Sud Sudan: i negoziati di pace terminano senza un accordo

Pubblicato il 24 maggio 2018 alle 15:45 in Africa Sud Sudan

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I colloqui per raggiungere un cessate il fuoco tra le autorità governative e i gruppi di opposizione armati, che si scontrano in Sud Sudan dal dicembre 2013, si sarebbero conclusi senza alcun accordo. È quanto ha riferito l’agenzia di stampa Reuters, mercoledì 23 maggio, riportando le testimonianze dei mediatori internazionali che hanno preso parte alle trattative. Secondo le loro dichiarazioni, i tentativi di restringere le distanze tra le posizioni delle due parti si sono rivelati infruttuosi.

Questa sarebbe la terza volta che governo e ribelli cercano di arrivare ad una tregua da quando è scoppiato il conflitto. Nell’agosto 2015, le due fazioni avevano firmato un primo accordo in Etiopia sotto la minaccia di sanzioni da parte delle Nazioni Unite. Tuttavia, le violenze erano riesplose già l’anno successivo. L’ultima tregua era stata siglata nel dicembre 2017 sempre in Etiopia, ad Addis Abeba, con l’obiettivo di rendere nuovamente effettivo il patto del 2015, ma la pace fu di nuovo violata nel giro di poche ore.

Dal 17 al 21 maggio, governo e ribelli sono stati protagonisti del Forum di Alto livello per la Rivitalizzazione, che si è tenuto sempre nella capitale etiope, per cercare di avviare un altro processo di pace. L’incontro è stato organizzato dall’Autorità Intergovernativa sullo Sviluppo (IGAD), un organismo che comprende 8 Stati dell’Africa orientale e promuove la cooperazione economica e politica nella regione. L’IGAD ha aiutato a mediare tra le parti belligeranti e ha favorito il dialogo sulla sicurezza del Paese. L’organismo non ha fatto cenno a quali argomenti hanno portato le due fazioni a rifiutare l’accordo ma ha dichiarato che continuerà a incoraggiarle per farle concordare su una nuova posizione comune.

Il Sud Sudan è precipitato in guerra nel dicembre 2013, appena due anni dopo aver proclamato l’indipendenza dal Sudan, nel luglio 2011. Le truppe fedeli al presidente Salva Kiir, di etnia dinka e in carica dal luglio 2011, si scontrano, a partire da quell’anno, con quelle fedeli all’ex vicepresidente Riech Machar, di etnia nuer, trascinando il Paese in una violenta guerra civile. Da allora, è stato stimato che almeno 50.0000 persone siano state uccise, mentre oltre 4 milioni, ossia un terzo della popolazione totale, sono state costrette a lasciare le loro case e trasferirsi negli Stati confinanti, come Etiopia e Uganda. Gli scontri hanno provocato in Sud Sudan una grave crisi umanitaria, con quasi 2/3 della popolazione afflitta da malnutrizione e mancanza di cure mediche.      

Gli alleati del Sud Sudan, tra cui Stati Uniti, Unione europea e Germania, avevano già avvertito il Paese che avrebbero preso duri provvedimenti qualora i colloqui di pace fossero falliti. L’8 maggio, la presidenza USA aveva anche annunciato che avrebbe riesaminato i programmi di assistenza destinati allo Stato africano, delusa dai mancati progressi nelle trattative per la pace.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Chiara Gentili

di Redazione

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