L’ONU accusa l’Algeria per deportazioni di massa di migranti

Pubblicato il 23 maggio 2018 alle 17:56 in Algeria Immigrazione

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Durante un regolare incontro delle Nazioni Unite a Ginevra, martedì 22 maggio, la portavoce dell’Ufficio sui diritti umani dell’organizzazione, Ravina Shamdasani, ha sollecitato l’Algeria a fermare le espulsioni di massa di migranti sub-sahariani. Secondo le sue dichiarazioni, le deportazioni sono aumentate notevolmente a partire dalla seconda metà del 2017. Gli afflussi di migranti hanno origine principalmente dal Mali e dal Niger, dove l’ONU ha deciso di inviare all’inizio di maggio una squadra umanitaria per indagare sulla situazione. È stato denunciato che alcuni migranti vengono riportati direttamente in Niger, mentre altri sono tenuti a lungo in basi militari, in condizioni disumane e degradanti, prima di essere trasferiti fuori dall’Algeria. Shamdasani ha sottolineato che a solo uno dei 25 migranti intervistati dallo staff delle Nazioni Unite in Niger era stato controllato il passaporto prima di essere espulso. Alla maggior parte di loro non era stato spiegato il motivo per cui fossero detenuti e molti non hanno potuto raccogliere i loro averi prima dell’espulsione.

Un alto funzionario del ministero dell’Interno algerino, Hassen Kacimi, ha riferito che il Paese avrebbe chiesto aiuto alla comunità internazionale per gestire i flussi migratori ma le Nazioni Unite hanno fatto ben poco per risolvere il problema. Anche Shamdasani ha evidenziato, da parte sua, che l’ONU si deve impegnare e intervenire in maniera più intensa per dare aiuto ai migranti che si rifugiano in Algeria.

“Un’ondata di persone in cerca di aiuto sta invadendo il sud dell’Algeria”, ha affermato Kacimi. “Prima di raggiungere il Paese i migranti sono abbandonati nel deserto ed è l’Algeria che li salva offrendo assistenza umanitaria”, ha aggiunto il ministro dell’Interno. Kacimi ha anche sostenuto che il Paese non può prendersi la responsabilità per le popolazioni degli altri Stati e ha chiesto a UNHCR e IOM di intervenire. Dall’altro lato, il portavoce dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, Joel Millman ha dichiarato che l’IOM ha salvato in quelle aree circa 3.000 migranti negli ultimi quattro mesi, tra cui molti che erano stati espulsi dall’Algeria. Il capo della missione dell’IOM in Mali, Bakary Doumbia, ha spiegato che, a partire dal mese di aprile, sono aumentati i flussi migratori al confine tra Algeria e Mali. Date le condizioni precarie dei migranti, l’organizzazione umanitaria fatica a fornire un’assistenza immediata e ad effettuare operazioni di rimpatrio veloci e sicure.

L’Algeria, che condivide 2.500 km di confine con il Mali e il Niger, ha speso, dal 2015, circa 20 milioni di dollari per gestire i flussi di migranti provenienti dalla regione del Sahel e in fuga da guerra e povertà. Il 25 ottobre 2017, Amnesty International aveva denunciato le autorità di Algeri per aver effettuato espulsioni di massa, forzando circa 2.000 cittadini provenienti dall’Africa sub-sahariana a rientrare in Niger e in Mali. Dal 10 aprile all’8 maggio 2018, 1.135 migranti dell’Africa occidentale, tra cui 9 donne e 30 bambini, sono stati assistiti dall’IOM e dalla Un Refugee Agency (UNHCR) a Gao, nel nord del Mali. La maggior parte di loro, in cattivo stato di salute, era stata trasportata dalle autorità algerine al confine con il Niger, venendo abbandonata nel deserto. Da parte sua, il ministro Kacimi, rigettando le accuse mosse dalle organizzazioni per i diritti umani, ha precisato: “Nessuno ci ha aiutato, abbiamo gestito la situazione da soli”.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Chiara Gentili

di Redazione

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