Turchia: arrrestati 33 membri dell’aeronautica per legami con Gulen

Pubblicato il 18 maggio 2018 alle 11:50 in Medio Oriente Turchia

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Le autorità turche hanno arrestato 33 membri dell’aviazione nella giornata del 17 maggio, per presunti legami con  Fethullah Gulen, che Ankara ritiene responsabile per il fallito colpo di stato militare del 15 luglio 2016. 

Mandati di detenzione sono stati emessi per 101 membri dell’aeronautica, a seguito di un’indagine svolta in 21 province. Tra gli arrestati ci sono un generale di brigata e cinque colonnelli. Secondo quanto riportato da The New Arab, circa 8.500 membri delle forze armate turche sono stati licenziati finora, inclusi 150 generali, che rappresentano oltre la metà del contingente militare pre-golpe di ufficiali di alto livello. Il mese scorso, il ministro della Difesa turco Nurettin Canikli ha dichiatato che le autorità avrebbero presto licenziato quasi 3.000 militari in più con un decreto di emergenza. 

Non si tratta della prima volta che la polizia turca arresta militari accusati di avere legami con il Fethullah Gulen. L’11 maggio, la polizia turca aveva arrestato 184 soldati per sospetti legami con il movimento di Gulen. L’arresto di personalità ritenute vicine al religioso, che si trova al momento negli Stati Uniti, politica portata avanti in maniera regolare da quando è stato condotto il colpo di stato contro il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. La Turchia accusa Gulen, che vive in esilio auto-imposto negli Stati Uniti, di aver ordinato il colpo di stato. Da parte sua, Gulen nega fermamente un suo coinvolgimento e insiste sul fatto che il suo movimento sia pacifico.  

Dal 21 luglio 2016, a seguito di tali eventi, Ankara ha imposto lo stato di emergenza nel Paese. Tale misura è stata estesa per la settima volta consecutiva il 18 aprile, quando il Consiglio dei ministri turco aveva stabilito che lo stato di emergenza sarebbe rimasto in vigore per il periodo di 3 mesi. La motivazione sarebbe stata il persistere della minaccia da parte della rete dei sostenitori del movimento Gulen, ritenuto l’ideatore del colpo di stato del 2016.

A partire dal 15 luglio 2016, oltre 160.000 persone sono state arrestate e 152.000 dipendenti pubblici – compreso il personale militare – sono stati licenziati, secondo un report pubblicato il 20 marzo dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR).  Le potenze occidentali hanno criticato il giro di vite del governo turco. In questo contesto, il 9 maggio, l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Zeid Ra’ad Al-Hussein, aveva chiesto ad Ankara di rimuovere lo stato di emergenza, per consentire l’organizzazione di elezioni democratiche, che si terranno il 24 giugno. Da parte sua, il giorno successivo, il 10 maggio, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, aveva dichiarato che lo stato di emergenza non avrebbe costituito un ostacolo allo svolgimento di elezioni democratiche.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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