Erdogan considera l’embargo contro Israele

Pubblicato il 22 maggio 2018 alle 20:41 in Israele Turchia

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Il presidente Tayyip Erdogan ha affermato che la Turchia potrebbe prendere in considerazione l’imposizione di un embargo contro alcuni beni israeliani, a seguito delle violenze avvenute nella giornata del 14 maggio al confine tra Gaza e Israele, che hanno provocato più di 60 vittime palestinesi.  

“Metteremo le nostre relazioni sul tavolo, in particolare le quelle economiche e commerciali. Abbiamo un’elezione davanti a noi. Dopo le votazioni, faremo i nostri passi in questa direzione “, ha detto Erdogan, secondo quanto riportato dal quotidiano turco, Hurriyet Daily.

Il presidente turco, in piena campagna elettorale per le elezioni presidenziali e parlamentari che si terranno il 24 giugno 2018, ha sempre ritenuto la questione palestinese di importanza centrale. Già il 13 dicembre scorso, Erdogan aveva ospitato un vertice dell’OIC a Istanbul, per denunciare la decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele, annunciata ufficialmente il 6 dicembre 2017.

A seguito delle violenze del 14 maggio a Gaza, coincise con l’apertura dell’ambasciata americana a Gerusalemme, Erdogan ha convocato, il 18 maggio, un summit speciale in Turchia dell’Organizzazione per la Cooperazione Islamica (OIC), l’organizzazione internazionale fondata in Marocco nel 1969 che rappresenta 57 Paesi del mondo. Durante l’incontro, i leader musulmani hanno chiesto la formazione di una forza internazionale per proteggere i palestinesi, a seguito delle violenze di Gaza, durante le quali l’esercito israeliano ha aperto il fuoco sui manifestanti palestinesi, con almeno 60 morti nella giornata del 14 maggio. Durante lo stesso summit, è stata proposta l’adozione di misure politiche ed economiche appropriate contro gli Stati che hanno seguito gli Stati Uniti nella decisione di trasferire la propria ambasciata in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme. Tale proposta ha rafforzato l’appello rivolto a tutti i Paesi della comunità internazionale di impedire che “i beni prodotti dagli insediamenti illegali israeliani” entrino nei loro mercati. In particolare, l’appello non fa riferimento ad un embargo su tutti i beni israeliani, ma è relativo ai beni prodotti nella parte della Cisgiordania occupata da Israele e nelle alture del Golan. 

Domenica 20 maggio, durante il volo di ritorno dalla Bosnia, Erdogan ha ribadito ai giornalisti che l’OIC è a favore dell’imposizione di un embargo su alcuni beni israeliani, secondo quanto riferito da Reuters. “Spero che i Paesi membri dell’OIC implementino la decisione dell’embargo, in linea con la raccomandazione. Di conseguenza, nessun prodotto dovrebbe essere più importato da lì”, ha dichiarato Erdogan.    Erdogan ha, tuttavia, affermato che la Turchia riconsidererà i suoi legami economici e commerciali con Israele. Nel 2017, il Paese mediorientale era il decimo mercato per le esportazioni turche, con un acquisto da parte di Israele di beni turchi per un valore di circa 3,4 miliardi di dollari, secondo le statistiche del Fondo Monetario Internazionale (FMI). I dati dell’Istituto di Statistica turco, invece, stimano che il volume degli scambi tra i due Paesi ammontava a 4,9 miliardi di dollari, nello stesso anno.  

Recentemente, Erdogan è stato estremamente critico nei confronti delle decisioni statunitensi in Medio Oriente. In occasione dell’ultimo summit dell’OIC, il leader turco aveva dichiarato che la decisione di Trump di spostare l’ambasciata a Gerusalemme aveva incoraggiato Israele alle violenze ed è risultata nella repressione violenta delle proteste al confine con Gaza.

La Turchia è particolarmente attiva nella risposta alle azioni di Israele nei confronti dei territori Palestinesi. Il presidente turco ha paragonato le azioni delle forze israeliane a quelle della Germania nazista nei confronti degli ebrei, durante la seconda guerra mondiale. Ha, inoltre, ricordato che l’OIC aveva esortato le Nazioni Unite a creare una forza di pace per proteggere i palestinesi, in modo simile a quelle create in Kosovo e in Bosnia-Erzegovina. “Pensiamo che ciò li scoraggerà e non sarà facile per Israele sparare alle forze delle Nazioni Unite”, ha affermato il presidente turco.

Erdogan ha risposto sul piano diplomatico alle violenze di Gaza chiedendo all’ambasciatore israeliano ad Ankara di lasciare il Paese e richiamando anche i suoi diplomatici negli Stati Uniti e Israele “per le consultazioni”. I leader dei due Paesi si sono scambiati messaggi accesi su Twitter. “Netanyahu è il primo ministro di uno Stato di apartheid che ha occupato le terre di un popolo indifeso per 60 anni in violazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite”, ha scritto su Twitter Erdogan. “Ha le mani sporche del sangue dei palestinesi e non può nascondere i propri crimini attaccando la Turchia. Vuoi una lezione di umanità? Leggi i 10 comandamenti “, ha aggiunto. In una dichiarazione di risposta, Netanyahu ha scritto che “Erdogan è tra i maggiori sostenitori di Hamas e non c’è dubbio che egli comprenda bene il terrorismo e il massacro. Suggerisco di non predicare la moralità nei nostri confronti”.

 L’attuale disputa tra Israele e Turchia costituisce il massimo momento di tensione dal 1 giugno 2010, data dell’assalto dei marines israeliani a una nave umanitaria, per assicurare il rispetto del blocco navale di Gaza. In quell’occasione, le forze israeliane avevano ucciso 10 attivisti turchi e provocato una rottura dei legami diplomatici che è durata fino al 28 giugno del 2016, data della forma dell’accordo di riconciliazione tra i due Paesi.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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