L’ONU pronta a stanziare 150 nuove forze di pace in Sud Sudan

Pubblicato il 18 maggio 2018 alle 14:41 in Africa Sud Sudan

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La missione dell’ONU in Sud Sudan (UNMISS) prevede di stanziare altre 150 unità di peacekeeping nello Stato africano per proteggere i civili coinvolti negli scontri tra il governo e le truppe ribelli. Lo ha reso noto, giovedì 17 maggio, il rappresentante speciale del Segretariato generale e capo della missione delle Nazioni Unite in Sud Sudan, David Shearer, il quale ha altresì dichiarato: “Il nostro nuovo schieramento consentirà alle forze di pace UNMISS di pattugliare più a fondo per raggiungere quei villaggi remoti dove si verificano le atrocità peggiori, creare una presenza stabile e protettiva e scoraggiare ulteriori combattimenti. Inoltre, permetterà il rafforzamento della nostra base a Leer, dove molti civili stanno cercando rifugio”. Le 150 forze di pace saranno inviate nello Stato di Unity, al confine con il Sudan, nel nord-est del Paese.

Almeno 50.000 persone sono state uccise e circa 4 milioni, un terzo della popolazione totale, sono state costrette ad abbandonare le loro case da quando, nel dicembre 2013, sono scoppiati i combattimenti tra le truppe fedeli al presidente Salva Kiir, di etnia dinka e in carica dal luglio 2011, e l’ex vicepresidente Riech Machar, di etnia nuer. Da allora il Sud Sudan, che è lo Stato africano più giovane essendo divenuto indipendente nel luglio 2011, si trova nel mezzo di una grave crisi umanitaria che ha lasciato finora almeno 2/3 della popolazione afflitta da mancanza di cibo e cure mediche. “Ogni giorno assistiamo sul campo all’uccisione deliberata di civili, ad abusi sessuali e a rapimenti di donne e bambini. Le abitazioni e i mezzi di sussistenza vengono sistematicamente distrutti in modo da impedire alle famiglie di tornare nelle loro case”, ha denunciato David Shearer.

Nelle ultime settimane, almeno 30 villaggi nella regione nord-orientale del Paese sono stati attaccati dalle parti in guerra, provocando la fuga di migliaia di civili da Koch a Leer. Gli sfollati, di cui almeno il 70% sono bambini, hanno cercato rifugio vicino alla base delle Nazioni Unite situata in quell’area. Dopo che, a partire dall’inizio di maggio, le violenze si sono intensificate nel Paese, il numero delle persone accolte nel sito di Leer è salito da 500 a circa 2000. Il sovraffollamento del centro sta creando gravi difficoltà per le organizzazioni umanitarie che operano in quelle aree e si occupano di fornire cibo, acqua pulita e servizi medici alle famiglie sfollate. “Le atrocità che stiamo documentando sono una chiara violazione dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario. Due operatori umanitari sono stati uccisi e altri due feriti nel mese scorso. I responsabili devono essere identificati e ritenuti responsabili delle loro azioni “, ha affermato David Shearer.

UNMISS lavora in stretto collegamento con le agenzie per i diritti umani sul territorio per consentire la fornitura sicura dei beni di prima necessità. La missione, inoltre, è impegnata nel dialogo con le autorità locali e incita le parti in guerra a cessare il conflitto e aderire all’Accordo sulla fine delle ostilità firmato dalle due fazioni cinque mesi fa, nel dicembre 2017. Si era trattato dell’ultimo tentativo di raggiungere una tregua e rinnovare l’accordo di pace che era stato firmato nel 2015, ma la pace fu violata nel giro di poche ore. Le trattative sono state portate avanti grazie al volere di diversi gruppi regionali come l’Autorità intergovernativa per lo sviluppo (IGAD), un organismo che comprende 8 Stati dell’Africa orientale e promuove la cooperazione economica e la sicurezza nella regione.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Chiara Gentili

di Redazione

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