Libia: istituita forza speciale per proteggere il sud del Paese

Pubblicato il 18 maggio 2018 alle 17:21 in Africa Libia

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Faiez Serraj, premier del governo di Tripoli, ha annunciato la creazione di una forza speciale, che avrà il compito di proteggere le zone nel sud della Libia.

Si tratterà di una brigata composta da battaglioni provenienti da ciascuna delle zone che si trovano, attualmente, sotto il controllo del governo di Tripoli. È previsto che la forza, completa ed equipaggiata di armi e munizioni, entri in azione dieci giorni dopo l’emanazione del decreto, entro il 26 maggio.

La nuova brigata avrà il compito ufficiale di proteggere l’area centro-meridionale della Libia, dove le tribù rivali Awlad Sulaiman e Tubu sono impegnate in una guerriglia per il controllo del traffico di contrabbando e dei giacimenti petroliferi. Tra sabato 12 e domenica 13 maggio, gli scontri si sono concentrati nella città di Sabha, a 600 km a sud di Tripoli. Le violenze si protraggono ormai da mesi e, secondo una fonte ospedaliera, il bilancio delle vittime è salito a 31 morti dall’inizio di maggio.

Il premier libico, Fayez al-Sarraj, ha altresì sottolineato che il suo governo non è schierato con nessuna delle due tribù, e che entrambe le parti coinvolte nel conflitto devono impegnarsi a raggiungere un accordo.

La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che, al momento, Sabha è controllata dalle forze del generale Khalifa Haftar, comandante della Libyan National Army (LNA) e uomo forte del governo di Tobruk, posizionata nell’est del Paese. A tale proposito, l’agenzia di stampa Reuters aveva recentemente affermato che Haftar starebbe cercando di espandere il proprio controllo nel sud della Libia. Anche il brigadier generale Ahmaid Al-Ataybi, fedele al governo di Tripoli, aveva dichiarato che gli scontri nella parte meridionale del Paese vedrebbero contrapporsi le Dignity Operation Forces, guidate da Haftar, e le forze del governo di Tripoli, e non i membri delle due tribù rivali di Tubu e Awlad Sulaiman. Come riferito dal quotidiano The Libya Observer, alcune forze appartenenti alla tribù di Awlad Sulaiman sosterrebbero Haftar, mentre la tribù Tubu sarebbe fedele al governo di Tripoli.

In seguito al rovesciamento di Muammar Gheddafi, effettuato dall’intervento della NATO nell’ottobre 2011, la Libia non è mai riuscita a effettuare una transizione democratica, ed è precipitata nel caos. Ad oggi, sono presenti due governi rivali: il primo, appoggiato dall’Onu e dall’Italia, è stato creato dall’ONU con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015 e si è insediato a Tripoli il 30 marzo 2016, con a capo Fayez Serraj. Il secondo, con sede a Tobruk, è sostenuto da Russia ed Egitto. Attualmente, le Nazioni Unite si stanno impegnando affinché nel Paese si tengano nuove elezioni entro la fine del 2018. Tuttavia, in un report pubblicato mercoledì 21 marzo, l’organizzazione umanitaria Human Rights Watch aveva dichiarato che non ci sarebbero ancora le condizioni per lo svolgimento di elezioni libere in Libia. In questo contesto, dunque, l’ONU dovrebbe fare pressione ai due governi rivali affinché permettano lo svolgersi di un processo elettorale trasparente, senza coercizione o intimidazione degli elettori, dei candidati e delle parti politiche.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Federica Patanè

di Redazione

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