Camerun: ambasciatore USA convocato a Yaoundè

Pubblicato il 24 maggio 2018 alle 7:00 in Africa Camerun

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L’ambasciatore degli Stati Uniti in Camerun, Peter Henry Barlerin, è stato chiamato dal ministro degli Esteri, Mbella Mbella, per un colloquio presso la sede del Ministero a Yaoundè, martedì 22 maggio. Secondo quanto riferisce Agence France-Presse, il motivo della convocazione riguarderebbe il contenuto delle dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi dal diplomatico americano in merito alla crisi anglofona nel Paese africano.

Per il momento, né la parte americana né quella camerunense si sono espresse apertamente dopo l’incontro. Tuttavia, sulla base di quanto rilasciato da alcune fonti governative e diplomatiche, sarebbe difficile parlare di una coincidenza tra l’invito dell’ambasciatore americano al Ministero e le sue osservazioni sulla questione anglofona, rese pubbliche il 18 maggio. In quell’occasione, due giorni prima della festa dell’Unità che celebrava l’unificazione, avvenuta nel 1972, tra gli Stati federati del Camerun orientale e occidentale, Peter Henry Barlerin aveva definito “assassinii mirati” quelli commessi dalle forze di sicurezza nelle regioni anglofone in crisi. Il diplomatico aveva anche rivelato che i separatisti armati commettono “uccisioni di gendarmi, rapimenti di impiegati pubblici e incendi scolastici”. Dall’inizio del conflitto in Camerun, nel novembre 2016, che ha lasciato decine di morti, questa è la prima volta che una cancelleria occidentale ha apertamente accusato entrambe le parti di commettere abusi.

Le accuse hanno provocato la reazione delle autorità di Yaoundé, che non sono rimaste in silenzio e hanno denunciato “l’infantilizzazione” del Camerun da parte della diplomazia americana. “L’intera nazione camerunense viene violentemente attaccata da una minoranza ribelle ed estremista. Non possiamo mettere sullo stesso piano la vittima e il suo carnefice”, aveva dichiarato sabato 19 maggio il portavoce del governo camerunense, Issa Tchiroma Bakary.

In Camerun, da quando le regioni anglofone, situate a nord-ovest e sud-ovest, hanno cominciato a battersi, nel novembre 2016, contro le discriminazioni operate dal governo del Paese, a maggioranza francofona, il numero delle forze di sicurezza e gli interventi militari per fronteggiare la crisi sono aumentati. Le politiche delle autorità centrali hanno sempre pesato sulla minoranza di lingua inglese, che rappresenta circa il 20% della popolazione, emarginandola culturalmente ed economicamente. Nel corso dei due anni passati, più di 25 soldati sono morti in una serie di raid per cercare di ottenere l’indipendenza. Migliaia di abitanti di quelle aree sono stati costretti a rifugiarsi nelle foreste vicine o in Nigeria. Le tensioni nel Paese si sono aggravate quando, il primo ottobre 2017, i separatisti hanno proclamato l’indipendenza dell’Ambazonia, conosciuta anche come Camerun britannico del Sud, e creato un governo provvisorio, osteggiato dal presidente Paul Biya. Nonostante alcuni tentativi di mediazione tra il governo e i gruppi secessionisti, nessuna azione concreta è stata ancora intrapresa.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Chiara Gentili

di Redazione

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