IOM: rimpatriati 148 cittadini del Ghana dalla Libia

Pubblicato il 23 maggio 2018 alle 11:11 in Ghana Immigrazione

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L’Organizzazione Internazionale per le migrazioni (IOM), in collaborazione con il governo del Ghana e le sue autorità aeroportuali, ha facilitato il rimpatrio di 148 cittadini ghanesi che si trovavano in Libia. Il gruppo, che comprende 4 donne e 2 bambini, è arrivato a bordo di un charter all’aeroporto internazionale Kotoka della capitale del Ghana, Accra, nella seconda settimana di maggio. Si è trattato del quarto volo organizzato dall’IOM attraverso l’iniziativa congiunta con l’Unione Europea per la protezione e il rimpatrio dei migranti dalla Libia.

Dal giugno 2017 ad oggi, 706 ghanesi, di cui 661 uomini e 45 donne, sono tornati in patria volontariamente dopo aver trascorso molto tempo nei centri di detenzione del Paese nordafricano, con la speranza di giungere in Europa. “Il numero dei cittadini del Ghana che sta venendo rimpatriato dalla Libia rimane molto alto e sottolinea la necessità di effettuare continui interventi per assicurare la loro protezione”, ha spiegato il capo della missione dell’IOM nel Paese africano, Sylvia Lopez-Ekra, la quale ha precisato che la priorità dell’organizzazione è garantire la salvezza e la dignità di tutti coloro che scelgono la strada del rimpatrio volontario nelle proprie comunità di origine.

Secondo le stime aggiornate al marzo 2018, 62.422 ghanesi erano stati individuati in Libia, costituendo la quinta nazionalità dopo gli egiziani, i nigeriani, i ciadiani e i sudanesi. Complessivamente, sono state identificate 38 nazionalità diverse di migranti nel Paese nordafricano. L’IOM spiega che, alla luce dei continui abusi e delle situazioni precarie degli stranieri all’interno dei centri di detenzione libici, è necessario continuare a fornire l’opportunità dei rimpatri volontari. A tal fine, l’organizzazione dell’Onu effettua indagini ed interviste pre-partenza, insieme a esami medici, a tutti coloro che decidono di tornare nel proprio Paese, facilitandoli a ottenere i documenti di viaggio.

Nel caso specifico del Ghana, prima dell’arrivo in patria, i migranti effettuano screening sanitari e vengono registrati presso il Ghana Immigration service e controllati dal servizio di polizia e di indagini criminali locale.Succesisvamente, vengono registrati dall’IOM e ricevono acqua e cibo, insieme a una somma di denaro prestabilita per le prime necessità. Generalmente, le principali aree di origine dei migranti ghanesi sono le regioni di Ashanti, Bong-Ahafo e Freater Accra, seguite dalle regioni occidentali del Paese che, negli ultimi mesi, hanno accolto il 18% dei rimpatriati. Una volta rientrati, i migranti hanno l’opportunità di essere assistiti per la reintegrazione nelle comunità locali.

Il Ghana è stato il primo Paese dell’Africa subsahariana a ottenere l’indipendenza dal dominio coloniale britannico nel 1957. La storia sua storia è stata marcata sia dallo sviluppo e dal progresso nell’ambito dell’educazione e della salute, sia da battute d’arresto causate da problemi economici, di stabilità politica e di corruzione. La transizione democratica del Paese è avvenuta tramite il trasferimento pacifico di potere dal leader storico, John Mahama, al nuovo presidente eletto, Akufo-Addo, che ha vinto le elezioni politiche nel dicembre 2016. Secondo quanto riportato da Amnesty International, le violazioni dei diritti dei bambini e delle donne e le discriminazioni contro i disabili persistono in tutto il Paese.

L’innovativo approccio all’assistenza per la reintegrazione dei migranti lanciato dall’OIM nell’Africa occidentale e centrale, nell’ambito dell’iniziativa congiunta con l’UE, combina il sostegno per il rimpatrio dei migranti e per le loro comunità di origine. L’iniziativa mira altresì ad alleviare le possibili tensioni, coinvolgendo le comunità locali nei progetti di reintegrazione e sensibilizzando l’opinione pubblica ad affrontare il ritorno dei migranti. È finanziata dall’Emergency Trust Fund for Africa (EUTF) ed è implementata dall’IOM in collaborazione con il governo del Ghana.

La Libia, ormai da anni, costituisce il principale porto di partenza dei migranti che, vittima dei trafficanti, tentano di raggiungere l’Europa sui barconi lungo la tratta del Mediterraneo centrale. A causa dell’assenza di un’unica autorità politica in grado di controllare efficacemente tutto il territorio nazionale, i trafficanti di esseri umani stanno portando avanti le loro attività, così che i migranti sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati e rinchiusi in centri di detenzione. Questi trattamenti non sono destinati soltanto agli uomini, ma vengono applicati indistintamente anche a donne e bambini. Al momento, secondo le stime della UN Refugee Agency, circa 5.700 individui si trovano ancora nei centri di detenzione libici, di cui 2.637 dovranno essere assistiti dall’agenzia dell’Onu. L’inviato speciale della UN Refugee Agency per la situazione nel Mediterraneo centrale, Vincent Cochetel, ha riferito che le condizioni dei rifugiati nei centri di detenzione libici sono estremamente gravi, motivo per cui il programma di evacuazione è vitale per la loro salvezza. Sono circa 605.226 le persone che necessitano assistenza in Libia, di cui 184.612 sfollati interni.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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