Il Kuwait e il terrorismo

Pubblicato il 20 maggio 2018 alle 6:01 in Approfondimenti Kuwait

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Kuwait è una monarchia costituzionale del Golfo Persico relativamente pacifica che, rispetto agli altri Stati della regione, è stata meno interessata dall’ideologia estremista. Dal 1952, una branca della Fratellanza Musulmana sta tentando di diffondere la propria interpretazione della legge islamica, mentre dagli anni ’70, l’emirato è stato teatro di attacchi terroristici da parte di gruppi palestinesi e sciiti legati ad Hezbollah. A partire dagli anni ’90, invece, il Kuwait ha iniziato ad essere teatro dell’attività di al-Qaeda e da altri gruppi estremisti sunniti, come l’ISIS.

Nonostante il 70% della popolazione sia sunnita, non sono mai stati riscontrati numerosi episodi di violenza con il 30% dei cittadini sciiti. L’attentato terroristico più mortale subito dal Kuwait si è verificato il 26 giugno 2015, quando un attentatore suicida dell’ISIS si è fatto esplodere presso una moschea sciita della capitale, causando la morte di 27 fedeli. Secondo quanto riportato dal Counter Extremism Project, a partire dal 2011, diversi gruppi e individui hanno iniziato a operare per creare una rete finanziaria per appoggiare le organizzazioni che combattevano contro le forze del presidente siriano, Bashar Al-Assad, tra cui al-Nusra Front e l’ISIS. Nel marzo 2014, l’allora sottosegretario del Tesoro americano, David Cohen, rese noto che il Kuwait era ormai diventato il principale finanziatore del terrorismo in Siria. Si teme inoltre che un network basato nel Paese del Golfo sia attivo per reclutare jihadisti in diversi Stati della regione per mandarli in Afghanistan e in Pakistan. Secondo le stime del Soufan Group, entro 2015, sono stati complessivamente 70 cittadini kuwaitiani a lasciare il Paese per unirsi all’ISIS, ad al-Nusra Front e ad altre organizzazioni attive in Siria e in Iraq.

Nel 2017 e nei primi tre mesi e mezzo del 2018, il Kuwait non ha subito alcun attentato terroristico. Il 4 gennaio scorso, il Paese ha avanzato accuse di terrorismo contro il cittadino australiano Hicham Zahab, che avrebbe svolto un ruolo chiave nel contrabbando di armi e nella fornitura di missili terra-aria a favore dell’ISIS. Per quanto riguarda l’anno statistico 2016, secondo quanto riportato dal Country Report on Terrorism del governo americano, le autorità del Kuwait hanno sventato diversi complotti terroristici, aumentando gli sforzi per contrastare l’estremismo violento ed il finanziamento al terrorismo. L’ISIS ha costituito la minaccia principale, in quanto ha ispirato due lupi solitari a compiere attacchi. Il primo è avvenuto il 25 febbraio 2016, quando un 21enne kuwaitiano alla guida di un veicolo si è schiantato contro alcuni ufficiali di polizia, uccidendone uno e ferendone altri 4. L’attentatore, una volta catturato, ha confessato di aver pianificato di partire per la Siria. Il secondo attacco è avvenuto il 6 ottobre 2016, quando il 28enne espatriato egiziano, sempre alla guida di un veicolo, ha travolto un’auto con a bordo 3 membri del personale americano, senza tuttavia ucciderne nessuno. Negli anni passati, al-Qaeda nella Penisola Arabica (AQAP) ha costituito la seconda minaccia.

