Burundi: al via il voto per il referendum costituzionale

Pubblicato il 17 maggio 2018 alle 13:10 in Africa Burundi

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Nella giornata di giovedì 17 maggio, i cittadini del Burundi sono chiamati a esprimere il proprio voto circa il referendum costituzionale che potrebbe lasciare al potere fino al 2034 il presidente attualmente in carica, Pierre Nkurunziza. La decisione di modificare la durata del mandato presidenziale da 5 a 7 anni, fino a un massimo di due mandati consecutivi, permetterebbe al presidente di ricandidarsi alle prossime elezioni, nel 2020, e di governare per altri 14 anni, dal momento che non si terrebbero in considerazione gli incarichi svolti precedentemente al referendum. Il voto ha sollevato, già nei mesi precedenti, forti timori di una nuova guerra civile e di una repressione politica violenta, culminando, il 12 maggio, nell’uccisione di 26 persone durante un attacco a un villaggio nella provincia nord-occidentale di Cibitoke.  

I politici dell’opposizione e i gruppi per i diritti umani hanno segnalato numerosi interventi attuati dalle forze governative per reprimere il dissenso. Si tratterebbe di arresti arbitrari degli oppositori, scioglimento dei raduni in favore del No e minacce di morte da parte dell’Imbonerakure, l’ala giovanile del partito di governo fedele al presidente, il CNDD-FDD. In questa tesa atmosfera politica, il segretario generale del partito ha dichiarato, durante una manifestazione nella capitale, Bujumbura, che coloro che voteranno contro le modifiche alla costituzione sono “nemici della nazione”. Nonostante ciò, il governo ha negato le accuse di repressione e ha affermato che il voto sarà libero ed equo.

Il 7 maggio, le trasmissioni della BBC sono state sospese fino a 6 mesi a causa della diffusione di informazioni ritenute inappropriate, false e dannose per la reputazione del presidente. Anche Voice of America è stata vittima dello stesso provvedimento, pur riuscendo a rendere ancora disponibili i suoi programmi in lingua locale sulla radio a onde corte e fornendo in tal modo una possibile alternativa ai media statali dominati dal CNDD-FDD.

Gran parte della preoccupazione dell’opposizione si concentra sull’Imbonerakure, il cui nome in Kirundi, la lingua ufficiale del Burundi, significa “quelli che vedono da lontano”. Il gruppo è stato implicato in numerosi episodi di violenza etnica nel 2015. Un membro del parlamento della coalizione di opposizione, Pierre Célestin Ndikumana ha affermato che “l’Imbonerakure passa notti a visitare i villaggi, dicendo ai membri del gruppo di non partecipare alle riunioni di protesta, altrimenti verrebbero arrestati, perseguitati e uccisi”. Il funzionario del Ministero degli Interni, Theresa Ntahiraja, dal canto suo ha dichiarato che queste segnalazioni sarebbero “bugie evidenti”.

Il presidente Nkurunziza fu eletto il 26 agosto 2005 dopo che un accordo di pace era stato siglato tra i ribelli Hutu e l’esercito Tutsi per mettere fine alla guerra civile iniziata nell’ottobre 1993, dove 300.000 persone erano state uccise. Nel luglio 2015, il leader decise di ricandidarsi per il suo terzo mandato presidenziale, scatenando un’intensa ondata di proteste. Gli oppositori contestarono la decisione sostenendo che fosse contraria alla costituzione, ma, nonostante le violenze e le repressioni governative, Nkurunziza fu eletto nuovamente presidente con il 69,4% dei voti. La partecipazione popolare, tuttavia, risultò inferiore al 30% e molti tentarono di boicottare il voto.

In base alle stime effettuate da organizzazioni umanitarie come Human Rights Watch e Amnesty International, circa 1.000 persone sono state uccise, dal 2015, in seguito a raids governativi e attacchi esplosivi perpetrati da bande armate locali, mentre almeno 400.000 sono state costrette a fuggire e cercare rifugio nei Paesi limitrofi. Uno di questi è il Ruanda, dove, tra aprile e luglio 1994, uno dei più gravi genocidi della storia aveva provocato il massacro, da parte della maggioranza hutu, di circa 800.000 tutsi e hutu moderati e di almeno un milione di cristiani. Il presidente ruandese Paul Kagame, nel dicembre 2015, ha già cambiato la costituzione, ottenendo il diritto di rimanere al potere fino al 2034.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Chiara Gentili

di Redazione

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