Nicaragua: il governo respinge l’agenda del dialogo e i vescovi lasciano

Pubblicato il 24 maggio 2018 alle 15:00 in America Latina America centrale e Caraibi

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il ministro degli esteri del Nicaragua, Denis Moncada, ha sottolineato che l’agenda di 40 punti che l’opposizione vuole imporre ai negoziati del dialogo nazionale promosso dalla Conferenza episcopale nicaraguense condurrebbe ad un colpo di Stato, in violazione della Costituzione e delle leggi vigenti nel paese.

Intervenendo durante la terza sessione plenaria delle conversazioni per la pace nella nazione, Moncada ha affermato che l’agenda proposta dai settori antisandinisti è l’anticamera del colpo di stato.

“È un disegno di un cammino per il  golpe, la strada per cambiare il governo di riconciliazione ed unità nazionale, al margine della Costituzione e dell’ordinamento giuridico del paese” – ha sottolineato il capo della diplomazia nicaraguense.

Moncada ha aggiunto che prima di trattare qualsiasi tema nel dialogo si deve abbordare il diritto alla pace della maggioranza dei nicaraguensi. “Il problema fondamentale è che trattare questa agenda, mentre la nostra popolazione soffre per i blocchi stradali, per i danni economici, psicologici, fisici, significa che siamo realmente in una situazione di violazione totale dei diritti umani” – ha dichiarato.

Da parte sua, il deputato Edwin Castro, del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale e rappresentante del governo nel tavolo dei negoziati, ha ricordato che nella sessione precedente si era deciso discutere il 23 maggio sulla fine delle violenze, la libera circolazione ed il diritto al lavoro.

In reazione alle dichiarazioni degli esponenti governativi i vescovi del Nicaragua hanno abbandonato il tavolo dei negoziati, sottolineando come non esista consenso “su nulla”, il che rende “sterile e inutile” il prosieguo delle discussioni. La conferenza episcopale si dice pronta a riattivare il dialogo se le parti trovassero punti di consenso. 

L’agenda proposta dalle opposizioni, in maniera unilaterale secondo i rappresentanti del governo di Managua, progettava una riforma parziale della costituzione, un cambiamento della legge organica sul potere legislativo e l’approvazione una legge ponte per la transizione e la governabilità democratica.

Inoltre, proponeva la proibizione della rielezione presidenziale e delle cariche politiche soggetti ad elezione popolare, la formazione di un nuovo Consiglio Supremo Elettorale e una riforma della Legge Elettorale, prodotto del consenso del tavolo del dialogo.

Il Nicaragua vive una grave crisi sociopolitica dallo scorso 8 aprile, quando diverse proteste contro la riforma della previdenza sociale, successivamente abrogata, sono sfociate in una protesta generalizzata contro il presidente Ortega e il suo governo, accusato di violenza contro studenti e oppositori.

Dopo settimane di scontri la Conferenza Episcopale nicaraguense ha convocato tutte le parti ad un “dialogo di riconciliazione nazionale” avviato tra enormi difficoltà lo scorso 16 maggio. 

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.