ONU: seduta straordinaria per discutere le morti a Gaza

Pubblicato il 16 maggio 2018 alle 14:05 in Israele Palestina

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si è riunito il 15 maggio in una sessione straordinaria a New York per discutere le violenze avvenute nella giornata del 14 maggio al confine tra Gaza e Israele, che sono risultate in almeno 60 vittime palestinesi.

Numerosi membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu hanno richiesto un’indagine indipendente sulle violenze, mentre l’ambasciatrice americana, Nikki Haley, ha dichiarato che Israele ha agito con “moderazione”, secondo quanto riportato dal quotidiano statunitense Washington Post. Non è stato sottoscritto alcun messaggio concorde tra i membri del Consiglio, poiché la delegazione americana si è opposta alla bozza di dichiarazione, definita eccessivamente unilaterale. Il rappresentante del Kuwait si è detto intenzionato a proporre una risoluzione per la protezione dei civili palestinesi.

La Haley ha dichiarato che gli estremisti di Hamas sono responsabili delle violenze del 14 maggio e che l’accaduto non ha niente a che fare con l’inaugurazione dell’ambasciata americana a Gerusalemme. Dal canto suo, Israele ha affermato che i propri soldati stavano difendendo i confini e ha accusato a sua volta i militanti di Hamas di aver tentato un attacco al Paese mascherandolo dietro le proteste.

Tuttavia, secondo il rappresentante Onu per il Medio Oriente, Nikolai Mladenov, le uccisioni non avrebbero avuto alcuna giustificazione. Mladenov ha invitato Israele a un uso proporzionato della forza e all’utilizzo di armi letali solo in ultima istanza. Tale messaggio è stato condiviso ed espresso anche dai membri europei del Consiglio che, in una dichiarazione congiunta sottoscritta a seguito dell’incontro, hanno concordato che Hamas deve astenersi dalle “provocazioni”, ma anche che i soldati israeliani devono esercitare “la massima moderazione” nell’uso di armi letali.

Altri membri, tra cui la Cina, hanno richiesto un’indagine indipendente sugli accadimenti al confine tra Gaza e Israele. “Il numero di morti da solo giustifica un’inchiesta approfondita”, ha dichiarato l’ambasciatore britannico presso l’Onu, stando a quanto riportato sempre dal quotidiano statunitense. A seguito di queste richieste, il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite ha annunciato una sessione speciale per venerdì 18 maggio per discutere il “peggioramento della situazione relativa ai diritti umani nei Territori Palestinesi occupati, inclusa Gerusalemme Est”.

Il rappresentante palestinese , Riyad Mansour, ha esortato il Consiglio a condannare le uccisioni, a sostenere un’indagine e obbligare Israele a mettere fine alla chiusura della Striscia di Gaza. Da parte sua, il rappresentante israeliano, Danny Danon, ha richiesto la condanna di Hamas per i danni causati ad Israele e agli stessi palestinesi. Entrambi hanno accusato l’altra parte di violazioni del diritto internazionale. “Quanti palestinesi devono morire prima che prendiate provvedimenti?”, ha chiesto il rappresentante palestinese. L’ambasciatore israeliano, invece, ha affermato che la comunità internazionale ha fatto troppo poco per fermare la violenza da parte dei palestinesi. “Dovreste dire a Hamas che la violenza non è la risposta”, ha dichiarato.

Molti dei membri del Consiglio hanno ribadito la distanza dalla decisione americana, annunciata il 6 dicembre 2017 dal presidente Donald Trump, di spostare la propria ambasciata a Gerusalemme. Il 16 maggio, a due giorni di distanza dall’inaugurazione dell’ambasciata americana, il Guatemala ha trasferito a sua volta la propria ambasciata a Gerusalemme. Lo spostamento delle sedi diplomatiche sancisce il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele. L’ambasciatore americano all’ONU ha ribadito la libertà di ogni Stato nel decidere dove situare la propria ambasciata e ha sottolineato che tale decisione riflette quella che è semplicemente “la realtà”.

Tuttavia, il riconoscimento di Gerusalemme costituisce una questione estremamente delicata. La città rappresenta un sito religioso fondamentale sia per i musulmani sia per gli ebrei, di conseguenza, sia i palestinesi sia Israele ambiscono a proclamare la città capitale del proprio Stato. Lo status di Gerusalemme è una delle questioni più spinose nel processo di pace israeliano-palestinese. In merito alla questione, la comunità internazionale ritiene che tale status debba essere deciso soltanto nei colloqui di pace tra Israele e Palestina.

Al momento, infatti, della Città Santa dovrebbe costituire un territorio internazionalizzato, secondo il piano di spartizione dell’ONU del 1947. A seguito della guerra arabo-israeliana del 1948, Gerusalemme era stata suddivisa nella zona occidentale, abitata principalmente dalla popolazione ebraica, controllata da Israele, e in quella orientale, abitata principalmente dalla popolazione araba, sotto il controllo della Giordania. In seguito alla guerra dei Sei Giorni del 1967, Gerusalemme est è stata occupata da Israele. “Nel 1980, il Paese ha esteso la propria sovranità sulla città vecchia, attraverso l’approvazione della cosiddetta “legge fondamentale” che proclamava unilateralmente Gerusalemme come capitale di Israele. Tale passaggio non è mai stato riconosciuto dalla comunità internazionale.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.