210 bambini soldato rilasciati in Sud Sudan

Pubblicato il 21 maggio 2018 alle 16:00 in Africa Sud Sudan

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Il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF) ha riferito che più di 200 bambini soldato sono stati liberati da alcuni gruppi armati in Sud Sudan e assistiti dagli operatori umanitari, dopo essere stati immediatamente disarmati. Con il rilascio di questi 210, avvenuto venerdì 18 maggio, il numero dei combattenti minorenni liberati dall’inizio di quest’anno è salito a 806. Il portavoce del Segretariato Generale dell’ONU, Farhan Haq, ha dichiarato che nei prossimi mesi ulteriori rilasci potrebbero dare la libertà a più di 1.000 bambini. Tuttavia, secondo le stime dell’organizzazione umanitaria, sarebbero almeno 19.000 i bambini soldato costretti a combattere a fianco dei miliziani armati attivi sul territorio. È stato accertato che la maggior parte dei bambini rilasciati venerdì proveniva dal Movimento d’opposizione per la liberazione del popolo sudanese (SPLM-IO), anche conosciuto con il nome di Forze antigovernative (AGF), mentre 8 facevano parte del Fronte di salvezza nazionale (NAS), un altro gruppo ribelle schierato contro il presidente Kiir.     

Il Sottosegretario dell’ONU per gli affari umanitari, Mark Lowcock, in visita in Sud Sudan, ha dichiarato che sia il governo sia l’opposizione non hanno fatto abbastanza per fermare la violenza nel Paese e impedire ai ribelli di intercettare i soccorsi degli operatori umanitari. In più, quattro agenti delle Nazioni Unite sono stati uccisi e altri 10 rapiti negli ultimi due mesi. Lowcock ha chiarito che il trattamento che rischiano di subire gli operatori umanitari in Sud Sudan è inammissibile e va condannato.

Il reclutamento militare è una delle minacce maggiori cui vanno incontro i bambini sud-sudanesi. L’ufficiale di protezione dell’UNICEF, Franka David, ha riferito: “I ragazzi, alcuni molto piccoli, sono oberati di lavoro. Camminano attraverso i cespugli tutta la notte. Se si addormentano, i soldati affidano loro altre mansioni, come prendere l’acqua e cucinare. Se si stancano, vengono puniti. La maggior parte di loro vivono nella paura. Se sono malati, nessuno li cura. Niente vestiti, niente cibo, niente educazione”. Negli ultimi quattro anni e mezzo, l’UNICEF ha supervisionato la liberazione di oltre 2.600 bambini provenienti da diversi gruppi armati sparsi in tutto il Paese, assistendoli nel ritorno alle loro famiglie e alla loro comunità.

Il Sud Sudan è lo Stato più giovane del continente, avendo proclamato l’indipendenza nel luglio 2011, ma resta uno dei Paesi più frammentati dell’Africa centrale, con più di 60 gruppi etnici che professano diverse religioni locali. Nel dicembre 2013, a soli due anni dalla costituzione del nuovo Stato, le truppe fedeli al presidente Salva Kiir, di etnia dinka e in carica dal luglio 2011, hanno cominciato a fronteggiarsi con quelle fedeli all’ex vicepresidente Riech Machar, di etnia nuer, trascinando il Paese in una violenta guerra civile. Da allora, è stato stimato che almeno 50.0000 persone siano state uccise, mentre oltre 4 milioni, ossia un terzo della popolazione totale, sono state costrette a lasciare le loro case e trasferirsi negli Stati confinanti, come Etiopia e Uganda. Gli scontri hanno provocato in Sud Sudan una grave crisi umanitaria, con quasi 2/3 della popolazione afflitta da malnutrizione e mancanza di cure mediche.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Chiara Gentili

di Redazione

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