Stati Uniti: prevista ritirata dalla Siria nord-occidentale

Pubblicato il 19 maggio 2018 alle 9:33 in Siria USA e Canada

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L’amministrazione Trump ritirerà truppe e assistenza dalla Siria nord-occidentale, dominata da fazioni islamiste, e concentrerà i propri sforzi sulla ripresa e ricostruzione della regione nord-orientale, nelle aree dove le forze a guida statunitense hanno strappato territori allo Stato Islamico.

Il governo statunitense ha in programma un taglio di decine di milioni di dollari precedentemente stanziati per fornire aiuti e assistenza nella Siria nord-occidentale; tra le voci i cui fondi verranno decurtati, figurano anche alcuni progetti di “lotta all’estremismo violento e sostegno a una società indipendente con media indipendenti”, oltre che alla promozione dell’istruzione e a servizi di consultazione in merito alle politiche delle comunità in loco. La notizia è stata resa nota, venerdì 18 maggio, da alcuni ufficiali americani coinvolti nel processo decisionale. Tuttavia, questi ultimi hanno puntualizzato che l’assistenza umanitaria fornita dagli Stati Uniti nella Siria nord-occidentale non verrà intaccata limitatamente alla provincia di Idlib, la quale costituisce il più vasto lembo di terreni siriani ancora in mano alle fazioni islamiste, tra cui Hayat Tahrir Al-Sham (HTS), gruppo jihadista di ideologia salafita ex affiliato di Al-Qaeda nel conflitto civile siriano.

Un funzionario del Dipartimento di Stato americano ha confermato all’agenzia di stampa Reuters l’imminente trasferimento e riallocazione delle risorse, affermando: “L’assistenza statunitense ai programmi previsti nel nord-ovest della Siria sta venendo interrotta allo scopo di fornire un sostegno potenzialmente maggiorato per far fronte alle priorità nella Siria nord-orientale”. Un secondo funzionario ha affermato che l’amministrazione Trump intende spostare la propria assistenza verso aree dove gli Stati Uniti hanno maggiore controllo. Un terzo funzionario governativo ha reso noto che, in base alle decisioni prese, i tagli ai fondi relativi alla regione nord-occidentale della Siria saranno concretizzato nel giro di pochi mesi, e ha poi aggiunto: “Il pericolo è che si verifichi ciò che il presidente ha criticato per l’Iraq, ossia che si vada a lasciare un vuoto di risorse dove le violenze rischiano di aumentare, situazione di cui gli estremisti possono trarre vantaggio”.

Nel mese di marzo, il presidente americano, Donald Trump, aveva ordinato al Dipartimento di Stato di congelare oltre 200 milioni di dollari recentemente stanziati per le spese militari e logistiche necessarie ad assicurare una solida presenza americana sul territorio siriano, aggiungendo che gli oltre 2mila soldati dispiegati dagli Stati Uniti nella Siria orientale sarebbero stati richiamati in patria molto presto e che il Paese si sarebbe concentrato su spese nazionali e sull’economia interna. Tuttavia, nel successivo mese di aprile, il presidente ha ulteriormente intensificato il coinvolgimento americano tramite la decisione di portare avanti un raid missilistico contro la Siria, avvenuto nella notte tra venerdì 13 e sabato 14 aprile in coordinazione con la Francia e il Regno Unito; tale offensiva ha voluto simboleggiare la reazione delle potenze occidentali in risposta all’attacco con armi chimiche avvenuto a Douma il 7 aprile, e la cui responsabilità è stata attribuita al governo del presidente siriano, Bashar Al-Assad.

Secondo le stime del Pentagono, al momento attuale lo Stato Islamico ha perso circa il 98% del territorio precedentemente in suo potere in Iraq e in Siria. Numerosi ufficiali dell’esercito americano hanno altresì messo in guardia circa la possibilità che i militanti islamisti possano recuperare parte di tali territori, a meno che le aree non vengano stabilizzate tramite l’intervento internazionale.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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