordo sul nucleare: l’Iran vuole una decisione dall’UE entro fine maggio

Pubblicato il 25 maggio 2018 alle 17:15 in Iran Medio Oriente

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L’Iran ha chiesto alle potenze europee di presentare, entro la fine di maggio, una serie di misure finalizzate a compensare l’uscita americana dal patto sul nucleare, cosi che Teheran possa decidere in poche settimane se abbandonarlo o meno.

La deadline è stata annunciata il 25 maggio in una dichiarazione di un alto funzionario iraniano. L’Iran chiede inoltre che non vengano fermate le esportazioni di petrolio e che le banche iraniane non siano escluse dalle telecomunicazioni finanziarie interbancarie mondiali.

Il presidente americano, Donald Trump aveva annunciato, l’8 maggio, il ritiro americano dal Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), l’accordo sul nucleare iraniano firmato il 14 luglio 2015. A tale proposito, l’Unione Europea si è subito dichiarata determinata a salvare il patto, che è stato firmato da 3 Paesi membri dell’Unione, Germania, Gran Bretagna e Francia, oltre a Cina, Russia e Stati Uniti.

Con l’uscita degli Stati Uniti, il mantenimento dell’accordo sul nucleare per le nazioni firmatarie è stato messo a repentaglio dalla reintroduzione delle sanzioni americane verso i Paesi che mantengano relazioni economiche con l’Iran. Il segretario del Tesoro americano, Steven Mnuchin, ha dichiarato che gli Stati Uniti saranno comprensivi con gli alleati che hanno avviato investimenti in Iran, dando loro tra i 90 e i 180 giorni di tempo per interrompere i contratti esistenti con la Repubblica Islamica. Le nazioni rimaste nell’accordo stanno cercando, insieme al vice ministro degli esteri dell’Iran, una strategia per salvare il patto.

Il 16 maggio, in occasione di un meeting a Sofia, i leader europei si sono impegnati a sostenere le Nazioni europee firmatarie dell’accordo, proponendo diverse misure per fronteggiare le sanzioni americane. Una di queste prevede che i governi degli Stati membri dell’Unione facciano trasferimenti diretti di denaro alla banca centrale dell’Iran. Altre misure, invece, ipotizzano il ricorso ad una misura europea, fino ad ora mai formalmente implementata, lo “statuto di blocco”. Questa norma è stata ideata nel 1996, quando gli Stati Uniti hanno cercato di penalizzare le compagnie straniere che commerciavano con Cuba negli anni ’90. Lo Statuto di blocco dell’Unione proibisce a qualsiasi società di un Paese membro di rispettare le sanzioni statunitensi e non riconosce alcuna sentenza giuridica che imponga le sanzioni americane.

Da parte sua, Washington non ha solo reimposto le sanzioni, ma ha minacciato di renderle ancora più severe. Il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha dichiarato, lunedì 21 maggio, che gli Stati Uniti imporranno pressioni economiche e militari all’Iran fino “a schiacciarlo”, a meno che Teheran non modifichi il suo comportamento nell’ambito del Medio Oriente. Nella stessa occasione, Pompeo ha formulato 12 richieste che l’Iran dovrà esaudire, se desidera negoziare un nuovo accordo sulla proliferazione nucleare con gli Stati Uniti.

Le dichiarazioni del segretario di Stato americano hanno scoraggiato l’Europa. “Pompeo è stato come una doccia fredda”, ha affermato un diplomatico europeo, che ha aggiunto che i Paesi firmatari cercheranno di rimanere nell’accordo, senza farsi però illusioni.

La reintroduzione delle sanzioni unilaterali degli Stati Uniti ha gravato sull’Iran, in quanto ha scoraggiato i principali investitori occidentali dal fare affari con Teheran. Diverse società europee hanno già interrotto le loro attività in Iran o sono in procinto di farlo, nell’attesa di vedere come si svolgeranno i colloqui tra Bruxelles e Teheran. Ad esempio, la principale compagnia petrolifera francese, Total, ha dichiarato il 16 maggio che abbandonerà il suo progetto di investimento da 4,8 miliardi di dollari nell’ampliamento del gasdotto di South Pars, a meno che una deroga all’accordo sul nucleare non sarà concessa da Washington. Il portavoce di un altro gigante energetico francese, Engie, ha dichiarato sabato 19 maggio che cesserà il lavoro di ingegneria delle infrastrutture energetiche in Iran prima di novembre, quando le sanzioni statunitensi dovrebbero essere reimposte a Teheran.

L’Unione Europea, uno dei principali partner commerciale dell’Iran, ha cercato di investire miliardi di euro nella Repubblica islamica da quando il blocco dei 27, insieme alle Nazioni Unite e agli Stati Uniti, ha revocato le sanzioni economiche globali il 16 gennaio 2016. Di conseguenza, nello stesso anno, le esportazioni dell’Iran di carburanti e altri prodotti energetici principalmente verso l’Unione erano aumentate del 344% rispetto all’anno precedente, arrivando a 5,5 miliardi di euro (6,58 miliardi di dollari). Gli investimenti dell’Unione in Iran, fatti principalmente da Germania, Francia e Italia, hanno raggiunto un ammontare pari a oltre 20 miliardi di euro dal 2016, in progetti che spaziano dall’aerospaziale all’energia.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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