Kashmir: Modi indica sviluppo come soluzione ai problemi

Pubblicato il 20 maggio 2018 alle 17:30 in India Pakistan

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Il primo ministro indiano, Narendra Modi, ha affermato che lo sviluppo è l’unica soluzione ai problemi a cui deve far fronte la porzione del Kashmir amministrata dall’India, mentre i leader separatisti hanno indetto uno sciopero per protestare contro la sua visita nella regione.

Sabato 19 maggio, Modi si è recato nel Kashmir indiano, dove ha tenuto un discorso al cospetto di un gruppo di funzionari, politici e addetti alle fonti mediatiche, in un luogo messo appositamente in sicurezza per l’occasione, nella principale città della regione, Srinagar. In vista della visita del primo ministro indiano, le autorità locali hanno imposto un coprifuoco in quasi tutti i distretti Srinagar, comportando anche la chiusura di scuole e collegi. Tale misura preventiva giunge in un momento in cui i leader separatisti hanno indetto un raduno nel centro commerciale più importante della città per protestare contro la visita di Modi nella regione. Durante il suo discorso, Modi ha affermato: “Voglio che tutti investiate energia esclusivamente nello sviluppo di Jammu and Kashmir. Tutti i problemi, tutte le differenze hanno una soluzione… sviluppo, sviluppo e sviluppo”. Modi ha inoltre affermato che non ci sono sostituti di pace e stabilità, e ha esortato i giovani impegnati nelle proteste a ritornare in massa nella regione dai loro parenti e familiari, spiegando che è un contributo necessario per lo sviluppo. “Ogni pietra lanciata da un giovane guidato da intenzioni fuorvianti destabilizza il Kashmir”. Modi ha poi ribadito che i problemi del Kashmir non possono essere risolti con proiettili e abusi, ma con l’inclusione dei cittadini; frase che aveva pronunciato anche durante il discorso tenuto in occasione della Giornata dell’Indipendenza indiana, il 15 agosto 2017. Durante la sua visita nel Kashmir, Modi ha inoltre annunciato l’inizio dei lavori per la costruzione di un tunnel lungo 14 km destinato a collegare le città di Srinagar, Kargil e Leh, come anche una strada principale semicircolare intorno a Srinagar. Il premier indiano è altresì intenzionato a realizzare un progetto di energia idroelettrica – di circa 330 mV – a Kishenganga; tale pianificazione costituisce un punto di scontro tra India e Pakistan.

In seguito al discorso di Modi, molti cittadini e studiosi della regione si sono detti scontenti o insoddisfatti. Noor Ahmad Baba, uno studioso locale in materia di scienze politiche, ha riferito ad Al Jazeera che “questi discorsi sono già stati sentiti dai cittadini mille volte in passato”. Secondo Baba, lo sviluppo è secondario, e ciò che Modi sta ignorando è l’aspetto politico del problema: “Urge la necessità di fare qualcosa a livello concreto”. Muhammad Ashraf, un residente locale di 39 anni, ha affermato che misure temporanee come quelle suggerite dal premier indiano si sono sempre rivelate fallimentari nella risoluzione di problemi politici gravi. Egli ha affermato: “Anche l’India ormai ha capito che le pistole non sono una soluzione valida, ma non possono sperare di risolvere un problema del genere con lo sviluppo. Farebbero meglio ad avviare un dialogo con il Pakistan. Il cessate-il-fuoco, se verrà rispettato, terminerà tra un mese, e a quel punto ricominceranno i morti”.

Venerdì 18 maggio, India e Pakistan avevano reso noto che 8 civili e un soldato erano rimasti uccisi in alcuni scontri al confine. Mercoledì 16 maggio, invece, il Partito del Popolo indiano (Bhartiya Janta Party) al governo aveva annunciato un cessate-il-fuoco unilaterale, ordinando alle forze di sicurezza operative nel Kashmir di non avviare alcuna operazione durante il mese santo del Ramadan.

A partire dall’ottenimento dell’indipendenza dalla Gran Bretagna, che risale al 1947, India e Pakistan hanno combattuto due guerre per determinare la sovranità sulla regione del Kashmir. I due Stati confinanti rivendicano entrambi di diritto l’intero territorio, nonostante allo stato attuale esso sia spartito tra i due contendenti, con il Pakistan che controlla circa un terzo del Kashmir e l’India circa la metà. La parte centro-meridionale del Kashmir, il Jammu e Kashmir, è amministrata dall’India. L’Azad Kashmir e il Gilgit-Baltistan, le porzioni nord-occidentali, sono sotto la giurisdizione del Pakistan. La zona nord-orientale, Aksai Chin, è sotto il controllo della Cina.  In questo contesto, l’India accusa il Pakistan di concertare una rivolta separatista nel territorio controllato da Nuova Delhi. I pakistani musulmani respingono le accuse secondo le quali fornirebbero materiali e armi ai ribelli separatisti del Kashmir indiano per aiutarli a insorgere, e hanno lanciato un appello ad organizzare una serie di negoziati per risolvere i principali disaccordi tra il Paese e l’India.

La linea di controllo dei confini tra i due Paesi è stata stabilita dalle Nazioni Unite al termine della guerra indo-pakistana del 1971, come linea del cessate il fuoco dietro cui dovevano attestarsi gli eserciti dei due Stati belligeranti. Prese poi il nome di “linea di controllo” con la firma dell’accordo di Simla, il 2 luglio 1972. Nonostante dal 2003 sia in vigore un cessate il fuoco tra Islamabad e Nuova Delhi, nelle zone di confine si verificano frequenti violazioni da entrambe le parti all’accordo. Nell’area Jammu e Kashmir, in particolare, ci sono diversi gruppi separatisti che favoriscono l’annessione della zona al Pakistan e altri che ricercano l’indipendenza della regione, con insurrezioni che mirano a colpire il governo indiano. Sono più di 70.000 le persone che hanno perso la vita negli scontri tra i ribelli e le forze armate di New Delhi. Sebbene molti gruppi ribelli d’opposizione siano stati soppressi, resta una forte opposizione pubblica al governo e all’esercito dell’India.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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