Israele: leader musulmani chiedono protezione per i palestinesi

Pubblicato il 19 maggio 2018 alle 10:53 in Palestina Turchia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Venerdì 18 maggio, i leader musulmani hanno chiesto la formazione di una forza internazionale per proteggere i palestinesi, dopo che decine di manifestanti sono stati uccisi al confine tra Gaza e Israele solamente questa settimana.

La richiesta è stata formulata durante un summit speciale in Turchia, convocato dal presidente del Paese, Recep Tayyip Erdogan, durante il quale è stato anche promesso di adottare misure politiche ed economiche appropriate contro gli Stati che hanno seguito gli Stati Uniti nella decisione di trasferire la propria ambasciata in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme. La dichiarazione finale del summit dei leader dei Paesi musulmani, redatta dai 57 membri dell’Organizzazione per la cooperazione islamica, ha descritto la morte di 60 palestinesi, avvenuta lunedì 14 maggio, durante le proteste per l’apertura dell’ambasciata statunitense a Gerusalemme, come “un crimine selvaggio commesso dalle forze israeliane, sostenute dall’amministrazione degli Stati Uniti”.

Erdogan ha attaccato verbalmente Israele, definendolo uno “stato terrorista” e paragonando le sue azioni a quelle contro gli ebrei perpetrate dal regime nazista tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale. Il leader turco si è scagliato altresì contro gli Stati Uniti, affermando che il trasferimento dell’ambasciata ha incoraggiato Israele a reprimere i manifestanti al confine con Gaza con forza eccessiva. Erdogan ha altresì richiesto alle Nazioni Uniti di inviare una forza internazionale che porti la pace al popolo palestinese, a modello delle truppe di peacekeeping inviate in Bosnia e in Kosovo negli anni ’90.

Il presidente iraniano, Hassan Rohuani, ha chiesto ai Paesi musulmani di tagliare completamente tutte le relazioni con il regime zionista e di rivedere i loro collegamenti economici e commerciali con gli Stati Uniti.A l summit turco ha partecipato altresì il leader della Giordania, il re Abdullah, un alleato statunitense la quale dinastia è custode dei siti musulmani a Gerusalemme. Il sovrano ha dichiarato che la decisione di Washington di trasferire l’ambasciata e riconoscere la Città Santa come capitale di Israele, annunciata il 6 dicembre 2017, ha “indebolito i pilastri della pace e portato a un aumento delle violenze”.

Il riconoscimento di Gerusalemme costituisce una questione estremamente delicata. La città rappresenta un sito religioso fondamentale sia per i musulmani sia per gli ebrei, di conseguenza, sia i palestinesi che gli israeliani ambiscono a proclamare la città capitale del proprio Stato. Lo status di Gerusalemme è una delle questioni più spinose nel processo di pace tra Israele e Palestina. In merito alla questione, la comunità internazionale ritiene che tale status debba essere deciso soltanto nei colloqui di pace tra i due Paesi.

Al momento, infatti, della Città Santa dovrebbe costituire un territorio internazionalizzato, secondo il piano di spartizione dell’ONU del 1947. A seguito della guerra arabo-israeliana del 1948, Gerusalemme era stata suddivisa nella zona occidentale, abitata principalmente dalla popolazione ebraica, controllata da Israele, e in quella orientale, abitata principalmente dalla popolazione araba, sotto il controllo della Giordania. In seguito alla guerra dei Sei Giorni del 1967, Gerusalemme est è stata occupata da Israele. Nel 1980, il Paese ha esteso la propria sovranità sulla città vecchia, attraverso l’approvazione della cosiddetta “legge fondamentale” che proclamava unilateralmente Gerusalemme come capitale di Israele. Tale passaggio non è mai stato riconosciuto dalla comunità internazionale.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.