Libia: ex premier contrario alle elezioni entro il 2018

Pubblicato il 23 maggio 2018 alle 14:10 in Africa Libia

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L’ex premier del Consiglio nazionale ad interim di transizione di Tripoli, Mahmoud Jibril, si è dichiarato contrario alle elezioni in Libia entro il 2018. “Andare alle elezioni, in questo momento, significa esporre il Paese al rischio di ulteriori divisioni” e frammentazione politica, ha chiarito Jibril.

Il politico ha altresì affermato che l’obiettivo delle Nazioni Unite, che sarebbe quello di tenere libere elezioni in Libia entro la fine del 2018, non è saggio, poiché il Paese non è ancora pronto. A suo avviso, è necessaria una maggiore unità e un maggior consenso.

L’ex premier libico ha poi dichiarato che il successo elettorale dell’Alleanza delle Forze Nazionali (NFA), il partito politico moderato di cui è a capo, sarebbe stato compromesso dai gruppi armati che detengono il potere a Tripoli. Tali gruppi, a suo dire, avrebbero rapito alcuni funzionari allo scopo di imporre la propria autorità, nonostante l’NFA avesse vinto il maggior numero di voti alle elezioni del 2012.

Jibril sostiene che tutte le parti debbano impegnarsi, per iscritto, ad accettare i risultati delle prossime elezioni. Se questa condizione non venisse rispettata, afferma, non si potrebbe partecipare, perché significherebbe esporsi a un “terzo round di delusione, di sogni irrealizzati”.

Le dichiarazioni di Jibril fanno seguito a quanto affermato dall’inviato ONU in Libia, Ghassan Salamè, che lo scorso 21 maggio, nel corso di una videoconferenza da Parigi, ha affermato che l’impasse politica nel Paese verrà risolta solo grazie alle elezioni.                                                                                                                                                                                     Il funzionario delle Nazioni Unite ha altresì riferito che le opinioni libiche riguardo l’attuale bozza di Costituzione divergono in maniera “drammatica”. Mentre molti sarebbero desiderosi di procedere direttamente a un referendum, altri chiederebbero l’emendamento della bozza di testo o il ritorno a una precedente costituzione. Nel caso queste condizioni non vengano rispettate, secondo Salamé, molti si opporrebbero “fortemente” all’organizzazione di un referendum.  

In seguito, nella giornata di martedì 22 maggio, i ministri degli Esteri di Egitto, Algeria e Tunisia avevano rilasciato una dichiarazione congiunta, in cui affermavano che “qualunque ritardo nella risoluzione della crisi libica potrebbe aprire la strada ad ulteriori escalation di violenze, terrorismo e conflitti”.

Ad oggi, la Libia sta vivendo una situazione di profonda instabilità. Dal 23 marzo al 23 ottobre 2011, Mahmoud Jibril è stato a capo del Consiglio nazionale ad interim di transizione di Tripoli, l’autorità politica nata in seguito alle sommosse popolari in Libia del 2011 che avevano portato al rovesciamento del regime di Gheddafi. Da allora, il Paese non è ancora riuscito a effettuare una transizione democratica. Ad oggi, sono presenti due governi rivali: il Governo di accordo nazionale, con a capo Fayez Al-Sarraj, con sede a Tripoli, e il governo di Tobruk, il cui uomo forte è il generale Khalifa Haftar. A tale proposito, la comunità internazionale concorda sul fatto che l’ONU dovrebbe fare pressione ai due governi rivali, affinché permettano lo svolgersi di un processo elettorale trasparente, senza coercizione o intimidazione degli elettori, dei candidati e delle parti politiche.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Federica Patanè

 

 

di Redazione

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