Thailandia: molteplici attacchi nel sud, 3 feriti

Pubblicato il 21 maggio 2018 alle 6:00 in Asia Thailandia

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Molteplici attacchi con ordigni esplosivi, di probabile matrice separatista, hanno ferito almeno 3 persone nella regione meridionale della Thailandia.

Negli attacchi, avvenuti domenica 20 maggio, erano stati nascosti ordigni esplosivi vicino ad alcuni sportelli di prelievo automatici in almeno 14 siti diversi, tutti appartenenti a province meridionali del Paese, tra cui Yala, Pattani, Narathiwat e Songkhla. La detonazione di alcune delle bombe ha ferito almeno 3 civili; a renderlo noto è stato l’esercito nazionale. “Ogni anno si assiste a violenze durante il periodo del Ramadan”, ha spiegato ai giornalisti di Reuters il colonnello Pramote Prom-in, portavoce delle forze di sicurezza regionali. Nessun gruppo terroristico ha rivendicato gli attacchi; ciò avviene molto spesso nel sud della Thailandia. Quest’anno, l’inizio del mese santo del Ramadan è avvenuto mercoledì 16 maggio, e continuerà fino a giovedì 14 giugno.

Prima di venire annesse alla Thailandia, nel 1909, le province di Yala, Pattani e Narathiwat facevano parte di un sultanato indipendente di musulmani malesi. Alcuni gruppi di ribelli nel sud del Paese hanno affermato di stare attualmente combattendo per stabilire nelle suddette regioni uno Stato autonomo e indipendente dal governo thailandese.

Il primo ministro thailandese, Prayuth Chan-ocha, nel mese di aprile aveva riferito ai media locali che il suo governo aveva compiuto passi avanti senza precedenti nelle trattative con i dissidenti, con i quali è impegnata nel ruolo di mediatrice la Malesia, Paese confinante, a partire dal 2015. Tuttavia, un portavoce di Mara Patani, uno dei principali gruppi di ribelli che sono in contatto con il governo, ha riferito a Reuters che i progressi sono molto lenti, e ha incolpato il governo thailandese di vantarsi in maniera esagerata dei successi di tali negoziati.

Dal 2004 a oggi, la lunga insorgenza dei separatisti nelle province musulmane  di Yala, Pattani e Narathiwat, prevalentemente malesi, in un Paese che è invece a maggioranza buddista, ha provocato la morte di circa 7mila persone. Tale bilancio è stato fornito dall’organizzazione Deep South Watch, la quale è impegnata a monitorare le violenze nella regione meridionale della Thailandia. I vari governi che si sono susseguiti, incluso quello attualmente al potere, hanno intrattenuto trattative con i gruppi ribelli, nel tentativo di portare pace e stabilità nel Paese, tuttavia le discussioni tra le parti sono rimaste in fase di stallo fino ai giorni recenti.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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