Mali: soldato del G5 Sahel coinvolto in uno scontro che ha ucciso 12 civili

Pubblicato il 21 maggio 2018 alle 13:50 in Africa Mali

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Uno scontro tra un uomo armato e un soldato appartenente al comando del G5 Sahel ha provocato la morte di almeno 12 civili in un mercato dell’area di Boulekessi, vicino al confine con il Burkina Faso. La sparatoria si è verificata sabato 19 maggio ma le dinamiche della vicenda non sono ancora ben note. Fonti militari locali hanno riferito che è in corso un’indagine per risalire all’identità dell’uomo che ha sparato al soldato e scoprire esattamente quanti civili sono rimasti uccisi nello scontro. Secondo alcuni testimoni, le vittime sarebbero più di 15.

Un militare della Forza G5 del Sahel ha dichiarato, domenica 20 maggio: “Uno dei nostri soldati è stato aggredito da un uomo armato al mercato di Boulekessi. Le truppe maliane che partecipano all’operazione per combattere i gruppi jihadisti della regione sono al centro di questo incidente”.

Le azioni dei ribelli estremisti costituiscono una grave minaccia per la stabilità del Mali e di tutta l’area del Sahel. Spesso le loro offensive mirano ad attaccare le forze militari straniere che operano sul territorio e a inasprire i rapporti tra i gruppi etnici locali, come fulani e tuareg. Secondo quanto riporta Al Jazeera, i miliziani armati, prima confinati solo a nord, avrebbero intensificato le violenze nel tentativo di estendere la loro presenza nella regione e stabilirsi a sud.

L’iniziativa G5 Sahel Force è stata lanciata nel febbraio 2017 per sconfiggere i gruppi armati attivi nell’area africana nord-occidentale e contrastare la crescita dell’estremismo. Il corpo della missione è composto da 5.000 ufficiali, tra cui soldati, poliziotti e agenti speciali originari di Mali, Mauritania, Niger, Burkina Faso e Ciad. Il presidente francese, Emmanuel Macron, è uno dei principali sostenitori del G5 Sahel. La Francia spera che l’istituzione di questa autorità permetta loro di ritirare le circa 4000 truppe che si trovano in Mali dal 2013. In quell’anno, Parigi aveva stanziato i suoi uomini nel contesto di un’operazione ONU volta a evitare che i militanti islamisti prendessero il controllo del Paese. Dal 2013 sono 162 le vittime appartenenti al corpo della missione MINUSMA, l’operazione di peacekeeping in Mali, annoverata tra le più pericolose dell’ONU.

Dopo l’indipendenza dalla Francia, nel 1960, il Mali ha vissuto 23 anni di dittatura militare fino alle elezioni democratiche del 1992. Nell’aprile 2012, dopo il colpo di Stato al presidente Amadou Toumani Toure, i tuareg avevano preso il controllo del nord del Paese e dichiarato l’indipendenza della regione. Tuttavia, tre mesi dopo, un gruppo ribelle legato ad Al-Qaeda, Ansar Dine, si era imposto su quell’area mettendo in serio pericolo la sicurezza dello Stato. Due anni dopo, nel giugno 2015, un accordo di pace è stato firmato tra governo e tuareg. La minaccia jihadista, invece, non si è arrestata e, da allora, si verificano periodicamente attacchi. Tra i diversi gruppi terroristici attivi in Mali, figura anche al-Qaeda del Maghreb (AQIM) che, il 9 maggio, aveva minacciato di voler attaccare le compagnie occidentali che effettuano operazioni commerciali negli Stati africani del nord-ovest. Inizialmente le azioni terroristiche erano concentrate nel deserto del nord o nei territori del centro ma, nel corso del tempo, si sono estese anche nel sud del Paese e verso i confinanti Niger, Burkina Faso e Costa d’Avorio.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Chiara Gentili

di Redazione

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