Attacco della coalizione USA in Siria: media siriani annunciano, USA smentiscono

Pubblicato il 24 maggio 2018 alle 19:05 in Medio Oriente Siria

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I media statali siriani hanno riferito che, nella prima mattinata del 24 maggio, la coalizione guidata dagli Stati Uniti ha colpito le postazioni dell’esercito fedele al presidente Bashar Al-Assad, nella Siria sud-orientale. Tuttavia, l’esercito americano ha negato il coinvolgimento nell’attacco.

A tale riguardo, l’Osservatorio siriano per i diritti umani ha dichiarato che almeno 12 combattenti filogovernativi sarebbero stati uccisi durante la serie di attacchi aerei avvenuti nella notte tra il 23 e il 24 maggio, sempre nella regione orientale della Siria. L’Osservatorio ha però specificato che tra le vittime non ci sarebbero cittadini siriani, ma unicamente combattenti stranieri.

Da parte sua, l’agenzia di stampa statale siriana SANA, citando una fonte militare, ha riportato che “alcuni siti militari tra Albu Kamal e Humeima sono stati colpiti all’alba del 24 maggio dagli aerei della coalizione degli Stati Uniti”. L’attacco, spiega l’agenzia, sarebbe avvenuto nei pressi di un T2, un’installazione energetica vicino al confine con l’Iraq, a circa 100 km ad ovest dell’Eufrate, meno di 24 ore dopo un attentato dell’ISIS contro le postazioni dell’esercito siriano nella stessa regione, a causa del quale almeno 26 soldati fedeli ad Al-Assad avevano perso la vita.

Fonti militari americane hanno negato qualsiasi coinvolgimento americano nell’aggressione, secondo quanto riporta Reuters. “Non abbiamo alcuna segnalazione di un attacco operativo della coalizione guidata dagli Stati Uniti, contro obiettivi del regime siriano”, ha dichiarato il capitano Bill Urban, portavoce del Comando centrale degli Stati Uniti. Un portavoce del Pentagono, che ha preferito mantenere l’anonimato, ha, inoltre, affermato: “Non abbiamo informazioni a conferma di tali rapporti”.

La situazione in Siria rimane complessa e l’intervento di forze straniere è estremamente rilevante. Le forze governative siriane fanno affidamento sul sostegno del gruppo militante libanese Hezbollah e sulle milizie regionali organizzate dall’Iran, per condurre la guerra ai ribelli e ai militanti dello Stato islamico.

Dall’altra parte, l’esercito americano occupa una porzione della regione orientale e nord-orientale, controllata da gruppi curdi che sperano nell’autonomia dal governo di Damasco. L’amministrazione Trump ha annunciato il 18 maggio che ritirerà truppe e assistenza dalla Siria nord-occidentale, dominata da fazioni islamiste, e concentrerà i propri sforzi sulla ripresa e ricostruzione della regione nord-orientale, nelle aree dove le forze a guida statunitense hanno strappato territori allo Stato Islamico.

Le milizie curde hanno usato la forza per difendere il territorio dalle forze fedeli ad Assad. La Turchia, temendo un attacco a sua volta da parte dei curdi, ha lanciato un’offensiva nella Siria nord-occidentale contro i curdi siriani, i quali ambiscono a ricavare un territorio-cuscinetto nel luogo in cui sono raggruppate le forze dei ribelli contrari al regime di Assad.

Per quanto riguarda la zona sud-occidentale del Paese, dove i ribelli detengono ancora una porzione di terre al confine con Israele e con la Giordania, Assad corre il pericolo di entrare in conflitto con Israele, che intende difendere la propria frontiera da scontri e incursioni, e che ha iniziato a condurre raid aerei in Siria. In tale area, nella notte tra il 9 e il 10 maggio, l’esercito israeliano ha colpito contemporaneamente più di 50 obiettivi iraniani in Siria, causando la morte di 23 persone, di cui 5 soldati governativi, fedeli al governo siriano, in risposta a un attacco lanciato da Teheran contro le alture del Golan occupato. Si è trattato di una delle più grandi operazioni israeliane da decenni, secondo quanto riferito dalle Forze di Difesa israeliane.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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