ISIS: attacco a sorpresa uccide soldati del regime siriano

Pubblicato il 23 maggio 2018 alle 13:20 in Medio Oriente Siria

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Almeno 26 soldati fedeli a Bashar Al-Assad sono stati uccisi in un assalto a sorpresa dell’ISIS nella regione di Badiya, nella Siria orientale, in una postazione del regime non lontana da Palmira, all’alba di martedì 22 maggio.

L’attacco è avvenuto a seguito della liberazione di Damasco dagli ultimi combattenti dell’ISIS a opera dell’esercito siriano, avvenuta a partire dal 20 maggio. In un primo momento, è esplosa un’autobomba, in seguito, si sono verificati scontri tra le due fazioni, che hanno causato la morte di 26 soldati del regime siriano e 5 militanti dell’ISIS. Gli scontri sarebbero ancora in corso, secondo quanto riferito da The New Arab, ad avviso del quale, notizie trapelate dai social media riferiscono che le truppe siriane facevano parte della 18esima divisione corazzata del regime di Al-Assad.

L’ultimo assalto dell’ISIS contro il regime siriano era avvenuto il 18 aprile, presso la città di Mayadin, dove almeno 25 soldati avevano perso la vita, insieme a 13 militanti dell’ISIS. La città di Mayadin era stata liberata il 14 ottobre 2017 dalle truppe governative siriane, con il sostegno dei loro alleati.

Nonostante il presidente Al-Assad governi ora pienamente nell’aerea di Damasco, alcune porzioni di territorio al confine con l’Iraq, la Turchia e la Giordania restano al di fuori del controllo statale. Nei soli mesi di aprile e maggio, secondo le stime delle Nazioni Unite, ben 110.000 persone sono state evacuate dalla Siria nord-occidentale e dalle aree in mano ai ribelli a nord di Aleppo. Le forze politiche dell’opposizione hanno definito tale strategia del governo uno “sfollamento coatto” mirato a evacuare al di fuori dei confini del Paese gli oppositori del regime di Al-Assad. Il governo siriano ha replicato che nessuno viene obbligato ad andarsene, ma chi decide di restare deve accettare le leggi del Paese.

La situazione in Siria rimane complessa e l’intervento di forze straniere è ancora rilevante. L’esercito americano occupa gran parte della regione orientale e nord-orientale, controllata da gruppi curdi che sperano nell’autonomia dal governo di Damasco. L’amministrazione Trump ha annunciato il 18 maggio che ritirerà truppe e assistenza dalla Siria nord-occidentale, dominata da fazioni islamiste, e concentrerà i propri sforzi sulla ripresa e ricostruzione della regione nord-orientale, nelle aree dove le forze a guida statunitense hanno strappato territori allo Stato Islamico.

Le milizie curde hanno usato la forza per difendere il territorio dalle forze fedeli ad Assad. La Turchia, temendo un attacco a sua volta da parte dei curdi, ha lanciato un’offensiva nella Siria nord-occidentale contro i curdi siriani, i quali ambiscono a ricavare un territorio-cuscinetto nel luogo in cui sono raggruppate le forze dei ribelli contrari al regime di Assad.

Per quanto riguarda la zona sud-occidentale del Paese, dove i ribelli detengono ancora una porzione di terre al confine con Israele e con la Giordania, Assad corre il pericolo di entrare in conflitto con Israele, che intende difendere la propria frontiera da scontri e incursioni, e che ha iniziato a condurre raid aerei in Siria. In tale area, nella notte tra il 9 e il 10 maggio, l’esercito israeliano ha colpito contemporaneamente più di 50 obiettivi iraniani in Siria, causando la morte di 23 persone, di cui 5 soldati governativi, fedeli al governo siriano, in risposta a un attacco lanciato da Teheran contro le alture del Golan occupato. Si è trattato di una delle più grandi operazioni israeliane da decenni, secondo quanto riferito dalle Forze di Difesa israeliane.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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