Siria: ribelli lasciano enclave, media statali smentiscono

Pubblicato il 20 maggio 2018 alle 14:00 in Medio Oriente Siria

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L’Osservatorio siriano per i Diritti Umani ha reso noto che i miliziani dell’ISIS avrebbero evacuato un’enclave a sud di Damasco dopo un accordo sulla ritirata, ma i media statali hanno smentito la notizia, chiarendo che gli scontri tra jihadisti ed esercito siriano sono ancora in corso.

Domenica 20 maggio, in un servizio andato in onda live su un canale televisivo nazionale siriano, un giornalista ha affermato che le operazioni dell’esercito governativo, nell’area di Hajar al-Aswad, stanno volgendo al termine, e che i ribelli si stanno radunando, mentre dietro di lui erano ben visibili colonne di fumo causate dagli scontri. La battaglia però non è ancora terminata.

Nella mattina di domenica, l’Osservatorio siriano per i Diritti Umani aveva divulgato che alcuni pullman erano entrati nell’enclave dopo la mezzanotte di sabato 19 maggio, per portare via i miliziani e le loro famiglie. Secondo la notizia, avevano poi lasciato l’area dirigendosi verso una regione stepposa chiamata Badia, composta da territorio scarsamente popolato situato a est della capitale Damasco, il quale si estende fino al confine con la Giordania e con l’Iraq. Sempre in base alla medesima fonte, i militanti dello Stato Islamico si sarebbero poi riuniti con torce illuminate nelle sale per i raduni e le discussioni strategiche, all’interno dell’enclave di Yarmouk.

La riconquista dell’enclave a sud di Damasco segnerà un altro passo avanti fondamentale nella lotta del presidente siriano, Bashar Al-Assad, contro ribelli e miliziani jihadisti, in quanto rappresenterà la rioccupazione governativa dell’ultimo bastione nella Siria occidentale. Porzioni di territorio al confine con l’Iraq, con la Turchia e con la Giordania restano però ancora al di fuori del controllo statale. Nei soli mesi di aprile e maggio, secondo le stime delle Nazioni Unite, ben 110mila persone hanno evacuato la Siria nord-occidentale e le aree in mano ai ribelli a nord di Aleppo. Le forze politiche all’opposizione hanno definito tale strategia del governo uno “sfollamento coatto” mirato a evacuare al di fuori dei confini del Paese gli oppositori del regime di Assad.  Il governo siriano ha replicato che nessuno viene obbligato ad andarsene, ma chi decide di restare deve accettare le leggi del Paese.

Le forze governative siriane e i loro alleati si stanno battendo per recuperare l’enclave a sud di Damasco sin dalla liberazione del territorio del Ghouta orientale, avvenuta il 12 aprile. L’esercito siriano, fedele al presidente Assad, sta continuando a combattere nel territorio a sud della capitale, che comprende, in particolare, le aree di Hajar Al-Aswad, Qadam e il campo profughi di Yarmuk. Quest’ultimo, creato a sud di Damasco nel 1957 per ospitare temporaneamente i palestinesi scappati dalla guerra del 1948, secondo quanto denunciato dal quotidiano The New Arab, subisce la minaccia continua di attacchi, e i residenti sono vittima dei combattimenti tra lo Stato Islamico e il regime siriano senza avere la possibilità di lasciare il campo. Secondo Assad, nelle aree a sud di Damasco si troverebbero sia i soldati dell’opposizione siriana sia i militanti di alcuni gruppi terroristici, tra i quali in primis lo Stato Islamico. L’offensiva governativa nell’area era iniziata il 17 aprile.

Assad ha promesso di riconquistare ogni centimetro del territorio siriano, tuttavia al momento la cartina del territorio suggerisce una disposizione di forze internazionali assai complessa. In particolare, l’esercito americano occupa gran parte della regione orientale e nord-orientale, controllata da gruppi curdi che sperano nell’autonomia dal governo centrale di Damasco. Le milizie curde hanno usato la forza per difendere il territorio dalle forze fedeli ad Assad. La Turchia, invece, spaventata che la componente curda inclusa nei propri confini venga spronata all’emulazione, ha inviato le proprie truppe nella Siria nord-occidentale per combattere contro i curdi siriani, i quali ambiscono a ricavare un territorio-cuscinetto nel luogo in cui sono raggruppate le forze dei ribelli contrari al regime di Assad. Per quanto riguarda la zona sud-occidentale del Paese, dove i ribelli detengono ancora una porzione di terre al confine con Israele e con la Giordania, Assad corre il pericolo di entrare in conflitto con Israele, che intende difendere la propria frontiera da scontri e incursioni, e che ha iniziato a condurre raid aerei in Siria.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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