UE: la dichiarazione finale del summit di Sofia

Pubblicato il 18 maggio 2018 alle 7:30 in Balcani Europa

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Nonostante la Dichiarazione finale del Summit di Sofia del 17 maggio esprima la comune volontà di rafforzare i legami con i Paesi dei Balcani occidentali, non tutti i leader europei concordano sulle tempistiche di adesione di tali Stati all’Unione Europea.

Nella dichiarazione dei 28 leader europei, emerge la volontà dell’Unione di sostenere fermamente i Paesi balcanici, per favorirne lo sviluppo, la sicurezza e la stabilità, ed il riconoscimento degli sforzi di tali Stati per attuare riforme rivolte al rispetto dei principi democratici alla base dei Trattati europei e per l’implementazione dell’acquis europeo.

Tuttavia, prima e durante il vertice, i vari leader europei hanno espresso idee contrastanti relativamente alle tempistiche di ammissione dei Paesi balcanici. Se la cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha espresso la necessità di promuovere il benessere di tali Paesi per garantire la sicurezza e la stabilità dell’intera regione, ed ha lodato il lavoro svolto dal primo ministro bulgaro, Bokyo Borisov, volto ad avvicinare Bruxelles e Balcani, il presidente francese, Emannuel Macron, ha mostrato maggiore cautela. Dichiaratosi d’accordo sulla necessità di allargare l’Unione verso la regione balcanica occidentale, il leader dell’Eliseo ha altresì ha evidenziato che farlo in tempistiche troppo ridotte potrebbe portare ad effetti controproducenti. “Dobbiamo aiutarli tali Paesi nel processo di riforme e di avvicinamento alla UE. Ma prima che le necessarie riforme non siano completate, non dobbiamo avere fretta di procedere con le adesioni”, ha dichiarato Macron. 

Il presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, ha affermato che la stabilità dei Balcani e quella dell’Unione sono legate indissolubilmente e che ha concordato con il primo ministro serbo, Aleksandar Vucic, una possibile adesione di Serbia e Montenegro per il 2025. Tuttavia, Tajani ha anche ricordato che l’adesione comporta il pieno rispetto delle regole europee, e pertanto nei prossimi anni dovrà essere fatto un duro lavoro. Piu’ dirette le dichiarazioni del cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, il quale ha affermato che “se non si afferma una prospettiva europea nei Balcani, l’influenza della Turchia nella regione aumenterò e ci saranno molti problemi”.

Anche la premier britannica, Theresa May, ha evidenziato il legame tra sviluppo e stabilità della regione. Il Regno Unito sostiene l’allargamento dell’UE ai Balcani occidentali, nonostante formalizzerà il suo recesso dalla stessa organizzazione il 29 marzo 2019. A tal proposito, ricordiamo che il 9 ed il 10 luglio Londra ospiterà un summit volto ad incoraggiare i Paesi dei Balcani occidentali ad entrare a far parte dell’Unione.

In occasione del summit, vi è stato anche un incontro tra Thaci e Vucic per discutere dell’avanzamento delle negoziazioni tra Pristina e Belgrado per la distensione dei rapporti, concordando la necessità di avviare nuovi dialoghi al più presto e di raggiungere un accordo positivo per entrambi i Paesi.

Ricordiamo che il Kosovo si è autoproclamato indipendente dalla Serbia il 17 febbraio 2008, ed è stato riconosciuto da vari membri dell’Unione Europea, ma non da Belgrado. Il 19 aprile 2013 Serbia e Kosovo hanno firmato a Bruxelles degli accordi che hanno permesso l’inizio del processo di normalizzazione dei rapporti tra i due Stati, definendo le condizioni di decentramento del Nord del Kosovo a favore della popolazione serba, tramite la creazione della Comunità delle municipalità serbe (ZSO). Il processo, tuttavia, non è ancora concluso. In protesta rispetto alla presenza del presidente del Kosovo, il primo ministro spagnolo, Mariano Rajoy, non ha partecipato al summit.

 

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di Redazione

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