Immigrazione: Salvini contro UE che “interferisce” negli affari italiani

Pubblicato il 17 maggio 2018 alle 9:53 in Europa Immigrazione

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Le dichiarazioni sull’Italia del commissario per le migrazioni dell’Unione Europea, Dimitris Avramopoulos, hanno fatto infuriare il leader della Lega, Matteo Salvini, che si è scagliato contro l’UE, accusandola di interferire negli affari italiani. Mercoledì 16 maggio, in occasione di una riunione a Bruxelles, Avramopoulos ha affermato di sperare che il nuovo governo italiano mantenga le stesse politiche migratorie. Per tutta risposta, Salvini ha affermato che “l’Italia ha fatto anche troppo” e che, adesso, “è il momento della legalità, della sicurezza e dei respingimenti”. A suo avviso , l’interferenza europea negli affari italiani è inaccettabile.

In seguito allo sbarco di 181.000 migranti sulle coste italiane nel 2016, dall’inizio del 2017, l’Italia, con il supporto dell’Unione Europea e sotto la guida del ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha dato la priorità al raggiungimento di accordi bilaterali con i Paesi dell’Africa maggiormente coinvolti nel transito dei flussi migratori. In particolare, Minniti ha concluso una serie di patti con la Libia, volti a diminuire le ondate di migranti verso l’Italia. Grazie alla stretta collaborazione tra le autorità del governo di Tripoli e quelle italiane, a partire dal mese di luglio 2017, gli sbarchi di migranti in Italia sono diminuiti. Complessivamente, nel 2017 giunti via mare nel nostro Paese 119.369 migranti, mentre dal primo gennaio al 17 maggio 2018, sono sbarcati in Italia 10.659 stranieri, una cifra pari a quasi l’84% in meno rispetto allo stesso periodo del 2017. Le dichiarazioni di Avrampoulos sull’Italia sono state rilasciate lo stesso giorno in cui la bozza del contratto di governo Lega – Movimento 5 Stelle è stata chiusa. Adesso che il tavolo tecnico ha terminato i lavori, è atteso il confronto tra Salvini e Di Maio, leader del Movimento 5 Stelle, per affrontare i punti più critici, tra cui l’immigrazione.

Nel corso della riunione, Avramopoulos ha spiegato che i Paesi membri hanno compiuto progressi nella gestione del fenomeno migratorio, ma sostiene che devano essere attuati ulteriori sforzi per migliorare il controllo delle frontiere. “Dobbiamo lavorare per istituire una soluzione strutturale e di lungo termine, perché non sappiamo cosa ha in serbo il futuro”, ha spiegato il commissario. Avramopoulos ha altresì esortato i membri dell’UE ad impegnarsi di più per velocizzare i rimpatri dei migranti che non hanno ottenuto l’asilo e a rafforzare i controlli lungo i confini, soprattutto in prossimità delle frontiere tra la Grecia e la Turchia, dove negli ultimi mesi è stato registrato un aumento della pressione migratoria. Secondo le stime dell’UE, almeno 6.108 persone sono entrate in Grecia modo irregolare dalla Turchia, segnando un aumento del 7% rispetto al 2017. Ne consegue che i campi profughi sulle isole greche sono sovraffollati e mal gestiti. A tale proposito, Avramopoulos ha dichiarato che l’UE non supporterà mai la costruzione di barriere lungo i confini tra la Grecia e la Turchia, in quanto i Paesi europei devono mostrare la propria solidarietà, dal momento che nessuno Stato può gestire il fenomeno migratorio da solo.

Nel comunicato che la Commissione europea ha emesso alla fine della riunione si legge che, al momento, i punti più critici interessati dai flussi migratori sono le rotte del Mediterraneo orientale e occidentale, dove è stato registrato un maggior numero di traversate nel corso degli ultimi mesi. La rotta Mediterraneo centrale, invece, seppur navigata, è ormai più controllata per via del sostegno italiano ed europeo alla Guardia Costiera libica. Ne consegue che, nei primi tre mesi del 2018, è stato registrato un trend decrescente in tale tratta, mentre, per quanto riguarda il Mediterraneo occidentale, è stato riscontrato un aumento del 22% rispetto al 2017 nel numero di arrivi in Spagna, pari a 6.623. Il comunicato informa che nella tratta dei Balcani occidentali, al contrario, la situazione sembra essersi stabilizzata, seppur siano stati registrati maggiori movimenti attraverso l’Albania, il Montenegro e la Bosnia Herzegovina. Quest’ultima, in particolare, sta accogliendo una media di 150 persone al giorno dall’inizio di maggio, secondo quanto ha riferito il ministro della Sicurezza bosniaco, Dragan Mektic, a Reuters. Dal gennaio 2018, sono giunti in Bosnia circa 4.000 migranti, provenienti da Siria, Iraq, Turchia, Algeria e Afghanistan, un numero molto superiore ai 755 stranieri arrivati nel Paese balcanico nei primi tre mesi e mezzo del 2017.

Nelle conclusioni, il documento stila alcune direttive che gli Stati membri dovrebbero seguire per sostenere l’approccio dell’UE, quali:

  • colmare il gap da 1,2 miliardi di euro per il Fondo europeo per l’Africa;
  • migliorare le condizioni dei migranti in Grecia e accelerare i rimpatri in Turchia;
  • accelerare i rimpatri volontari e i processi di ricollocamento dei migranti;
  • raggiungere un accordo per apportare la riforma al Sistema di Dublino per l’asilo per affrontare in modo migliore le sfide future;
  • riformare il sistema di informazione dei visti dell’area Schengen per innalzare la sicurezza nella gestione del fenomeno migratorio.

In merito all’ultimo punto, nello specifico, la Commissione propone di approfondire i controlli sulle persone che presentano domanda di asilo nei Paesi europei e di facilitare lo scambio di informazioni tra i membri dell’UE, al fine di individuare più facilmente eventuali soggetti radicalizzati e potenzialmente pericolosi.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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