Il Kuwait non possiede una legislazione specifica dedicata al terrorismo, ma persegue le azioni terroristiche secondo il proprio codice penale attraverso la legge num. 31 del 1970 e la legge num. 35 del 1985. Nel 2003 è stata introdotta la legge num. 106 contro il finanziamento del terrorismo che viene utilizzata dalle corti anche per processare casi non legati al riciclaggio di denaro. Nel marzo 2016 il Kuwait ha inserito Hezbollah nella lista delle organizzazioni terroristiche. Nel mese di luglio, un membro del Parlamento kuwaitiano ha presentato una proposta di legge per criminalizzare “ogni atto di supporto o affiliazione alle organizzazioni terroristiche”, soprattutto legate all’ISIS. La proposta prevede che gli accusati scontino una pena dai 10 ai 20 anni. Il Ministero dell’Interno ha la responsabilità di gestire gli incidenti terroristici e di attuare una risposta adeguata. Le sue componenti sono altresì responsabili per le indagini criminali, la sicurezza nazionale e dei confini e devono avere la capacità di gestire, sventare e prevenire attacchi terroristici. Il MOI ha un organo di forze di sicurezza semi-autonomo, chiamato Kuwait State Security, che si occupa di alcuni elementi delle indagini. Gli incidenti terroristici che presentano una dimensione militare, insieme a quelli che avvengono nelle acque del Kuwait, ricadono sotto la gestione del Ministero della Difesa.  Secondo quanto riportato dal governo americano, esiste un piano per prevenire e rispondere ad attacchi terroristici specifici contro i “soft target”, come gli hotel, gli stadi, i resort turistici e i siti culturali. La maggior parte di questi luoghi è presieduta dalla polizia, appostata presso check-point di sicurezza e di pattuglie che monitorano l’area. Nel corso del 2016, il governo del Kuwait ha riscontrato diversi tentativi di entrata irregolare nel territorio nazionale da parte di cittadini stranieri. Nel mese di agosto sono stati intercettati 10 iraniani che stavano cercando di introdursi nelle acque territoriali del Kuwait a bordo di un’imbarcazione. Per evitare che ciò accada, le autorità kuwaitiane hanno adottato sistemi biometrici per identificare tutti i viaggiatori che passano attraverso i porti, in modo da confrontare le loro identità con il database dei terroristi ricercati.

Per quanto riguarda il contrasto al finanziamento del terrorismo, il Kuwait è un membro del Middle East and North Africa Financial Action Task Force e della coalizione Counter-ISIS Finance Group. Negli ultimi anni, il governo del Paese del Golfo ha preso importanti decisioni per rafforzare la propria capacità di individuazione e contrasto dei network finanziari legati al terrorismo, conferendo all’ufficio della Procura Generale il potere di gestire tali casi. Per di più, è stata sviluppata l’unità di intelligence finanziaria nazionale, la Kuwait Financial Investigation Unit (KwFIU), al quale si appresta ad entrare a far parte dell’Egmont Group of Financial Intelligence Units. Nonostante tali sforzi, il report americano rivela che una serie di reti terroristiche finanziarie ella lista dell’Onu stanno continuando ad operare in Kuwait.

Per quanto riguarda il contrasto all’estremismo violento, il governo del Kuwait ha elaborato un piano nazionale per rafforzare l’esortazione alla moderazione, in collaborazione con i Ministero dell’Informazione, dell’Educazione, della Gioventù e degli Affari Islamici. Tale piano prevede 48 iniziative specifiche volte a contrastare la radicalizzazione e a rafforzare la sicurezza nazionale, che includono misure per gestire l’abuso di droghe, per istruire i club di giovani a professare la tolleranza, per incoraggiare i cittadini a riportare qualsiasi caso di radicalizzazione nei bambini e negli adolescenti. Il Ministero della Giustizia e il Ministero degli Affari Islamici hanno ordinato agli imam di mantenere i sermoni in linea con la legge nazionale, evitando di discutere qualsiasi questione politica.

Infine, nell’ambito della cooperazione regionale e internazionale, il Kuwait partecipa attivamente agli sforzi antiterrorismo del Consiglio di Cooperazine del Golfo (GCC), e sopporta anche altre iniziative internazionali. Il Paese del Golfo è un membro  del Global Counterterrorism Forum e della Global Initiative to Combat Nuclear Terrorism and Proliferation. Nel gennaio 2017, la NATO ha aperto il suo primo ufficio regionale in Kuwait, allo scopo di rafforzare la cooperazione militare e di sicurezza con i Paesi del Golfo. Il primo gennaio 2018, il Kuwait è divenuto membro del Consiglio di sicurezza dell’Onu. LO Stato del Golfo era entrato a far parte delle Nazioni Unite nel 1963, ma era stato eletto come membro non permanente del Consiglio di Sicurezza soltanto una volta, nel biennio 1978-1979. L’organo dell’organizzazione internazionale, la cui responsabilità principale è mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, è composto da 15 membri, di cui 10 non permanenti e 5 permanenti, ovvero Gran Bretagna, Cina, Francia, Russia e Stati Uniti.

Negli ultimi mesi, il Kuwait ha avuto un ruolo di primo piano nel mediare la crisi del Golfo, scoppiata il 5 giugno 2017, quando Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto hanno interrotto le relazioni diplomatiche con il Qatar, accusandolo di aver finanziato e sostenuto le organizzazioni terroristiche, un’accusa che Doha ha sempre respinto.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.