Libia: South Security Force pronta a entrare in azione

Pubblicato il 22 maggio 2018 alle 15:40 in Africa Libia

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Il portavoce del governo di Tripoli, Mohammed El Sallak, ha dichiarato che i comandanti delle zone militari occidentali, centrali e di Tripoli si stanno preparando per formare la South Security Force. Tale forza speciale, istituita per ordine del premier libico Faiez Serraj, avrà il compito di proteggere le zone meridionali della Libia, combattendo “il terrorismo, i trafficanti di esseri umani e i militanti stranieri che si infiltrano nei confini del Paese”. La dichiarazione è stata rilasciata da El Sallak nel corso di una conferenza stampa nella capitale, lunedì 21 maggio.

La nuova forza, che sarà composta da battaglioni provenienti da ciascuna delle zone controllate dal governo di Tripoli, dovrebbe diventare pienamente operativa entro il 26 maggio. La brigata proteggerà l’area centro-meridionale della Libia, teatro, da mesi, di una guerriglia fra le tribù rivali Awlad Sulaiman e Tubu, che si battono per il controllo del territorio. Tra sabato 12 e domenica 13 maggio, gli scontri si sono concentrati nella città di Sabha, situata a 600 km a sud di Tripoli. L’area è ufficialmente controllata dalle forze del generale Khalifa Haftar, comandante della Libyan National Army (LNA) e uomo forte del governo di Tobruk, e stando a quanto riferito dal quotidiano The Libya Observer, alcune milizie appartenenti alla tribù di Awlad Sulaiman sosterrebbero Haftar, mentre la tribù Tubu sarebbe fedele al governo di Tripoli. In questo contesto, dunque, gli scontri vedrebbero contrapporsi principalmente le forze guidate da Haftar, a quelle del governo di Tripoli, e non i membri delle due tribù rivali di Tubu e Awlad Sulaiman.

El Sallak ha poi affrontato la questione di Derna, dove i militari fedeli ad Haftar si stanno battendo contro il Derna Mujahideen Council (DMSC), una coalizione di militanti islamisti e ribelli che, nel 2015, avevano cacciato l’ISIS dall’area. Il 12 maggio il capo del DMSC, Atiyah Al-Shaari, ha annunciato che la coalizione verrà sciolta e sostituita da una nuova forza, chiamata Derna Security Force. El Sallak ha ribadito la richiesta del governo di Tripoli di risolvere tale conflitto pacificamente, evitando ulteriori spargimenti di sangue, e ha chiesto l’istituzione di un passaggio sicuro per permettere ai residenti di Derna di ricevere cibo, medicine e altri servizi essenziali.

A tale proposito, nel corso di una videoconferenza da Parigi, l’inviato ONU in Libia, Ghassan Salamé, ha lanciato un appello affinché vengano adottate tutte le precauzioni possibili per proteggere gli abitanti di Derna, tra cui l’istituzione di un passaggio sicuro per consentire ai civili di uscire dalla zona. “L’ONU sta lavorando duramente per affrontare la situazione umanitaria e si sta preparando nel caso in cui il conflitto peggiori” ha dichiarato il funzionario delle Nazioni Unite.

Anche altri membri del Consiglio di sicurezza dell’ONU, tra cui Regno Unito, Stati Uniti, Francia e Svezia, hanno espresso preoccupazione per la situazione a Derna, dichiarando altresì di supportare il piano d’azione proposto da Salamé, che prevede lo svolgimento di libere elezioni, in Libia, entro la fine dell’anno, per risolvere la crisi politica.

Ad oggi, la Libia sta vivendo una situazione di profonda instabilità. In seguito al rovesciamento di Muammar Gheddafi, effettuato dall’intervento della NATO nell’ottobre 2011, il Paese non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica. Al momento, nel Paese si contrappongono due governi rivali, il Governo di accordo nazionale, con a capo Fayez Al-Sarraj, con sede a Tripoli, e il governo di Tobruk, il cui uomo forte è il generale Khalifa Haftar. In questo contesto, la comunità internazionale concorda sul fatto che l’ONU dovrebbe fare pressione ai due governi rivali, affinché permettano lo svolgersi di un processo elettorale trasparente, senza coercizione o intimidazione degli elettori, dei candidati e delle parti politiche.

 Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Federica Patanè

 

di Redazione

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