USA sanzionano 5 individui iraniani accusati di supportare gli Houthi in Yemen

Pubblicato il 23 maggio 2018 alle 10:08 in Iran USA e Canada

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Il Dipartimento del Tesoro americano ha imposto nuove sanzioni contro 5 individui iraniani legati alla Quds-Force (IRGC-QF), accusati di aver fornito supporto ai ribelli sciiti Houthi nell’ambito del conflitto in Yemen. Si tratta di Mahmud Bagheri Kazemabad, Mohammad Agha Jafari, Javad Bordbar Shir Amin, Mehdi Azarpisheh e Sayyed Mohammad Ali Haddadnezhad, secondo quanto riferito dal quotidiano The New Arab.

La notizia è stata resa nota attraverso un tweet dell’account Twitter del Tesoro, martedì 22 maggio. In particolare, il segretario del Tesoro, Steven T. Mnuchin, ha spiegato che le sanzioni sono volte a colpire in programma missilistico iraniano. “L’appoggio di Teheran ha permesso agli Houthi di lanciare missili contro le città e le infrastrutture saudite”, ha riferito Mnuchin.

Il 21 maggio, le difese aeree saudite hanno intercettato e distrutto un missile balistico Badr-1 lanciato dagli Houthi contro città di Jazan, nel sud del Paese. Negli ultimi mesi, i ribelli yemeniti hanno aumentato i lanci contro il territorio nazionale saudita, come ritorsione nei confronti della coalizione araba per i bombardamenti in Yemen, iniziati il 26 marzo 2015, pochi giorni dopo lo scoppio del conflitto. Il precedente lancio di missili balistici da parte degli Houthi contro l’Arabia Saudita era avvenuto il 14 maggio, quando i ribelli yemeniti avevano attaccato un centro di distribuzione dell’Aramco, la compagnia nazionale saudita di idrocarburi, nel sud del Regno. Pochi giorni prima, le forze saudite avevano intercettato altri 2 missili nei cieli di Riad. In tale occasione, gli Houthi avevano riferito che i razzi erano stati lanciati contro alcuni obiettivi economici sauditi.

Le nuove sanzioni del Tesoro americano arrivano a un giorno di distanza dalle dichiarazioni del segretario di Stato americano, Mike Pompeo, il quale aveva annunciato che Teheran sarebbe stata colpita dalle “misure restrittive più dure della storia” se non avesse cambiato immediatamente il proprio atteggiamento in Medio Oriente. Nell’occasione, Pompeo aveva altresì precisato che gli USA non avrebbero tollerato il supporto dell’Iran agli Houthi, i quali attaccano continuamente l’Arabia Saudita, che è il principale partner americano nella regione. “Tutti i Paesi mediorientali dovrebbero impedire all’Iran di inviare le sue forze, le sue armi e i suoi fondi ai ribelli yemeniti”, aveva concluso il segretario di Stato. Da parte loro, sia l’Iran sia gli Houthi hanno più volte respinto tali accuse, affermando che le forze ribelli yemenite hanno rafforzato le capacità missilistiche da sole.  Lo Yemen è dilaniato da un conflitto civile dal 21 marzo 2015 che vede la contrapposizione tra due forze: da una parte quelle fedeli al presidente Rabbo Mansour Hadi, deposto dai ribelli sciiti con un colpo di stato, il 22 gennaio 2015, ma tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale, e i gli Houthi dall’altra, appoggiati dall’Iran.

L’8 maggio, in linea con quanto preannunciato fin dalla propria campagna elettorale, il presidente Donald Trump ha ritirato gli USA dal patto nucleare iraniano, al fine di neutralizzare la campagna aggressiva portata avanti da Teheran nella regione mediorientale. Il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) era stato concluso il 14 luglio 2015 da Iran, Germania e i 5 membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, quali Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina. L’accordo prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale. L’uscita di Washington dal patto comporterà la re-imposizione di sanzioni sia contro l’Iran sia contro tutte le aziende europee e straniere che fanno affari con la Repubblica islamica. In un primo momento, l’Iran aveva dichiarato di voler rimanere all’interno dell’accordo. Successivamente, il 20 maggio, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha dichiarato che gli sforzi dell’Unione Europea, la quale è intenzionata a garantire l’accordo, sono ancora insufficienti.  

La sera del 22 maggio, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa iraniana IRNA, in occasione di un incontro con un gruppo di atleti, il presidente iraniano, Hassan Rouhani, ha dichiarato che l’Iran è stato vittorioso su tutti i fronti e sarà sempre una fonte di onore nel corso della storia. Riferendosi al leader della Casa Bianca, Rouhani ha affermato che, a suo discapito, “Teheran sarà sempre trionfante”.

L’Iran è il principale rivale degli Stati Uniti in Medio Oriente e il nemico storico dell’Arabia Saudita. Le Quds Force sono un’unità speciale dell’Islamic Revolutionary Guard iraniana, incaricate di effettuare operazioni extra-territoriali, e rispondono direttamente al leader supremo dell’Iran, Ayatollah Khamenei. Secondo quanto riportato dal Country Report on Terrorism del governo statunitense, Teheran utilizza le Quds Force per creare instabilità in Medio Oriente, al fine di espandere l’influenza iraniana. Per tale ragione, spiega il report americano, le Quds Forces sono attive in Siria, in Iraq, in Libano, in Yemen e altrove per supportare il terrorismo. In particolare, dal momento che il movimento sciita libanese Hezbollah è uno dei principali partner terroristici di Teheran, gli USA spiegano che la Siria e l’Iraq sono alleati cruciali dell’Iran, in quanto permettono il passaggio di armi fino al Libano. Il documento americano spiega che dalla fine del conflitto tra Israele e Hezbollah, nel 2006, Teheran ha fornito razzi, missili e piccola artiglieria al gruppo libanese, violando la Risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza dell’Onu, che prevedeva il disarmo di tutti i gruppi armati in Libano. L’Iran, oltre ad aver fornito armi ad Hezbollah, ha ospitato e addestrato molti dei suoi militanti presso campi istituiti nei propri territori. Teheran è altresì accusata di fornire supporto ai combattenti sciiti in Afghanistan e in Pakistan, molti dei quali sono stati pagati per combattere in Siria al fianco del presidente siriano, Bashar al-Assad. Per tali ragioni, il governo americano ha inserito l’Iran nella lista degli Stati sponsor del terrorismo nel 1984. Tale lista è stata introdotta dagli Stati Uniti nel 1979 per elencare quei Paesi che “avevano ripetutamente supportato atti di terrorismo internazionale”. L’inserimento al suo interno prevede una serie di misure unilaterali, tra cui un embargo sull’esportazione e l’acquisto di armi e altre iniziative punitive. La lista è regolata da tre leggi, quali la Sezione 6 dell’Export Administration Act, la Sezione 40 dell’Export Control Act e la Sezione 620 del Foreign Assistance Act.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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