Venezuela: Maduro accusa USA di voler sabotare le elezioni imponendo sanzioni

Pubblicato il 20 maggio 2018 alle 6:04 in USA e Canada Venezuela

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Sabato 19 maggio, il Venezuela ha accusato gli Stati Uniti di aver imposto nuove sanzioni contro alcuni funzionari senior del suo governo per sabotare le elezioni presidenziali che si terranno domenica 20 maggio e che, secondo l’opposizione del Paese, avranno esiti truccati.

Washington ha aumentato la pressione sul governo del presidente, Nicolás Maduro, venerdì 18 maggio, accusandolo di aver tratto benefici dai trasferimenti di narcotici illegali e imponendo restrizioni sul secondo funzionario del Partito Socialista, Diosdado Cabello, sua moglie, Marleny Josefina Contreras, che gestisce l’istituto turistico del Paese, e suo fratello, Jose David. Contro Maduro gli Stati Uniti avevano già imposto sanzioni per abusi sui diritti umani, accusando il leader di essere responsabile dell’attuale crisi politica ed economica del Venezuela. Tuttavia, con le accuse di venerdì, Washington ha per la prima volta collegato pubblicamente Maduro al traffico di droga.

In una dichiarazione, il governo di Caracas ha definito le sanzioni come parte di “una sistematica campagna di aggressione” da parte del presidente statunitense, Donald Trump. Inoltre, i funzionari venezuelani hanno spiegato che le accuse di Washington non hanno basi legali. “Non sorprende che alla vigilia di una nuova elezione, quando il popolo venezuelano è chiamato a difendere la sua democrazia contro le aggressioni imperialiste che cercano di deragliarla, il regime statunitense ancora una volta cerca di sabotare il voto”.

L’opposizione del Venezuela, che sostiene per le elezioni del 20 maggio il candidato Henri Falcon, ha definito le elezioni truccate. Sabato 19 maggio, il partito d’opposizione, Voluntad Popular, ha fatto nuovamente pressioni sul popolo per convincere gli elettori a boicottare il voto, descrivendolo come un tentativo di convalidare la dittatura nel Paese. Maduro ha dichiarato che le elezioni saranno libere e giuste, e ha accusato l’opposizione di rifiutarsi di partecipare poiché consapevole dell’impossibilità di vittoria.

L’amministrazione venezuelana è stata costretta a chiedere alle Nazioni Unite e ad altre istituzioni internazionali di inviare gli osservatori che monitoreranno il voto del 20 maggio. Tuttavia, l’Onu ritiene che nel Paese non ci siano le condizioni per garantire un processo democratico. Stati Uniti, Canada, Unione Europea e altri Paesi dell’America Latina hanno dichiarato che non riconosceranno in nessun caso i risultati delle elezioni, considerandole ingiuste e non trasparenti.

Inizialmente, le presidenziali in Venezuela si sarebbero dovute tenere il 22 aprile, ma a marzo il Consiglio Nazionale Elettorale aveva deciso di rinviarle al 20 maggio, in concomitanza con il voto locale, statale e municipale. Il rinvio era stato concordato dal governo di Maduro con i partiti dell’opposizione, che inizialmente avevano deciso di non partecipare, per poi cambiare idea.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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