Nicaragua: la Chiesa media tra Ortega e i manifestanti

Pubblicato il 16 maggio 2018 alle 14:56 in America Latina America centrale e Caraibi

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I vescovi del Nicaragua hanno assunto un ruolo di arbitro per trovare una via d’uscita dalla profonda crisi politica e sociale che attraversa il paese centroamericano e che ha già causato la morte di almeno 53 persone. Nel pomeriggio di lunedì 14 maggio, i membri della Conferenza episcopale hanno fissato la data per l’inizio di un dialogo nazionale pieno di incertezze, dopo che il presidente Ortega ha accettato solo uno dei quattro requisiti che i vescovi avevano chiesto per avviare i negoziati. La Chiesa ha sottolineato che le condizioni per avviare il dialogo non sono ideali, ma che si dove comunque cercare di avviare un dialogo per la democratizzazione del paese, dopo 11 anni di governo Ortega.

Venerdì 11 maggio, La Chiesa aveva invitato Ortega a cessare immediatamente la repressione contro i dimostranti che chiedevano pacificamente le sue dimissioni. I vescovi inoltre chiesto di “cancellare le forze paramilitari e le truppe d’assalto” del governo, di non ricorrere alla polizia nazionale in azioni repressive e di garantire l’integrità di studenti universitari che hanno sfidato il potere di Ortega nelle strade. Un altro requisito non era quello di costringere i dipendenti pubblici a partecipare a eventi del partito del presidente. L’unica condizione accolta da Ortega è il permesso concesso dal governo ad una missione della Commissione interamericana per i diritti umani (IACHR) di entrare in Nicaragua per indagare sugli scontri in corso nel paese dallo scorso 18 aprile.

Al dialogo nazionale sono stati invitati rappresentanti degli imprenditori, organizzazioni della società civile e delle università, accademici e studenti, protagonisti delle proteste che scuotono il Nicaragua.

I manifestanti chiedono le dimissioni immediate del presidente, ma ci sono settori che propongono una partenza più istituzionale e meno caotica, comprese riforme costituzionali ed elezioni anticipate tali da garantire ad Ortega e alla moglie, la vice presidente Rosario Murillo, un’eventuale partecipazione al processo elettorale. L’unico punto su cui convengono tutte le opposizioni è nel non attendere la scadenza naturale del mandato di Ortega, previsto per il 2021.

“Daniel Ortega ha due opzioni – dicono fonti dell’opposizione – negoziare la fine del regime in cambio di garanzie per lui e per la sua famiglia o puntare sulla violenza e scatenare un bagno di sangue in Nicaragua, come ha fatto a suo tempo Anastasio Somoza, il dittatore che Ortega ha combattuto e rovesciato nel 1979, ma i cui eccessi sembra intenzionato a ripetere”.

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Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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