Palestina: Consiglio per i diritti umani propone indagine su ultime morti a Gaza

Pubblicato il 19 maggio 2018 alle 12:10 in Israele Palestina

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Venerdì 18 maggio, il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, durante una sessione speciale, ha messo ai voti la proposta di aprire un’indagine sulle ultime morti a Gaza, accusando Israele di un uso eccessivo della forza. Il governo di Tel Aviv si è espresso contro la decisione.

Il Consiglio per i diritti umani ha proposto di inviare nella Striscia di Gaza una commissione per verificare l’accaduto. La decisione è stata respinta da Stati Uniti e Australia, ma è stata supportata da 29 membri, mentre altri 14 Paesi, inclusi Regno Unito, Germania e Giappone, si sono astenuti. L’incontro dell’organo dell’Onu era stato convocato dopo gli avvenimenti di lunedì 14 maggio, quando 60 persone sono state uccise dal fuoco israeliano durante le proteste palestinesi, considerate da Israele un tentativo di oltrepassare la recinzione alla frontiera dei due Paesi.

Gli Stati Uniti e Israele hanno accusato il Consiglio per i diritti umani, che è composto da 47 Stati membri scelti dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, di avere un atteggiamento anti-israeliano e di ignorare il principale colpevole delle morti palestinesi, ossia il gruppo terroristico di Hamas, come ha spiegato il funzionario statunitense Theodore Allegra.

L’ambasciatore israeliano presso Ginevra, Aviva Raz Shechter, ha tuonato contro il Consiglio dei diritti umani per “diffondere bugie contro Israele”. “Con questa Risoluzione, è stato raggiunto un nuovo livello di ipocrisia e il più basso standard di credibilità” ha aggiunto. Anche il Ministero degli Esteri israeliano ha respinto il documento, sottolineando che l’obiettivo del Consiglio “non è indagare sulla verità, ma voler compromettere il diritto all’autodifesa di Israele e voler escludere lo Stato ebraico demonizzandolo”.

Il ministro degli Esteri palestinese, Riyad al-Maliki, ha accolto con favore la decisione delle Nazioni Unite, spiegando che la decisione di creare un comitato internazionale per investigare sulle morti di Gaza è volta a fare giustizia nei confronti del popolo della Palestina. Al-Maliki ha altresì fatto pressioni per l’attuazione di misure che possano fermare i crimini di guerra israeliani.

Dall’inizio delle proteste in Palestina, il 30 maggio, in occasione della Marcia del Ritorno, sono stati uccisi 106 palestinesi, inclusi 15 bambini, e sono state ferite più di 12.000 persone. L’obiettivo della protesta era il ritorno dei rifugiati palestinesi nei territori in cui adesso sorge Israele, una delle questioni discusse nei negoziati di pace tra le due parti. Il popolo palestinese considera il ritorno nei territori israeliani un diritto, che dovrebbe essere garantito dal diritto internazionale. Al contrario, Israele considera la questione una richiesta politica che dovrebbe essere discussa nel processo di pace. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters, Israele avrebbe rifiutato la possibilità del ritorno dei palestinesi poiché teme che l’afflusso di un numero così alto di palestinesi possa ridurre la maggioranza ebraica nel territorio e avrebbe proposto che i palestinesi si stabiliscano nel futuro Stato di Palestina, che includerebbe la Striscia di Gaza e la Cisgiordania, i territori che erano stati occupati nella guerra del 1967.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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