Burundi: approvati gli emendamenti alla Costituzione

Pubblicato il 22 maggio 2018 alle 14:10 in Africa Burundi

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La commissione elettorale in Burundi ha annunciato, lunedì 21 maggio, che la nuova Costituzione del Paese è stata approvata in maniera schiacciante, con il 73% dei voti a favore del Sì al referendum. Gli emendamenti costituzionali, approvati con la votazione del 17 maggio, prevedono di estendere il mandato presidenziale da 5 a 7 anni e permetteranno al presidente in carica, Pierre Nkurunziza, di restare al potere per altri due mandati consecutivi, fino al 2034.

Il presidente della commissione, Pierre Claver Ndayicariye, ha dichiarato in una conferenza stampa che il 96% dei 4,7 milioni di elettori registrati in Burundi si è recato a votare giovedì 17 maggio. Tuttavia, i leader dell’opposizione e i rappresentanti dei gruppi per i diritti umani sostengono che il voto e tutta la campagna elettorale si siano svolti in un clima di paura e intimidazione. Sabato 19 maggio, il capo della coalizione d’opposizione nota in lingua Kirundi con il nome di Amizero y’Abarundi, Agathon Rwasa, aveva affermato che le forze governative avrebbero arrestato alcuni avversari politici prima del ballottaggio e minacciato di assassinare coloro che avevano votato No. “Non accetteremo l’esito di questo referendum perché è una finzione”, aveva dichiarato l’uomo. Rwasa è inoltre intenzionato a presentare una petizione in tribunale nei prossimi giorni. La Corte Costituzionale, a quel punto, sarebbe tenuta ad ascoltare la petizione e prendere una decisione, sebbene il leader dell’opposizione abbia detto di essere poco fiducioso di riuscire a ottenere giustizia. “La nostra coalizione è davvero sconvolta. Il referendum è soltanto un tentativo del presidente di aggrapparsi al potere”, ha aggiunto. Secondo gli avversari del presidente, le modifiche alla costituzione permetteranno a Nkurunziza, che ha ricevuto quest’anno dal suo partito il titolo di Guida suprema Eterna, di essere al di sopra della legge.

Diversi gruppi umanitari che operano nel Paese hanno denunciato le violenze e i numerosi interventi attuati dalle forze governative per reprimere il dissenso. Si tratterebbe di arresti arbitrari degli oppositori, scioglimento dei raduni in favore del No e minacce di morte da parte dell’Imbonerakure, l’ala giovanile del partito di governo fedele al presidente, il CNDD-FDD. L’ONG Human Rights Watch ha riferito che almeno 15 persone contrarie al referendum sono state uccise dopo il ballottaggio, mentre altre 6 sono state maltrattate e 8 rapite.

Dal canto suo, il governo ha sempre negato le accuse di illegalità e ha sostenuto che il voto è stato libero ed equo. Il portavoce del presidente, Willy Nyamitwe, ha annunciato che la votazione si è svolta “in pace”. Gli ufficiali del governo hanno riferito che, durante le votazioni, lunghe file di elettori “aspettavano in calma e serenità”. La commissione elettorale ha fatto anch’essa una valutazione positiva della campagna referendaria e ha affermato: “il voto rappresenta un impegno storico per la democrazia e per il consolidamento della sovranità nazionale”.   

Il presidente Nkurunziza era salito al potere il 26 agosto 2005, dopo che un accordo di pace era stato siglato tra i ribelli Hutu e l’esercito Tutsi per mettere fine alla guerra civile iniziata nell’ottobre 1993, in cui 300.000 persone erano state uccise. Nel luglio 2015, il leader decise di ricandidarsi per il suo terzo mandato presidenziale, scatenando un’intensa ondata di proteste. Gli oppositori contestarono la decisione sostenendo che fosse contraria alla costituzione, ma, nonostante le violenze e le repressioni governative, che causarono la morte di almeno 1.200 persone, Nkurunziza fu eletto nuovamente presidente con il 69,4% dei voti. La partecipazione popolare, tuttavia, risultò inferiore al 30% e molti tentarono di boicottare il voto. Dal 2015, oltre 400.000 cittadini sono fuggiti dal Burundi.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Chiara Gentili

 

di Redazione

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