Rep. Dem. del Congo: 7 morti nel Kasai

Pubblicato il 22 maggio 2018 alle 8:45 in Africa Rep. Dem. del Congo

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Almeno 7 persone sono state uccise e 11 ferite nella notte tra domenica 20 e lunedì 21 maggio in un villaggio nel Kasai, una regione nel sud-ovest della Repubblica Democratica del Congo. “Uomini armati vicini al capogruppo di una milizia locale, Kalamba Dilondo, hanno fatto irruzione di notte nel villaggio di Matopolo e ucciso 7 persone con fucili calibro 12”, ha dichiarato l’amministratore del territorio di Mweka, Jacob Pembelongo.    

Il villaggio di Matopolo si trova a 220 km a nord di Kananga, capitale della provincia centrale del Kasai. La questione della sicurezza in quelle aree è critica. Secondo diverse testimonianze locali, il maggior responsabile delle violenze che vengono perpetrate nella regione del Kasai sarebbe il gruppo armato di Dilondo. Arrestato dall’esercito lo scorso marzo, il leader è stato rilasciato ed è tornato al suo villaggio all’inizio di maggio, a bordo di un elicottero della missione delle Nazioni Unite nella Repubblica democratica del Congo (MONUSCO).

Il Paese, da sempre al centro di conflitti etnici acuiti dalla rivalità sul controllo delle risorse minerarie locali, è da più di un anno afflitto da violenze e scontri di milizie armate che hanno reso difficile la gestione della sicurezza nel territorio. Da più di un anno le tensioni hanno sparso violenza soprattutto nel Kasai, una regione in precedenza relativamente pacifica. I disordini sono scoppiati in seguito alla morte del leader Kamuina Nsapu, il 12 agosto 2016, capo della milizia locale che tuttora conduce la ribellione contro le forze di sicurezza dello Stato. Secondo i dati delle Nazioni Unite, gli scontri tra milizie, esercito e polizia nel Kasai hanno provocato, lo scorso anno, la morte di più di 3.000 persone e la fuga di almeno 1.4 milioni di abitanti.

In merito all’episodio di domenica 20 maggio, un ufficiale dell’esercito, che ha chiesto di restare anonimo, ha affermato che il numero di 7 morti è solo provvisorio e ha accusato i ribelli della comunità Kete, vicini al capo locale Kalamba Dilondo, di essere responsabili di questo attacco. “L’esercito ha preso provvedimenti per schierare soldati in quest’area”, ha rivelato la stessa fonte.

Dopo aver guadagnato l’indipendenza dal Belgio, nel 1960, la Repubblica Democratica del Congo, Stato africano ricco di risorse, non è mai riuscito ad effettuare una transizione di potere pacifica. La violenza ha raggiunto il culmine e si è estesa in tutta la nazione dopo che l’attuale presidente, Joseph Kabila, nel dicembre 2016, ha deciso di rimanere al potere per il terzo mandato presidenziale. Il 4 agosto 2017, l’UNICEF ha denunciato la situazione, rendendo noto che la Repubblica Democratica del Congo sta affrontando una delle peggiori crisi umanitarie al mondo. La situazione è talmente grave che, oltre agli scontri continui, nel Paese sono diffuse pratiche come la tortura, i rapimenti, le esecuzioni e il reclutamento di bambini soldato.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Chiara Gentili

di Redazione

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